Recensione su L'uomo di marmo

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Un mattone tira l’altro / 24 Maggio 2013 in L'uomo di marmo

Una giovane giornalista polacca degli anni ’70 fa un’inchiesta su un uomo simbolo del
potere filo-stalinista degli anni ’50, l’operaio stakanovista Birkut.
La sua passione e la sua onestà però, troveranno molti ostacoli e ostruzionismi
in un Paese che preferisce mantenere i fatti di quel periodo controverso ben nascosti.
Si evidenzia un parallelismo tra la figura di Birkut, usato e poi buttato via dal regime,
e quella della giornalista, la cui inchiesta non sarà apprezzata.
C’è anche una notevole analisi dei rapporti padre figlia/o sia nel caso del parallelo
Birkut-figlio, che in quello tra la giornalista e il proprio padre che l’appoggia anche quando
è sola e delusa.
Quando le istituzioni falliscono, la famiglia rimane come ultimo baluardo della ragione.
Quando “segue” la giornalista, Wajda lo fa in modo serrato e con camera molto mobile per evidenziare la passione, l’urgenza e la sua sete di verità.
A inchiesta finita non rimarrà molto in piedi dei castelli in aria costruiti venti anni prima in quel Paese.
Questo di Wajda è stato un film di rottura, che per lo stalinismo e la sua fabbrica di miti e bugie ha istituito un vero e proprio processo della memoria.
Peccato che anche questo sia un film conosciuto poco fuori patria.

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