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Recensione su Cul-de-sac

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Roman Polanski, abilissimo tessitore d’immagini / 15 novembre 2011 in Cul-de-sac

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In un castello periodicamente isolato dall’alta marea, quasi come un eremo inaccessibile, si confrontano una coppia di nevrotici borghesi che, appunto, hanno deciso di abbandonare il conformismo del quotidiano al fine di dedicarsi ad un’esistenza, per così dire bohèmienne, dimostrando fin dalle prime battute l’incapacità di dare forma al loro desiderio e due sgangherati criminali in un reciproco gioco al massacro. Questa è l’immagine fisica per cul-de-sac, espressione che dà il titolo alla pellicola ed indica uno stato mentale dal quale non si è in grado di uscire. Il regista, avvezzo a trasformare in visione l’essere dei suoi protagonisti, traccia in questa commedia nera dal gusto estremamente grottesco, lo stato di una borghesia sull’orlo del tracollo, bramosa ma incapace di superare i propri limiti interiori. Un’inettitudine che potrebbe essere letta sotto due luci differenti: la prima, quella della necessità dell’uomo moderno di vivere in una società regolata da ritmi che non sono solo quelli dell’istinto; la seconda, e quella su cui Polanski costruisce il senso del film, è l’impossibilità di vivere liberi quando a costringere l’individuo in una gabbia è sempre ed indirettamente il ceto sociale di appartenenza. Cul-de-sac, pellicola che con la sua fotografia intrigante fatta di un bianco e nero ovattato ed indefinito, i giochi di macchina ondeggianti tra i primissimi piani dei protagonisti ed i lunghi campi sugli ambienti, rapisce lo spettatore trasportandolo nel gioco al massacro che vivono i suoi personaggi. Con questa commedia Polanski ha toccato un argomento molto caro a quel periodo, quello dell’inettitudine della società borghese, ma condendolo con un sarcasmo a volte ricercato a volte del tutto grossolano che ha dato vita ad una pellicola particolarissima che si trova a metà strada tra l’impegno politico e il nonsense di gusto decadente.

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