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Recensione su Mistero a Crooked House

/ 20176.229 voti

. / 15 novembre 2017 in Mistero a Crooked House

Tratto da uno dei meno conosciuti romanzi di Agatha Christie (ma uno dei suoi preferiti), Mistero a Crooked House ricorda le dinamiche base del famoso gioco da tavola Cluedo: un’enorme villa come scenografia e dei personaggi che la abitano. Uno di loro è l’assassino, e noi ci muoviamo dal punto di vista dell’investigatore. Penso che questo parallelo costituisca una sinossi più che convincente per introdurvi a cosa state scegliendo di andare a vedere, e a rinforzalo vi è anche un certo stile british che profuma di alta borghesia e sofisticatezza, rendendo il film un giallo sicuramente elegante, attraente nella sua perversione che si esprime sotto le mentite spoglie di una forma e un’atmosfera impeccabili.
Forse è proprio questo il punto di forza, o il fattore decisivo che mi spingerebbe a consiglirare o meno ad un amico la visione di questo film. È difficile che qualcuno non abbia presente un certo stile inglese in cui ritengo sia inserito Mistero a Crooked House. In seconda battuta c’è una sceneggiatura abbastanza curata, che lascia godere dello sviluppo della trama ma che allo stesso tempo lascia come sospettare di aver eroso un po’ troppo dal libro della Christie, e di aver perso quindi per strada un certo filo logico che rimane presente ma che non soddisfa appieno nella sua esplicazione. In questo senso un finale visivamente rumoroso stride con con la raffinatezza dell’indagine, ed avrei preferito una conclusione in linea con la forma iniziale.
Divertono e stuzzicano i dialoghi formali tra gli attori, ben costruiti sia nei modi che nei tempi, contribuendo indubbiamente a quella forma che sono convinto sia il tratto principale dell’opera. È un film da vedere perchè d’intrattenimento, non di riflessione, uno dei modi che ha il cinema di alleggerirsi ogni tanto, di tornare ad essere solamente spettacolo. È per questo che, se tutte queste considerazioni non vi hanno fatto storcere il naso, ve ne consiglio la visione.

2 commenti

  1. inchiostro nero / 10 dicembre 2017

    Credo anch’io, che fra tante rappresentazioni in cui si punta sempre all’autoanalisi, un po’ di sana faciloneria aiuti. L’analogia con il gioco da tavola, poi, è fantastica. Sembra quasi di giocarci.

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