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Recensione su Creed - Nato per combattere

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È Rocky VII; non è Rocky VII. / 14 dicembre 2015 in Creed - Nato per combattere

La saga del pugile Rocky Balboa arriva al suo settimo film, e dopo quarant’anni si congeda. Non stiamo parlando di un “Rocky VII”, infatti, ma di un film dove un Rocky settantenne si fa da parte per lasciare la scena a un nuovo, giovane protagonista, il figlio del suo vecchio amico e avversario Apollo Creed.
Nonostante il cambio di gestione (protagonista e autori), Creed rispetta i riti attesi dagli amanti della saga dello “stallone italiano” e allo stesso tempo non sfigura nella filmografia ancora giovane del regista: Ryan Coogler impone il suo stile e continua a raccontare storie della comunità afroamericana. Ma i momenti più emozionanti sono quelli che mutua dal film originale e dall’autorità di Sylvester Stallone al quale sono riservate alcune delle scene più importanti e che valgono a chiudere con tutti gli onori la sua leggenda.
Il macigno dell’eredità musicale di Bill Conti incombeva sullo svedese Ludwig Göransson, che non si è fatto spaventare e ha composto una straordinaria opera di accompagnamento emotivo del film, spingendosi a livelli tali di epicità da sconfinare nel western alla Morricone.

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