Recensione su Dahmer

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23 marzo 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il regista prendendo a soggetto un assassino seriale e pure cannibale, incentra un’ora e trentasette di film sulla sua omosessualità repressa. Di fatto questo aspetto della personalità di Dahmer è comune a molti cannibali, però trovo che farne un tratto importante e caratteristico sia rivisitarne pesantemente la figura ed il profilo psicologico, se lo avesse chiamato in un’altro modo sarebbe stata semplicemente la storia di un uomo perverso e psicotico, tecnicamente necrofilo, ma così è solo un’interpretazione errata di un personaggio assolutamente complesso ed ermetico.
Dahmen inoltre non era assolutamente un tipo emotivo, ammise sì di uccidere e mangiare le vittime per poterle tenere con se, ma lì per lì faceva tutto con una certa freddezza, un distacco disumano, inoltre una cosa che spesso viene ricordata di lui era la parlantina convincente e il carisma, che portava a credergli anche nelle situazioni più improbabili.
Nel film non c’è traccia del fatto che lui mangiasse le sue vittime, nè che le sciogliesse nell’acido, semplicemente ci sono, poi non ci sono più, non si capisce perchè alla fine decide di aprire lo stomaco del ragazzino per infilare una mano nelle sue budella e il solo accenno al suo odio per gli animali (primo sintomo della sua diversità) si può rilevare esclusivamente nell’episodio del corvo, avvenuto per il regista in tarda età e non come successe realmente nella prima adolescenza.

In fine non mi ha convinta la situazione per la quale D. era attratto da persone che fondamentalmente lo rifiutavano, mentre quando becca il ragazzo nero, che gli dice che gli piace e che non è addormentato, fa in modo di farlo scappare, spaventandolo.
Per la natura del soggetto, credo che certe pastorellerie sentimentali siano del tutto inappropriate.

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