?>Recensione | Dallas Buyers Club | Senza titolo

Recensione su Dallas Buyers Club

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22 marzo 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Al fondo più fondo del Texas, anche se non saprei dire in che senso, ci sta questo Ron, tecnico elettricista in compagnia petrolifera, tipo tipico indeed, col cappello e col rodeo. Siamo con lui alla fine degli ‘80, è ignorante brutto sporco e cattivo, beve rutta e si fa le mignotte. Insomma, un gioiellino di bon ton. E dai e dai, va a finire che gli dicono che ha l’aids. Rifiuto, disperazione, cura, con i primi farmaci sperimentali che le case farmaceutiche si inventavano per gestire senza riuscirci la novità e il nuovo businès. Con risultati alterni. Finirà a mandare a bitches le cure ufficiali e contrabbandare medicinali non approvati dalle agenzie sanitarie USA, prima dal Messico e poi da dovunque, prima per sé e poi per chiunque, infilandosi tra i regolamenti, invischiandosi nei processi e facendo un botto di soldi, salvandosi la vita per svariati anni e facendolo anche, dietro la maschera del cinismo, con le vite di un sacco di altri. Il personaggio di Matthew McC, su cui tutto verte, compie una vera e propria formazione/ascesa, da bbbestia omofoba animale votaBush a persona ammirevole e pure matta ma nel modo simpatico, e sofferente, e rigorosamente gay-friendly, ma rudemente, che siam texani. La storia è vera, gli americani stupidi, così come quelli che ancora si perplimono del fatto che McC (scrivo così perché non ho voglia di provare a scriverlo per intero) sappia recitare, visto che già era stato mostruoso in Killer Joe. Jared Leto non sapevo chi fosse (mi è stato detto circa: è uno che canta e nei video della sua band mette sempre gli occhioni dolci e emo in primo piano per le ragazzine) ma tant’è, fa anche lui un figurone, ed è uno dei principali agenti del cambiamento del protagonista, insieme alla dottoressa che prima lo cura e poi si fa convincere che i suoi medicinali sommejo de quelli dell’ospedale. Per mio conto il film fa un paio di giri a vuoto verso la fine, quando entra in un loop in cui sempre le stesse cose accadono, che gli fa perdere lo slancio che altrimenti avrebbe mantenuto.

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