Recensione su Cosmos

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Il testamento di Zulawski / 19 novembre 2017 in Cosmos

Cosmos è il testamento di Zulawski, rappresentando la sua ultima opera prima della scomparsa nel 2016.
È una storia surreale, sconclusionata, citazionista e imprevedibile.
Frenetico nelle battute, totalmente sconnesse nella smania di introdurre riferimenti, dettagli, pensieri di personaggi caricaturali affetti da Sindrome di Tourette.
Eventi indecifrabili e casuali a cui tentare di dare un senso distrarrebbe troppo dal microcosmo racchiuso in una pensione familiare.
Ci si può vedere tutto e niente in Cosmos. O niente.
Sta di fatto che sa intrattenere come si deve, per qualche imprecisato motivo; il rischio di smarrirsi è sempre in agguato e perder il filo conduttore – semmai ce ne fosse uno – può rendere l’esperienza un chit-chat ridondante in cui lo spettatore osserva un teatrino che ai suoi occhi è pietoso ed insensato.
Zulawski bisogna capirlo, e per farlo richiede comunque pazienza e possibilmente una infarinatura della sua cinematografia.
Non tutti potrebbero averne voglia, soprattuto se si vuole necessariamente trovare un senso a ciò che si vede.
Ma carpire piccole citazioni e decriptare l’umorismo arzigogolato, talvolta sciocco e incomprensibile del film è comunque soddisfacente.
Fingere di farlo (o credere di riuscirci, autoconvincendosi) lo è un po’ meno.
Tante le metafore, interpretabili attraverso un linguaggio scomposto.
Da quel che mi posso permettere di interpretare, in Cosmos è (anche) una fuga dalla follia in cui si attua il vano tentativo di trovare l’ordine attraverso la scrittura.

Sta a voi vederci il resto (se volete).

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