Recensione su Dallas Buyers Club

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Life is strange. / 2 Febbraio 2014 in Dallas Buyers Club

Si tratta di un film “onesto” e lineare, in cui lo spettatore si inoltra senza difficoltà: grazie al suo impianto “classico”, vogleriano nonostante il tema (il protagonista si trova suo malgrado precipitato in una situazione sconosciuta e pericolosa, attraversa varchi perigliosi, deve fare affidamento a capacità personali fino a quel momento sopite, trova alleati ed “amuleti” in grado di sostenerlo ed aiutarlo, ecc.), la platea si immerge senza colpo ferire nel dramma di un individuo, comune nonostante i suoi eccessi (omofobico, tossicodipendente, sessuomane, ecc.).

Ecco il pregio del film di Vallée: in maniera solida, priva di grosse incertezze, questa pellicola è in grado di rendere epica eppure credibile una vicenda drammatica, utilizzando linguaggi e mezzi contemporanei, sfruttando le tecniche secolari della narrazione orale.
Il racconto si fa universale, familiare nei codici e nella forma espressiva, coinvolgendo inevitabilmente un pubblico che, per svariati motivi, non è necessariamente coinvolto e/o pienamente informato circa le problematiche affrontate nella narrazione.

McConaughey è lo strumento perfetto per incarnare la filosofia registica applicata, qui, da Vallée: si veste di dramma, ma risulta perfettamente credibile, nonostante le sofisticazioni dovute al suo repentino dimagrimento. La sua prova attoriale, a parer mio, è ben superiore a quella comunque notevole di Jared Leto, perché, senza la mediazione di trucco e parrucco, egli mostra in maniera più diretta e meno “protetta” il proprio personaggio, lo esfolia, letteralmente, fino all’essenza.

Nota personale: qualcuno spieghi a Jennifer Garner che, ogni tanto, può cambiare espressione ed abbassare le sopracciglia.

W i T.Rex.

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