Recensione su Daisy Diamond

/ 20077.834 voti

DIO E’ MORTO. MA IL CINEMA E’ VIVO. / 12 Ottobre 2013 in Daisy Diamond

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Piange Daisy. Piange in continuazione quella piccola creatura. E piange. E grida. Incessantemente. Non ti da pace. Piange di notte. Di giorno. Durante le tue audizioni. In ogni istante della tua vita. Ma è la tua bambina, innocente figlia indesiderata di uno stupro. La ami come ogni madre, ma la odi perché non la volevi, perché ti toglie il respiro, perché non ti lascia vivere.
Forse è nata per rovinarti la vita. O forse è lei ad odiarti. Forse è proprio per quello che piange. Perché odia la persona che l’ha messa al mondo. Perché non vuole essere tua figlia.
Per colpa sua vedi sfumare molte occasioni di lavoro. Ma provi a resistere. La guardi negli occhi. Niente. Non smette di piangere. E tu stai impazzendo, non ce la fai più. La soluzione è una soltanto: liberarsi di lei. Prendere il suo corpicino ed infilarlo nella vasca da bagno, fino a che i suoi polmoni non si siano riempiti di acqua, fino a che non sia diventata completamente blu in volto.
Adesso è immobile, non piange più.
Ma sei te, adesso, a piangere e gridare. Non te ne sei liberata. Daisy è ancora lì con te. Nel letto mentre non riesci a dormire. Ed è cresciuta e ti chiede: perché? Ti ricorda che madre crudele che sei stata.
Le parti continuano a non arrivare. Forse non era lei il problema. Forse sei tu che non hai talento. Come ultima beffa scopri che la vicina di casa gestisce un asilo nido. Ti avrebbe permesso di lasciarle Daisy. Senza pagare. Se solo non tu l’avessi uccisa.
Ma è tardi ormai. Sei un’assassina. Un’attrice mediocre. Una fallita. Una puttana. Ma sei anche un essere umano e puoi continuare a fare ciò che hai sempre fatto: recitare. Ed allora interpreti la parte della tua vita. Ti spogli, di fronte alle telecamere. Ti immergi nella vasca. Riempi i tuoi polmoni di acqua, con gli occhi aperti, verso l’alto, fino a quando non restano sbarrati.

Dio è morto. Dio è morto per Simon Staho. Dio è morto in ogni scena di questo film. Ma il cinema è vivo, con tutta la sua potenza e bellezza. “Daisy Diamond”, lungometraggio del 2007 firmato dal regista danese Simon Staho è un film che mette a dura prova lo spettatore, lo obbliga ad astenersi da ogni giudizio morale. E lo fa soffrire. Tantissimo. Troppo?

Un film “Bergmaniano” nell’impostazione e nei contenuti, è la storia di una giovane madre, desiderosa di fare l’attrice, ma incapace di prendersi cura della piccola figlia , frutto della violenza subita dall’ex fidanzato che ha pensato bene di sparire. E non c’è latte nei seni. E non ci sono soldi per campare. E’ quindi la storia di una persona fragile che in preda alla disperazione arriva a compiere il più crudele dei crimini. Non solo omicidio. Non solo infanticidio. Ma anche figlicidio.

E così la vediamo precipitare nella follia, nel rimorso, nella profonda disperazione, mentre risuonano i monologhi e i dialoghi di “Persona” di Bergman. L’utilizzo continuo di lunghissimi primi piani ci costringe a scrutare dentro i suoi occhi. Cosa vediamo? Un essere spregevole destinato all’inferno oppure un essere umano?
Nella seconda ipotesi, possibile soltanto se accettiamo di essere a-morali, possiamo entrare in empatia con il personaggio di Anna. E la seguiamo nella sua punizione, orribile quasi quanto la colpa. La vediamo sottoposta (sottoporsi) a terribili torture sia psicologiche che fisiche. Il suo corpo nudo, privo di ogni difesa, diventa oggetto di violenza ed umiliazione. Lei continua a guardarci con lo sguardo rivolto in camera. Ci sussurra. Poi grida. Poi nuovamente sussurra, in un continuo esame di coscienza.
Ed il tutto mentre cinema (finzione) e vita (realtà) si mescolano indissolubilmente.

Credetemi, avrei preferito stroncare questo film. Avrei preferito che non mi fosse piaciuto, mi sarei sentito meno colpevole. Avrei preferito condannarlo, essere qui a scrivere: <>
Ma la realtà è che questo “Daisy Diamond” è tutto tranne che un film mediocre. Non ce la faccio perché una pellicola grandiosa, magnifica, nella forma, nei contenuti, nelle musiche, nel modo in cui è scritta e recitata. Quasi perfetta nel raffigurare l’essere umano e la sua innata debolezza.
Come un film di Bergman. Ecco, l’ho detto.

Voto “a caldo”: 10.

Strepitosa Noomi Rapace.

http://frammenticinemavittoriomorelli.blogspot.it/2013/10/daisy-diamond-2007-di-simon-staho.html

Lascia un commento

jfb_p_buttontext