Recensione su Cube - Il Cubo

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12 Novembre 2013

Vincenzo Natali risveglia in me qualcosa. Lo ha fatto in “Splice”, sporcandomi e disturbandomi , lo fece ancora prima con “Cube”, toccandomi qualcosa a livello di freudiano inconscio. Cube è un cult, un film tutto d’un pezzo, senza prologhi ne sproloqui. Uno squarcio metafisico alla cui base sta una supposta stupidità umana, ma preferisco lasciar stare discorsi riguardo all’aderenza morale, e basarmi piuttosto su ciò che trascende. Tutto concerne un ché di profondamente filosofico; scenografia, fotografia, regia e sceneggiatura non discordano sul da dirsi creando un mondo mirabolante che è più facile pensare che esista nella nostra testa piuttosto che in un qualche posto nel pianeta. A conferma di ciò non si ha nessun contatto con l’ambiente umano conosciuto, ne all’inizio, ne alla fine, ce ne viene solo fatto annusare l’odore, quasi come in un sogno, mentre topi da cavia agiscono come neuroni di uno stesso cervello in conflitto con se stesso. E’ un rarissimo esempio di pura filosofia indagata con la settima arte. Luci alienanti e scenografie curatissime hanno un ruolo principale. Regia, riportando il Morandini, di classe.

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