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Recensione su Cracks

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13 aprile 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Cracks è un film strano. E molto inquietante.
Un film che si impegna per gran parte della sua durata a descrivere e a raccontare il contesto in cui si ambienta per poter far vivere il significato che porta in grembo. Un film che sin dall’inizio porta con sé una sorta di alone di mistero, un’atmosfera artificiosa e angosciante che sembra nascondere qualcosa, occultare una verità. E che emana un senso di soffocamento (non penso sia affatto un caso che Fiamma soffra d’asma).

E’ all’interno dell’austero edificio della St. Mathilda’s School che si anima questo dramma socio-esistenziale. In un mondo chiuso, in cui non esiste contatto con l’esterno. Una sorta di castello fiabesco avvolto dal sogno e dall’intenzione di mantenere pure le creature che lo abitano. Un mondo atemporale e perfetto, una realtà ideale sorretta su leggi ferree e gerarchie, sia fra il corpo insegnante che fra quello studentesco. Ma è solo una bella patina d’oro che nasconde il nero senso di abbandono e prigionia delle allieve e l’ambiguità malata che muove la loro eroina (Miss G).

Subito all’occhio salta la figura di Miss G, insegnante alternativa, emancipata e amichevole, interpretata da un’Eva Green maliziosa ed eterea. Sogno erotico di molte delle sue allieve, prima fra tutte di Di (Juno Temple), la sua prediletta.
Miss G è un personaggio enigmatico, complesso sia da capire che da spiegare. Una figura che dietro la quasi-maniacale devozione per la sua squadra nasconde solitudine, tristezza. Che dietro le sue parole, le avventure vissute in giro per il mondo che le escono dalla bocca si maschera il vuoto esistenziale che da sempre l’accompagna.

Favole che incantano tutte le ragazze, tranne una. Fiamma. L’aristocratica spagnola, la nuova arrivata che sembra essere immune al fascino macchinoso della donna. Una ragazza sveglia, che conosce la vita e che per questo è riuscita ad accorgersi dell’inganno su cui Miss G ha costruito il rapporto con le ragazze, ottenendo la possibilità di sfatare il suo mito.
Un’opportunità che darà il via ad una serie di reazioni a catena atroci ma necessarie, pur di mantenere tutto così com’è. Pur di non destabilizzare quell’equilibrio perfetto che si è creato tra le ragazze e Miss G. Perché in fin dei conti è il personaggio della Green a dipendere dalla squadra, non di certo il contrario.

Jordan Scott, sorella del ben più noto Ridley Scott, riesce nell’intento di estrapolare con efficacia le parole del libro di Sheila Kohler, creando un film psicologico e fascinoso, sulla fragilità dell’anima e sul bisogno di aggrapparsi a qualcosa pur di sopravvivere.

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