Recensione su Crimson Peak

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Vaghezza cremisi. / 21 Marzo 2016 in Crimson Peak

Vessillifero di un Horror squisitamente romantico, Guillermo del Toro, con Crimson Peak , torna a firmare un’opera più vicina al suo immaginario gotico, dove realtà e rappresentazione si confondono.
In una simulazione di inganni non particolarmente velati, o celati in ambigue sfaccettature, la componente spettrale risulta quanto mai labile, quasi un pretesto ( come afferma la giovane protagonista ) per narrare una storia, che ha la foggia più o meno amara di un romanzo. E nei suoi risvolti letterari ( per non dire poetici ) che si annida il suo elegante scheletro, nonché la sua curata e raffinata struttura.
Come non restare estasiati dalle sue scenografie, imperlate di una malinconica bellezza, come quella del salone principale in cui si riversano foglie, e neve caduca. Come non restare sedotti da un ambiente che di riverbero dona ai caratteristi pura potenza espressiva.
D’altro canto la sceneggiatura si prefigura frugale e semplice, non intricata e volutamente non sottintesa, forse per immolare la suspense a favore di un più esacerbante incanto, dai toni cupi e melodrammatici.

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