27 Recensioni su

Dallas Buyers Club

/ 20137.7713 voti

Vacuo Vallè / 7 Febbraio 2017 in Dallas Buyers Club

Ha l’incisività di un peso piuma in un torneo dei massimi, per giunta affrontando un pubblico già sensibilizzato, pur evitando fortunatamente eccessivi patetismi.

Nulla di nuovo sotto al Sole / 29 Marzo 2016 in Dallas Buyers Club

Film lineare, sceneggiatura non eccellente ma temi trattati con un guanto di velluto: aids, omofobia, case farmaceutiche sono temi scottanti soprattutto tra i mass media piuttosto che nel cinema, ma il film riesce bene a destreggiarsi tra le difficoltà che ne derivano in maggior parte grazie all’interpretazione dei due attori.
Insomma il film non lascia molto, forse perchè tratta con un certo distacco i personaggi, e pellicole nelle quali il protagonista ha già il destino segnato e intraprende una battaglia contro qualcosa di più grande, in questo caso le case farmaceutiche, si sono già viste; ma rimane un film totalmente piacevole e con un significato.
Assolutamente da premiare la recitazione.

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Sopravvalutato / 10 Gennaio 2016 in Dallas Buyers Club

Da tutto il battage pubblicitario che c’era stato mi aspettavo francamente un film più bello. Dallas buyer club sa di gia visto, con il classico protagonista col destino segnato che tutto ad un tratto diventa paladino della giystizia e si mette contro i nemici delle case farmaceutiche. Non è un film brutto, lungi da me dire questo, ma sullo schermo apparirà ciò che siete convinti apparirà a causa di una sceneggiatura un po’ troppo piatta per i miei gusti. Passando alle interpretazioni sono più d’accordo con l’oscar a Jared Leto (che interpreta, in maniera piuttosto convincente, un omosessuale che agisce e si veste come una donna) piuttosto che quello a Mc Counaghey, che è vero che per fare il film è dimagrito una trentina di chili, ma non basta per assegnare una statuetta , visto il personaggio un po’ anonimo che interpreta. Almeno a me non ha comunicato empatia (purtroppo). Per quanto riguarda gli altri attori : sono solo di contorno alla storia e nessuno lascia il segno.
In definitiva “Dallas buyer club” è un film buono, ma sopravvalutato.

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Dallas Buyers Club / 16 Luglio 2015 in Dallas Buyers Club

Per i più giovani e per coloro che non sono stati toccati dalla questione in prima persona, mediante coinvolgimento di conoscenti, l’esplosione dell’affaire Aids negli anni ’80 è qualcosa di lontano e poco conosciuto.
Film come questo aiutano ad immergersi in quella che diventò una vera e propria psicosi collettiva, prima che venisse incardinata e domata (almeno nei Paesi più civilizzati) mediante l’unico strumento in grado di porvi un efficace rimedio: l’educazione sessuale e l’istruzione, accantonando pregiudizi e ipocrite pudicizie.
La vicenda di Ron Woodroof, il classico cowboy texano omofobo, che scopre di aver contratto il virus che pensava essere prerogativa solo di tossici e “checche”, è sicuramente significativa sotto un duplice aspetto: quello del cambiamento, di chi muta le proprie convinzioni (sebbene sotto l’impulso dell’avvicinarsi della propria morte), e quello dello spirito di conservazione che anima certi caratteri che non si arrendono al pessimismo, rimanendo attaccati alla vita con le unghie e con i denti.
La pellicola denuncia poi gli affari delle case farmaceutiche e delle relative lobby, pronte a speculare sulla vita delle persone in nome del solito biasimevole impulso fornito dal dio denaro. Eppure, sotto questo aspetto, c’è da dire, accantonando facili demagogie, che spesso è proprio lo stimolo all’arricchimento, intrinseco in una larga maggioranza degli uomini, ad aver dato un forte contributo, in certi casi, alla lotta contro determinate malattie, tanto quanto la passione di quei pochi che agiscono mossi da valori più “alti”. Bisogna dirlo, perché sennò si finisce per cadere nella solita retorica fine a se stessa. Che poi nella storia vi siano stati anche episodi criminali nella gestione di determinate cure o determinati farmaci, quello è un altro discorso.

In ogni caso, al di là dei temi trattati, sicuramente di rilievo, da un punto di vista tecnico il film non sembra fornire nessun guizzo, nessuno spunto davvero memorabile: la regia, nella prima metà, è più schizofrenica ed arrembante (con la scusa di descrivere gli eccessi di Ron), ma nulla che non si sia già visto negli anni scorsi. Nulla di originale insomma.
Nella seconda parte, poi, quando la sceneggiatura inizia a prestarsi ad una maggiore drammaticità, la regia si appiattisce del tutto.
Quello che è davvero memorabile in questa pellicola è l’interpretazione assolutamente fantastica di Matthew McConaughey e Jared Leto: il primo, davvero irriconoscibile, ha perso quasi 30 kg per interpretare il personaggio principale, lentamente corroso fisicamente dalla malattia. Un belloccio come McConaughey, che fino a quel momento veniva ricordato soprattutto per ruoli leggeri in film d’evasione e per le sue abituali comparsate da Maria De Filippi, ha dato prova di essere davvero un grandissimo attore, capace di far rivivere lo spirito dell’Actors Studio dei tempi d’oro, quando la totale immersione nel personaggio era una regola seguita scrupolosamente.
Stessa cosa vale per Jared Leto, che interpreta il socio omosessuale di Ron, un transgender tossicodipendente.
Entrambi premiati con l’oscar, rispettivamente al miglior attore protagonista e non protagonista, con scelta assolutamente ineccepibile.

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wow! / 29 Maggio 2015 in Dallas Buyers Club

interpretazione dei personaggi, colossale! trama eccezionale! giusti i premi oscar, specialmente all’incredibile interpretazione di Jared Leto!

illuminante / 5 Maggio 2015 in Dallas Buyers Club

illuminante

un altro film sull’aids / 19 Aprile 2015 in Dallas Buyers Club

Sopravvaluto, scontato ruffiano e privo di qualsiasi voglia di denuncia. Un altro “bel” film sull’aids strappalacrime con gay morto che tanto piace ai giudici degli oscar. Ottima l’interpretazione di mcConaughey ma quella di di DI Caprio in the wolf of wall street è di un altro pianeta. L’unica cosa veramente valida del film è jarerd leto gran interprete, fantastico

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17 Gennaio 2015 in Dallas Buyers Club

Parliamone: tutti attori molto molto bravi eh, ma qui Jared Leto è fantastico.

Contro i pregiudizi..tutti. / 13 Novembre 2014 in Dallas Buyers Club

Un film davvero intenso questo che porta una volta finito a tanti spunti di riflessione, la commozione, la sensibilità, il pensiero che nascono una volta finito possono solo essere una parte dell’enorme pregio che Dallas Buyers Club si porta appresso. Diciamolo: il merito maggiore se lo porta sulle spalle Matthew, la sorpresa la porta Jared e la storia bella e interessante fa da contorno a questo enorme potenziale espresso di attori. Tutto è ben fatto tanto da non annoiare mai. Un film ricco e artistico che giustamente è stato premiato agli oscar e giustamente ha lanciato un segnale forte su questa macchia dell’Aids/ Hiv che ancora impesta le memorie degli americani.

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11 Agosto 2014 in Dallas Buyers Club

Una pellicola intensa, segnata da una storia molto forte, una regia pulita e soprattutto la notevole e sofferente interpretazione dei premi Oscar Matthew McConaughey e Jared Leto. L’istrionico e massiccio Di Caprio di The Wolf of Wall Street è stato piuttosto sfortunato a trovarsi in questa tornata.

contro i pregiudizi, contro la scienza non “scientificamente testata” / 31 Marzo 2014 in Dallas Buyers Club

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ci sono film tratti da storie vere che lasciano un segno nell’anima perché un altro essere umano è stato in grado di condurre e, nella migliore delle ipotesi, portare a termine un’impresa straordinaria. Ci sono, poi, film ispirati a storie vere che coinvolgono così tanti aspetti, umani e sociali, che danno spunti di ispirazione per molti giorni a seguire. Uno di questi è Dallas Buyers Club. Jean-Marc Vallée ha pochi film al suo attivo ma ha i prerequisiti giusti (vedi C.R.A.Z.Y. e Cafè de Flore con le loro storie di omosessualità ed emarginazione) per raccontarci la storia di Ron Woodroof, un elettricista cui viene diagnosticata l’AIDS e che viene dimesso con una prognosi di 30 giorni. Uno smagrito Matthew McConaughey rende in maniera straordinaria il nostro eroe, grazie a lui riusciamo a cogliere l’ambivalenza di Ron. L’uomo rozzo, ubriacone e, a tratti, volgare da una parte e l’eroe dei nostri tempi che sfida il sistema per curare se stesso e tutti gli emarginati e rifiuti della società afflitti dallo stesso “male” dall’altra, passando per un periodo di “spaccio”. D’altronde, quest’ultimo passaggio possiamo anche perdonarglielo, in nome della sua profonda umanità, intesa come insieme di bene e male che è propria di ogni uomo. L’emarginazione che lo travolge, lo porta ad una profonda amicizia con Rayon, un trasvestito magistralmente interpretato da Jared Leto, esperto di ruoli controversi come in Requiem for a Dream o Lord of War.
Infine, abbiamo un’eroina, la dottoressa Saks (Jennifer Garner) che decide di unirsi alla battaglia di Ron. Una battaglia che è anche dei giorni nostri, una battaglia che riguarda la sperimentazione dei farmaci (non sembra che sperimentare farmaci sugli esseri umani sia poi così proficuo), gli interessi delle case farmaceutiche che disegnano studi clinici “astratti” con risultati valutati prima ancora di averne di reali pur di vendere un farmaco.
Dallas Buyers Club è una storia fatta a strati, ognuno dei quali è caratterizzato da uno spunto di riflessione e che, tutti insieme, vogliono portarci ad unico obiettivo: la voglia di lottare. Il sistema si nutre del nostro torpore, della nostra cieca fiducia o obbedienza in ciò che ci viene detto. Ron, un semplice elettricista che leggeva le pubblicazioni scientifiche, ci ha mostrato come affamarlo.

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WOW / 25 Marzo 2014 in Dallas Buyers Club

Toccante ,commovente,triste e veramente emozionante.
Tutto meritato per un film davvero da oscar.
WOW

22 Marzo 2014 in Dallas Buyers Club

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Al fondo più fondo del Texas, anche se non saprei dire in che senso, ci sta questo Ron, tecnico elettricista in compagnia petrolifera, tipo tipico indeed, col cappello e col rodeo. Siamo con lui alla fine degli ‘80, è ignorante brutto sporco e cattivo, beve rutta e si fa le mignotte. Insomma, un gioiellino di bon ton. E dai e dai, va a finire che gli dicono che ha l’aids. Rifiuto, disperazione, cura, con i primi farmaci sperimentali che le case farmaceutiche si inventavano per gestire senza riuscirci la novità e il nuovo businès. Con risultati alterni. Finirà a mandare a bitches le cure ufficiali e contrabbandare medicinali non approvati dalle agenzie sanitarie USA, prima dal Messico e poi da dovunque, prima per sé e poi per chiunque, infilandosi tra i regolamenti, invischiandosi nei processi e facendo un botto di soldi, salvandosi la vita per svariati anni e facendolo anche, dietro la maschera del cinismo, con le vite di un sacco di altri. Il personaggio di Matthew McC, su cui tutto verte, compie una vera e propria formazione/ascesa, da bbbestia omofoba animale votaBush a persona ammirevole e pure matta ma nel modo simpatico, e sofferente, e rigorosamente gay-friendly, ma rudemente, che siam texani. La storia è vera, gli americani stupidi, così come quelli che ancora si perplimono del fatto che McC (scrivo così perché non ho voglia di provare a scriverlo per intero) sappia recitare, visto che già era stato mostruoso in Killer Joe. Jared Leto non sapevo chi fosse (mi è stato detto circa: è uno che canta e nei video della sua band mette sempre gli occhioni dolci e emo in primo piano per le ragazzine) ma tant’è, fa anche lui un figurone, ed è uno dei principali agenti del cambiamento del protagonista, insieme alla dottoressa che prima lo cura e poi si fa convincere che i suoi medicinali sommejo de quelli dell’ospedale. Per mio conto il film fa un paio di giri a vuoto verso la fine, quando entra in un loop in cui sempre le stesse cose accadono, che gli fa perdere lo slancio che altrimenti avrebbe mantenuto.

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21 Marzo 2014 in Dallas Buyers Club

Matthew McConaughey ormai da qualche anno ha ri-scoperto di essere un attore. L’Oscar che si è portato a casa insieme a Jared Leto è sacrosanto, perché il film di Jean-Marc Vallée funziona soprattutto grazie alla chimica che si viene a creare tra questi due corpi scarnificati dall’AIDS e drenati di ogni reciproca ipocrisia. Tutto qui? Sì. I corpi essenziali di Dallas Buyers Club sprigionano e rivelano i nuclei ardenti e febbrili del proprio animo, e non è poco. Non è affatto poco.

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Notevole! 7,5 / 18 Marzo 2014 in Dallas Buyers Club

Un grande film-denuncia ambientato negli anni ’80, quando l’HIV decimava vittime e l’ignoranza dilagava, sia nella sanità che nel mondo civile. Omofobia, spietatezza farmaceutica e voglia di combattere in questa lotta alla giustizia. Tristezza e stupore si alternano in un’eccellente regia e Matthew McConaughey si cala egregiamente in un personaggio duro e crudo, portandosi a casa (a pieno merito!) l’ambita Statuetta per Miglior Attore. Non vedevo un film-denuncia di tale portata sin dai tempi di “Erin Brockovich”. Bello. 7,5

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7 Marzo 2014 in Dallas Buyers Club

Matthew McConaughey bravissimo….si è davvero meritato l’Oscar.

Una storia vera da brividi.

7 e mezzo.

Quando la malattia ci cambia in meglio…. / 25 Febbraio 2014 in Dallas Buyers Club

Ringrazio gli Amici di QSNP per aver segnalato questa pellicola, ho iniziato titubante la visione, pensando che il bidone fosse dietro l’angolo, ed invece dopo tre minuti di film, sei già proiettato nella storia… Cominciamo col dire che tutto il cast è superlativo, segnalo ad esempio una parte minore, il medico radiato, che lavora in Mexico, è bravissimo nel ruolo, ma i due protagonisti sono per questo film a livelli siderali di interpretazione, e si supportano nei dialoghi in modo superbo col linguaggio del corpo…
Le location mi hanno convinto sono sobrie e credibili, e per un film come questo non serviva altro, le musiche insieme alla gestione del sonoro e dei rumori trovo siano eccellenti, anche se forse manca “il pezzo” tipo “Streeats of Philadelphia” del Boss.
Il film pur essendo fondamentalmente un film di denuncia, lancia un bellissimo messaggio di tolleranza, verso gli altri, inteso nel senso più ampio del termine, gli altri “comunque siano” … poi ci sono tantissimi altri messaggi che ognuno percepirà in modo più o meno acuto… Tenerissima la scena dell’abbraccio tra i due “diversi” diventati Amici…. Superconsigliato per chi non lo ha ancora visto…

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Un ultimo retaggio / 20 Febbraio 2014 in Dallas Buyers Club

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dallas Buyers Club è uno di quei film in cui vengono denunciati i più tipici e comuni stereotipi omofobi. In una giungla di diffidenza ed estrema ignoranza , il protagonista, emblema di una società bigotta, è costretto invece, causa contrazione del virus HIV, ad avvicinarsi a un tipo di mondo completamente diverso dal suo. Un mondo verso il quale prova un profondo ribrezzo.
Più che avvicinarsi, viene catapultato, e per rispondere al più primitivo dei bisogni, quello della sopravvivenza, cerca di conoscere il suo nemico. E per questo si documenta, studia, e mette in atto un vero e proprio disegno bellico, il cui intento non è quello di abbattere il proprio antagonista, ma quello di aggirarlo, di confonderlo, per avere a disposizione più tempo, più attimi per poter respirare.
McConaughey in questa splendida interpretazione veste i panni di un uomo solo, che non si è mai visto dentro, e che per questo non sa riconoscersi. L’amicizia con il tossicodipendente Rayon ( ottima anche l’interpretazione di Jared Leto ), con la dottoressa Saks, l’impegno immesso nel suo tentativo di fornire famarci efficaci che invece il sistema non approva, non sono solo timidi tentativi di ricomporre la propria vita, ma rappresentano infine un ultimo retaggio. La prova infine che si è esistiti.

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19 Febbraio 2014 in Dallas Buyers Club

Scopertosi sieropositivo, Ron Woodroof (Matthew McConaughey), autentico cowboy texano tanto bigotto quanto omofobo, intraprende un percorso di cure non approvate dal Governo. Muovendosi sul confine della legalità, decide di fondare – in società con il transgender Rayon (Jared Leto) – un “Club di Compratori” per diffondere il suo metodo. L’amicizia di Rayon, i nuovi incontri e la malattia lo porteranno a mettere in discussione i suoi pregiudizi.

Ispirato ad una storia vera, “Dallas Buyers Club” è – dopo il silenzioso successo di “The Young Victoria” – il film che consacra il regista canadese Jean-Marc Vallée al cospetto della critica internazionale. Partendo da un soggetto piuttosto originale e sfaccettato nelle tematiche, Vallée autorizza una sceneggiatura di buon livello, con qualche carenza sull’incipit della storia (fin troppo compressa l’evoluzione del protagonista) e sul finale sbrigativo e affidato fin troppo comodamente alle didascalie in sovrimpressione (esteticamente orrende, a proposito). Superbe le prestazioni di Matthew McConaughey e Jared Leto (che si rivela sempre un’ottima scelta nel ruolo di coprotagonista). Un po’ frigida Jennifer Garner.

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10 Febbraio 2014 in Dallas Buyers Club

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Storia vera, o almeno tratta da eventi realmente accaduti, di un ruvido e vizioso texano, Ron Woodroof, che scopre all’improvviso che esiste una vita al di là della giornata odierna, e lo fa quando la sua è appesa ad un filo sottile, spesso solo trenta giorni. Siamo negli anni ’80.
L’incipit del film è un’efficace e essenziale presentazione del protagonista per quello che è: un uomo dedito ad ogni genere di vizio in modo patologico, chiuso in una piccola realtà rurale e ancorato ad una mentalità chiusa a doppia mandata al resto del mondo.
A sconvolgere questo piccolo panorama “idilliaco” arriva una dura sentenza di morte: 30 giorni da vivere prima di spegnersi inesorabilmente per una malattia allora ancora poco conosciuta, l’AIDS.
La potenza devastante della notizia è amplificata dall’ignoranza di Ron, che collega l’AIDS solo ad una realtà omosessuale (peraltro vista in modo meramente gretto e superficiale) e non si capacita di come lui, un virile e rude uomo texano, possa averla contratta.
I primi giorni dalla sentenza passano in un lento scivolare nelle solite abitudini, fatte di festini a base di sesso, droga e rock and roll. Ma niente è più uguale per Ron.
Inizia così il suo lento percorso verso la consapevolezza della sua malattia, attraverso cui capirà di essersela auto – inferta per il suo stile di vita sregolato e che la vita ha un valore al di là di quello che di godereccio può offrirci l’oggi.
Ma le cure per l’AIDS sono poche e in fase sperimentale e accedere ai test del nuovo farmaco sul mercato, l’AZT, non sembra possibile.
Qui Ron inizierà a tirare fuori l’ingegno, pronto a lottare per la sua vita e contro una sentenza di morte troppo spietata.
Gli espedienti cui ricorrerà per procurarsi, inizialmente, l’AZT e poi, quando si accorgerà della sua dannosità, altri farmaci utilizzati all’estero ma non approvati negli USA, mostreranno, per la prima volta nel film, qualità di Ron che lui stesso non pensava di avere, prima fra tutte una forza di volontà invidiabile e la capacità di andare avanti nonostante i muri che il mondo gli innalzerà intorno.
Da qui prenderà vita il “Dallas Buyers Club”, un’idea nuova, geniale, attraverso cui guadagnare mediante sottoscrizioni con pagamento di una retta di 400 dollari e, al contempo, aiutare altre persone come lui a ricevere cure non approvate negli USA ma decisamente più efficaci dell’AZT.
I mesi passano e Ron è ancora lì, a dispetto dei 30 giorni di sentenza. Il mondo gli ha chiuso le porte molte volte, ma è lui che ha finalmente iniziato ad abbattere i suoi muri interiori.
Gli ostacoli che un’idea del genere incontrerà in una realtà dominata dalle case farmaceutiche principali saranno molte e, senza dirvi come andrà nei dettagli, un messaggio arriva forte e chiaro allo spettatore: l’importante è fare la propria parte, tentare di dare il proprio contributo al di là della propria vita. Il risultato è, spesso, al di là delle nostre possibilità.
Molto convincente è l’arco di trasformazione di Ron, che da chiuso uomo di Neanderthal, allargherà piano piano i suoi orizzonti, aprendosi a ciò che prima lo spaventava (attraverso l’amicizia con Rayon, transessuale interpretato da Jared Leto) e scoprendo il vero valore della vita.
Proprio nel momento della morte, o della sua prossimità, Ron capirà cosa vuol dire veramente vivere, e cercherà di dare il suo contributo, contro una realtà spietata, contro un futuro precluso per interessi estranei al valore della vita.
E qui sta la parabola di un uomo completamente alienato che, nel momento in cui diventerà un emarginato nel suo piccolo mondo chiuso, si aprirà finalmente a ciò che lo circonda, anche se si tratterà di una realtà dolorosa e per nulla edulcorata.
Non si parla di una favola dalle tinte colorate, ma di una storia dura, raccontata in modo essenziale e lineare, senza troppi orpelli, solo attraverso immagini efficaci e l’ottima interpretazione di Matthew McConaughey, finalmente alle prese con un ruolo degno del suo talento, troppo a lungo celato (anche per colpa sua), reso al meglio perchè vissuto sulla sua pelle, visto il forte dimagrimento cui si è sottoposto per la parte. E’ stata una performance molto fisica, diretta, vera. Non ho invece apprezzato particolarmente Leto, sicuramente bravo ma non autore di quella performance eccezionale che avevo sentito.
Una regia molto “diretta” ed efficace, una storia interessante, un interprete convincente, ecco gli ingredienti che fanno di “Dallas Buyers Club” un film da vedere.

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4 Febbraio 2014 in Dallas Buyers Club

Prima di tutto un bravo a Matthew McConaghuey, mai così in forma (da un punto di vista attoriale perchè fisicamente risulta dimagrito di più di 30 Kg) come in questo film. Finalmente, l’attore divenuto celebre per aver sempre trovato l’occasione di esibire il suo fisico statuario in ogni film che ha realizzato, ha saputo far vedere che sotto la fibra muscolare c’è una buona fibra da attore. Lo aveva già fatto capire in Killer Joe e Mud (anche se da noi non si è ancora visto, ma diamo fiducia alla critica stavolta) ma qui, ispirato dal precedente di un Christian Bale che come lui condivide una fisicità massiccia, si trasforma fuori e dentro e dà vita ad un’interpretazione toccante (Oscar sicuramente meritato, pace a Di Caprio) di un uomo rimasto solo a combattere il male dentro di lui. Un uomo che ha voglia di vivere, che non vuole arrendersi e che ha una grinta indomabile. Una grinta che lo porta a studiare la malattia che lo ha colpito (nonostante si capisca che il suo precedente spessore culturale era piuttosto piatto), a confrontarsi con i suoi pregiudizi (è un omofobo e pure razzista) e a rivedersi anche nel rapporto con le donne.
Il bello del film sta proprio nella caparbia evoluzione di questo personaggio che si è scontrato con il sistema ma prima di tutto ha fatto a botte con se stesso, finendo per diventare una persona migliore, un esempio di determinazione.
Chi voglia vedere un parallelo con il metodo Stamina canna di brutto, perchè Dallas Buyers Club è ben scritto ed è oggettivo in ciò che racconta, e cioè che le cure alternative che Ron sceglie di assumere sono medicinali non approvati dall’FDA ma legalizzati da altre istituzioni in altri paesi e si tratta di cure che migliorano la sintomatologia ma che non guariscono dalla malattia.
L’AZT ha avuto un percorso clinico difficile ma quello che il film sottolinea (anche alla fine) è che la dose clinica era sbagliata ma non il principio attivo.
Prendere questo film a modello per scagliarsi contro la ricerca è un errore che si rischia di fare alla luce della cronaca (italiana), perchè si corre il rischio di non cogliere il significato più intenso che ci offre.

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Life is strange. / 2 Febbraio 2014 in Dallas Buyers Club

Si tratta di un film “onesto” e lineare, in cui lo spettatore si inoltra senza difficoltà: grazie al suo impianto “classico”, vogleriano nonostante il tema (il protagonista si trova suo malgrado precipitato in una situazione sconosciuta e pericolosa, attraversa varchi perigliosi, deve fare affidamento a capacità personali fino a quel momento sopite, trova alleati ed “amuleti” in grado di sostenerlo ed aiutarlo, ecc.), la platea si immerge senza colpo ferire nel dramma di un individuo, comune nonostante i suoi eccessi (omofobico, tossicodipendente, sessuomane, ecc.).

Ecco il pregio del film di Vallée: in maniera solida, priva di grosse incertezze, questa pellicola è in grado di rendere epica eppure credibile una vicenda drammatica, utilizzando linguaggi e mezzi contemporanei, sfruttando le tecniche secolari della narrazione orale.
Il racconto si fa universale, familiare nei codici e nella forma espressiva, coinvolgendo inevitabilmente un pubblico che, per svariati motivi, non è necessariamente coinvolto e/o pienamente informato circa le problematiche affrontate nella narrazione.

McConaughey è lo strumento perfetto per incarnare la filosofia registica applicata, qui, da Vallée: si veste di dramma, ma risulta perfettamente credibile, nonostante le sofisticazioni dovute al suo repentino dimagrimento. La sua prova attoriale, a parer mio, è ben superiore a quella comunque notevole di Jared Leto, perché, senza la mediazione di trucco e parrucco, egli mostra in maniera più diretta e meno “protetta” il proprio personaggio, lo esfolia, letteralmente, fino all’essenza.

Nota personale: qualcuno spieghi a Jennifer Garner che, ogni tanto, può cambiare espressione ed abbassare le sopracciglia.

W i T.Rex.

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Più che un film un documentario / 29 Gennaio 2014 in Dallas Buyers Club

A me più che un vero film sembra un documentario sulle cure all’HIV e all’AIDS.

27 Gennaio 2014 in Dallas Buyers Club

Coinvolgente, toccante, incisivo. Jean-Marc Vallée, dopo “C.R.A.Z.Y.”, stupisce ancora con questa pellicola a dir poco sublime, che spero confermi almeno 3 delle 6 nomination agli Oscar: la prima a Matthew McConaughey, in un ruolo impegnato e credibile, intenso, il suo migliore in definitiva; la seconda a Jared Leto, che si conferma oltremodo e senza troppe sorprese un performer di gran classe (almeno in ambito cinematografico); last but not least, la sceneggiatura firmata da Craig Borten e Melisa Wallack, un lavoro coerente e scritto con intelligenza, che non scade in una patetica e forzata commemoratio, bensì mostra la tenacia e la fragilità di un uomo che ha lottato e osato fino alla fine. Da vedere!

(Ah, anche musiche e trucco meritano!)

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26 Gennaio 2014 in Dallas Buyers Club

Dallas Buyers Club è una macchina macina Oscar che funziona, pure godibile, seppur completamente votata all’esaltazione di certe dinamiche e certi personaggi scritti proprio per compiacere e il gusto dell’Academy.
Matthew McConaughey dimagrisce e recita intensamente una parte difficile, ma non impossibile, dimostrandosi bravo e rinato, così come Leto, trans morente, che si conferma sempre bravo e sempre migliore attore che cantante ( secondo i miei gusti musicali almeno 😛 ). Il fatto che sia tratto da una storia vera mette il turbo al motore emozionale del film e quindi empatia e commozione assicurati dall’inizio alla fine. Eppure c’è un ma: tutto è così schematico, lineare e ben pensato da impedirmi di amare profondamente il film, che mi risulta davvero una operazione eccessivamente perfetta. Matthew ruba la scena anche troppo spesso, e personaggi come quello di Leto entrano ed escono senza lasciare la giusta impronta. Ecco perchè, per quanto bravo, non darei l’Oscar a Leto poichè in fondo non così incisivo (non per colpa sua, dello script) e neanche a Matthew. Ripeto, bravissimo…ma vengo dalla visione di un Di Caprio eccezionale, che attraversa tutti i possibili registri interpretativi nell’arco di 3 ore, senza appoggiarsi a nessuna trasformazione fisica per fare il colpaccio. Quindi diamo a Cesare quel che è di Cesare, apprezzando semmai le doti ritrovare di McConaughey che potrà brillare ancora e ancora nel futuro e la bellezza estetica del film, specialmente la fotografia e alcune scene ben girate (un po’ meno riuscita l’ultimissima scena, che se ho interpretata bene, appare un tantino didascalica seppur d’effetto). All in all un buon film.

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L’anti-eroe di McConaughey / 20 Gennaio 2014 in Dallas Buyers Club

Prendendo ispirazione da una storia vera, Dallas Buyers Club narra le vicende di Ron Woodroof, che nel 1986 scopre di essere affetto dal virus dell’HIV e ricorre all’uso della medicina alternativa per garantirsi la propria sopravvivenza e si impegna ad aiutare chi come lui porta lo stesso pesante fardello. La sua condotta causa però le ire della FDA, che vedono in lui una seria minaccia per i propri prodotti farmaceutici.
Nonostante una storia coinvolgente e che tocca anche tematiche piuttosto delicate, la pellicola brilla principalmente per la luce dei suoi due interpreti.
Accecante quella di Matthew McConaughey. L’attore statunitense regala al pubblico un personaggio caratterizzato e ricco di umanità. Ron è un uomo burbero, rozzo, che si pone in modo arrogante con chiunque gli si pari davanti. E’ omofobo e non si preoccupa di nasconderlo, e per di più è un tossicodipendente. Ma nonostante i suoi difetti, egli rimarrà segnato dall’esperienza della malattia e svilupperà a poco a poco ciò che forse era la sua più grande mancanza: l’empatia. Quella nei confronti di chi come lui lotta per vivere solo qualche giorno in più. Quella stessa empatia che lo porta a ribellarsi da solo ad un intero sistema corrotto dalla brama di denaro. Quella sensazione che gli matura lentamente e in maniera quasi impercettibile, che unita al cappello da cowboy, gli occhiali da sole e la parolaccia facile, creano un personaggio quasi iconico.
Anche Jared Leto, qui nelle vesti di un travestito sieropositivo, si comporta degnamente come spalla della figura principale, risultando a tratti comico, ma in particolare mostrando un aspetto malinconico e tragico per tutta la buona durata della pellicola.
Non conoscevo Jean-Marc Vallée, ma il primo impatto è stato estremamente soddisfacente. Consigliatissimo.

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15 Gennaio 2014 in Dallas Buyers Club

Felice di essere la prima a recensire questo film.
Innanzitutto, è il primissimo lungometraggio di Jean-Marc Vallée che guardo – non che la sua filmografia sia piena zeppa di titoli, beninteso – e devo dire che ha uno stile d’impatto, fluido, e che rientra in quella categoria di cinema che tanto mi stuzzica (guarderò sicuramente anche gli altri suoi lavori, meglio prima che poi).
La prima cosa che salta all’occhio, del film, ovviamente, è l’interpretazione pazzesca di Matthew McConaughey. Ho sempre avuto molta simpatia per lui, e lo trovo generalmente un bravo attore ed un ottimo intrattenitore, ma in questa pellicola si è davvero superato.
Mi ci è voluto un po’ per metterlo a fuoco, è talmente diverso dall’immagine che abbiamo di lui, quasi irriconoscibile. Secco come uno spillo, emaciato e baffuto, invecchiato un sacco, non sembra davvero lui. E’ davvero bravissimo, grande interpretazione, probabilmente è anche merito di Vallée che lo ha valorizzato a dovere.
Ho letto un paio di recensioni di riviste e siti vari, e devo dire che mi trovo d’accordo sul fatto che, come dicono in molti, questa è per McConaughey la miglior performance della sua carriera.
Secondo punto: Jared Leto. Anche lui ha avuto una trasformazione pazzesca e nelle vesti del travestito ci sta benissimo, neanche non avesse fatto altro per tutta la vita. Diciamo che questi ruoli un po’ effeminati gli vengono sempre bene, sarà che è già un po’ effeminato e trasformista di suo. In ogni caso, in certi punti non potevo fare a meno di sorridere per la sua interpretazione, inoltre c’è molto feeling tra lui McConaughey, impossibile non notarlo.
Carina anche Jennifer Garner, un po’ eclissata dalle interpretazioni di McConaughey e Leto.
Gli argomenti trattati nella pellicola non sono di certo facili da digerire, ma il modo in cui vengono affrontati è lineare, fluido e per nulla pesante. Non annoia neanche per un secondo, intrattiene ad ogni fotogramma.
E’ una finestra su un periodo indimenticabile del ventesimo secolo. Se negli anni 70 vi era stato il boom delle morti per overdose da eroina (cosa che non si è comunque fermata nel decennio seguente), gli anni 80 sono sicuramente ricordati come il periodo buio in cui il mondo si è ritrovato a prendere di petto HIV e AIDS.
Oltre che a farmi sorridere, questo film mi ha anche commossa. Ron Woodroof è stato di sicuro una persona fantastica, ha lottato fino alla fine, nonostante la malattia. Ha una bella morale la sua storia, fa capire quanto la forza di volontà possa portare un uomo lontano, dona speranza.
In conclusione, quindi, non ho trovato una sola cosa che non mi piacesse di questo film, nulla fuori posto. E’ bello tutto, nel complesso, ed è una di quelle pellicole che riguarderei molto volentieri più volte.

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