Recensione su Crimson Peak

/ 20156.6284 voti

Ottimo fumettone preraffaellita / 1 novembre 2015 in Crimson Peak

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Eccellente fumettone di ispirazione gotica firmato da un Guillermo Del Toro in gran forma, evidentemente eccitato all’idea di poter mettere in scena un allestimento sì ricco ed evocativo di una materia, quella della ghost story, malleabile ma quantomai delicata. La gioia per aver potuto dar vita ad un film del genere è, però, ben mitigata da un buon controllo dei mezzi tecnici.
Il regista messicano ha saputo dosare bene tutti gli ingredienti del genere classico: mistero, sangue, segreti e, soprattutto, una magione maledetta, pensata -qui- come un luna park goticheggiante.

Per quanto la definizione dei personaggi sia abbastanza lineare (se non piatta) e abbondi di stereotipi abbastanza prevedibili, ritengo che tale scelta narrativa sia stata consapevole e ponderata: le figure in scena richiamano precisi schemi letterari ancor prima che cinematografici in cui lo spettatore appassionato di lettura (a tema e non) è in grado di trovare confortevoli rimandi.
Così, per esempio, Edith (Wasikowska) è una specie di Jo March aspirante romanziera danarosa come un’ereditiera di Henry James (un “tizio” che, manco a dirlo, ha avuto una certa familiarità con le entità fantasmatiche e che viene citato anche nell’uso della coppia di fratelli depravati, eco di quella de Il giro di vite) e che, alla pari della Jane Eyre brontiana (altro ruolo wasikowskiano: sarà un caso?) si isola in un’immensa casa nella brughiera. Si rimembrano lo Sherlock di Conan Doyle (vedi il giovane medico McMichael interpretato da Charlie Hunnam), gli intrighi uxoricidi degni di Dorothy L. Sayers (Sospetto) e i racconti fantastici di Edith Wharton (per un attimo, la presenza del cane mi ha fatto pensare al noto Kerfol), di H.P. Lovecraft, di E. T. A. Hoffmann e di Charles Dickens.

I riferimenti che ho apprezzato di più, però, sono quelli all’estetica pittorica, in particolare a quella preraffaellita: da Millais a Rossetti, passando per Hunt e Burne-Jones, la ricchezza dei pattern violenti (verde, viola, blu, rosso… in perenne confronto con il candore della neve o della pelle diafana degli attori) e dei contrasti materici (epidermidi di porcellana, masse di capelli come crini di cavalli orfici, tessuti opulenti, a tratti rigidi come armature, talora avvolgenti come morbidi e sensuali sudari), ogni dettaglio scenografico concorre a riportare alla memoria la felice stagione simbolista inglese.
In particolare, l’esaltazione dei tratti del volto di Jessica Chastain (in particolare degli occhi incredibilmente profondi e fermi nella loro nevrosi) e delle sue forme, qui stranamente giunoniche, gigantiformi, quasi michlangiolesche, mi ha ricordato prepotentemente dipinti come Proserpina (http://bit.ly/1WoYZkP) e Salotto sul prato (http://bit.ly/1Sgvufc), giusto per citarne un paio.

Il film non è esente da pecche (Hiddleston, per esempio, mi è parso decisamente incolore, chiamato a dar vita ad un personaggio privo di carattere, e gli effetti speciali legati ai fantasmi mi hanno delusa abbastanza), ma, nel complesso, Crimson Peak è un gradevolissimo intrattenimento a tinte forti che non mi sarei stupita di trovare tra le pagine di un manga un po’ datato.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext