Recensione su Crimini e misfatti

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12 Gennaio 2014

Uno dei più completi film di Woody Allen e, probabilmente, anche uno dei migliori. La passione del regista newyorkese per il tragico si unisce alla sua ben rodata capacità di commediografo.
La fusione dei due generi diventa occasione per trattare in maniera insolita temi importanti: la dicotomia scienza – fede, quella tra passione e affetti, gli interrogativi etici derivanti da un’azione disdicevole.
Alcune questioni sono soltanto accennate, liquidate in poche battute, ma non per questo trattate superficialmente. Come nel caso del dibattito religioso, nel giorno della Pasqua ebraica, tra il rabbino e la sorella scettica-marxista, rispettivamente padre e zia del protagonista Judah Rosenthal (l’ottimo Martin Landau in una scena che, in partenza, ricorda Bergman).
Forse unica pecca è l’eccessiva caratterizzazione stereotipata dei personaggi, che è tuttavia funzionale al fatto che ciascuno di essi ha un ruolo ben preciso nell’intreccio.
Judah rappresenta l’uomo di successo che lotta con gli scrupoli morali per le situazioni in cui si è cacciato (anche per tentare di uscire da guai peggiori). È il timorato di Dio ad orologeria, ossessionato dai rimorsi ma che col tempo si scopre leggero e rinfrancato nell’aver scampato la rovina, in un modo o nell’altro.
Cliff (Woody) e Lester (Alan Alda), sono due caratteri agli antipodi: il sognatore fallito e l’esuberante uomo di successo, destinato a trionfare nell’amore e nella vita, lasciando al primo soltanto una biliosa quanto esilarante vendetta.
I fratelli di Judah e Lester, pur essendo personaggi minori, sono quelli più importanti per lo sviluppo della sceneggiatura e dei temi trattati, rappresentando rispettivamente il delitto e la fede, proponendo le due antitetiche alternative ad una situazione compromettente.
La commedia come dovrebbe essere, impegnata ma che tuttavia non risparmia momenti di leggerezza, soprattutto grazie al personaggio interpretato da Woody, che regala alcuni dei momenti umoristici più alti della sua carriera (penso alla battuta su Joyce e non solo).
Il Woody migliore, quello da conoscere, quello che ci manca tanto quando ci scontriamo con questi ultimi film della vecchiaia.

5 commenti

  1. paolodelventosoest / 18 Febbraio 2014

    Ahhh che voglia di riguardarlo!!! 🙂

  2. hartman / 18 Febbraio 2014

    sai @paolodelventosoest, alle prime visioni questo film mi era passato un pò in sordina, devo ammettere, e non riesco a capire perchè… forse è un woody da affrontare con una certa maturità, forse semplicemente mi era sfuggito colpevolmente…
    sarebbe tempo di rifare la classifica dei top & flop di woody 🙂

  3. paolodelventosoest / 13 Ottobre 2014

    Ebbene caro @hartman ora che dopo tanto tempo l’ho riveduto, per me è avvenuto l’esatto contrario… Ho un vago ricordo di me entusiasta dopo averlo visto in VHS; probabilmente in quel periodo ero un ultrà alleniano, quindi assai poco obiettivo. Beh, oggi posso dire che continuo ad amare follemente il Woody nostalgico di Radio Days, ma questo Woody amaro, per certi versi angosciante, non so, non mi dà più le sensazioni giuste. I tempi cambiano anche i gusti, mi sa 🙂

  4. hartman / 14 Ottobre 2014

    eh @paolodelventosoest, ci può stare… sicuramente nella visione di un film contano anche tante cose “esterne”: il periodo che uno sta vivendo, l’umore, la maturità… quindi ci può stare tutto… sai quanti film non ho il coraggio di rivedere perchè un tempo mi erano piaciuti un sacco e ho il timore che rivedendoli possa mutare completamente il giudizio??

    • paolodelventosoest / 14 Ottobre 2014

      Lo stesso vale per me, @hartman! Ad esempio, quando vidi “La tempesta perfetta” di Petersen al cinema all’aperto, in una serata dal cielo maestosamente annuvolato, mi sembrò un film magnifico. Temo che a rivederlo in dvd perderebbe molto del suo fascino, per cui mi tengo stretto quel ricordo 😀

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