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Recensione su Dallas Buyers Club

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contro i pregiudizi, contro la scienza non “scientificamente testata” / 31 marzo 2014 in Dallas Buyers Club

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ci sono film tratti da storie vere che lasciano un segno nell’anima perché un altro essere umano è stato in grado di condurre e, nella migliore delle ipotesi, portare a termine un’impresa straordinaria. Ci sono, poi, film ispirati a storie vere che coinvolgono così tanti aspetti, umani e sociali, che danno spunti di ispirazione per molti giorni a seguire. Uno di questi è Dallas Buyers Club. Jean-Marc Vallée ha pochi film al suo attivo ma ha i prerequisiti giusti (vedi C.R.A.Z.Y. e Cafè de Flore con le loro storie di omosessualità ed emarginazione) per raccontarci la storia di Ron Woodroof, un elettricista cui viene diagnosticata l’AIDS e che viene dimesso con una prognosi di 30 giorni. Uno smagrito Matthew McConaughey rende in maniera straordinaria il nostro eroe, grazie a lui riusciamo a cogliere l’ambivalenza di Ron. L’uomo rozzo, ubriacone e, a tratti, volgare da una parte e l’eroe dei nostri tempi che sfida il sistema per curare se stesso e tutti gli emarginati e rifiuti della società afflitti dallo stesso “male” dall’altra, passando per un periodo di “spaccio”. D’altronde, quest’ultimo passaggio possiamo anche perdonarglielo, in nome della sua profonda umanità, intesa come insieme di bene e male che è propria di ogni uomo. L’emarginazione che lo travolge, lo porta ad una profonda amicizia con Rayon, un trasvestito magistralmente interpretato da Jared Leto, esperto di ruoli controversi come in Requiem for a Dream o Lord of War.
Infine, abbiamo un’eroina, la dottoressa Saks (Jennifer Garner) che decide di unirsi alla battaglia di Ron. Una battaglia che è anche dei giorni nostri, una battaglia che riguarda la sperimentazione dei farmaci (non sembra che sperimentare farmaci sugli esseri umani sia poi così proficuo), gli interessi delle case farmaceutiche che disegnano studi clinici “astratti” con risultati valutati prima ancora di averne di reali pur di vendere un farmaco.
Dallas Buyers Club è una storia fatta a strati, ognuno dei quali è caratterizzato da uno spunto di riflessione e che, tutti insieme, vogliono portarci ad unico obiettivo: la voglia di lottare. Il sistema si nutre del nostro torpore, della nostra cieca fiducia o obbedienza in ciò che ci viene detto. Ron, un semplice elettricista che leggeva le pubblicazioni scientifiche, ci ha mostrato come affamarlo.

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