Recensione su Cosmopolis

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28 Maggio 2012

Questo è il Cronenberg che mi piace. Questo è un film che dimostra come la maturità artistica di un regista che si è contraddistinto per una serie di film incentrati sulla metamorfosi non solo psichica ma anche fisica (La mosca, Videodrome, Scanners), possa applicare la stessa tematica anche a qualcosa di più esteso della singola mente umana, ad un modello di vita, che in questo caso è il capitalismo.
E per farlo il regista canadese utilizza i registri stilistici che lo hanno accompagnato per tutta una carriera: la trasformazione carnale, il sesso come veicolo e strumento catartico, l’asimmetria del corpo umano.
Se con Existenz sembrava aver chiuso un ciclo con Cosmpolis riesce ad andare oltre.
Il personaggio di Pattinson (sa recitare!) compie un lungo e lento viaggio attraverso la città, chiuso all’interno dello spazio isolato ed ovattato della sua limousine. E mentre intorno a lui si scatena il caos e la violenza, mentre il mondo precipita in una spirale di tumulti e confusione, il suo viaggio, estremamente rallentato gli consente di incontrare una serie di personaggio simbolici che attraverso lunghi dialoghi (sceneggiatura eccezionale!) gettano luce sulla visione disincantata e crudele dell’autore del romanzo (de Lillo) e che Cronenberg fa sua.
Non è un film facile. E’ un fiume di parole e di nozioni. Ma è significativo. Cronenberg applica il concetto di mutazione ad una realtà evanescente come quella del mercato finanziario, traduce l’andamento in borsa delle monete nell’asimmetria di un corpo umano, fa della carnalità di un rapporto la chiave per la trasmissione di informazioni.
Un pò come in Existenz.
Un pò come in Inseparabili quando l’utero tripartito diventa il perno dell’attrazione fisica.
Lo sguardo cinico sull’attualità finanziaria e sulla tragicità della crisi ha molte sfaccettature, che vanno oltre il semplice tumulto in cui precipita la limousione-casa di Pattinson. Il suo stesso personaggio (giovane, ramapante, ricco e assuefatto di ogni cosa, saturo di vizi e in crisi) e quello di Paul Giamatti (ossessionato, schizzato e disperato) sono due facce della stessa medaglia. Il giudizio perentorio di Samantha Morton sulla morte del futuro e quello disilluso di Juliette Binoche sulla fine di un’esistenza prima dei 40 anni si sovrappongono.
E’ un Cronenberg che si risolleva dal piattume dell’ultimo film (a Dangerous method), ritorna alle sue origini per parlare del nostro domani (proprio come suggerito da Samantha Morton).
E con una sceneggiatura brillante ed un cast perfetto confeziona un film da svolta. Sicuramente più di Crash e di Existenz.

12 commenti

  1. Stefania / 28 Maggio 2012

    Mi intriga molto, ma ne ho altrettanta “paura”, non so se mi spiego 😉 E, poi, c’è quel carciofone di Pattinson! 😀 Ah, questi pregiudizi, eh eh!

  2. henricho / 28 Maggio 2012

    Da un certo punto di vista fa paura ;-)…non è facile da assimilare ma, credimi, ne vale davvero la pena! almeno su pattinson stavolta non ho nulla da dire…forse la faccia da carciofone si abbina bene al tipo di ruolo 😉
    P.S. nel box recentemente attivi c’è un utente che ha la tua stessa icona! ;-)un clone!

  3. henricho / 28 Maggio 2012

    😉

  4. daffins / 28 Maggio 2012

    A me non ha entusiasmato, però ammetto che non ho fatto grandi sforzi di concentrazione mentre lo guardavo. Nella sala almeno 5 o 6 persone hanno preso e sono andate via. Anche questo è un segnale. Diciamo che forse avrei dovuto leggere il libro di De Lillo e documentarmi un po’ prima della visione. Bello il gioco delle asimmetrie (prostata e capelli), così come i topi a simboleggiare il denaro, però, ripeto, non è un film che si può solo guardare, per fruirlo veramente bisogna studiarlo.

  5. henricho / 29 Maggio 2012

    Su questo sono d’accordo. Richiede un pelo di concentrazione e, soprattutto, deve piacere lo stile di Croneneberg. E’ uno dei registi che preferisco, quindi sono un pò di parte 😉
    Più che altro non trovo significativo che qualcuno abbia lasciato la sala. Anzi, mi sembra un segnale che quelle persone probabilmente si aspettavano un film più in stile Twilight, perchè se conosci anche un minimo il regista e decidi di andare a vedere il film rimani fino alla fine. O non ci vai per nulla. Per questo non le considererei un campione utile 😉
    Ad ogni modo se ti sono piaciuti quei particolari forse in un momento diverso potrai rivalutare il film..o magari no 😉

  6. drmabuse / 29 Maggio 2012

    @heinricho
    e se cosmopolis fosse l’altra faccia (esteticamente più intrigante e con un notevole appeal, certo) di “A Dangerous Method”. in entrambi il fulcro è sempre di microcosmi che cadono e si estendono al mondo sensibile, ed in entrambi la visione è claustrofobica e profondamente materica (nonostante i dialoghi fitti e stranianti). per me entrambi sono due capolavori sfuggenti.

  7. henricho / 29 Maggio 2012

    E’ una chiave di lettura interessante! Che riuscirebbe a dare un significato a A dangerous method, di cui ho apprezzato la sceneggiatura ma che avrei visto bene anche come prodotto di un altro regista. Non ho rilevato l’impronta di Cronenberg per dire.
    Però secondo il tuo punto di vista si osserva un motivo conduttore e direi che può starci!

  8. Stefania / 2 Giugno 2012

    Anche nella “mia” sala c’è chi ha rumoreggiato e chi se n’e andato…

  9. henricho / 4 Giugno 2012

    Sinceramente non capisco chi va a vedere un film di questo tipo al cinema e lascia la sala a metà. Si può avere un giudizio positivo o negativo, è logico, ma andarsene a metà film mi dà l’idea che non si avesse la minima idea (scusate la ripetizione) di quello che si era scelto di vedere..

  10. Nella “mia” sala, le poche persone presenti non se ne sono andate, ma io stesso mi sono addormentato! E’ molto raro che io mi addormenti davanti a un film, ho una buona sopportazione solitamente, è capitato solamente una volta prima d’ora. E’ anche vero che ero stanco a causa del lavoro stressante ma, per me, il non essere riuscito a resistere, è un fattore che influenza il mio approccio con il regista. E’ vero anche che, come dici tu, non avevo la minima idea di cosa stavo andando a vedere, Cronemberg lo conosco solamente per il suo A History of Violence, che mi era piaciuto, ma non ho mai avuto voglia né stimoli necessari per approfondire il suo cinema e dunque il suo modo di comunicare. Quel che posso dire io a riguardo di Cronemberg, basandomi su ciò che io ho visionato sino a oggi, è di aver avuto a che fare con due registi totalmente diversi.
    Chiamatemi superficiale ma se per capire quest’ultimo film dovrei visionarmi la sua filmografia e persino leggere il libro di De Lillo, piuttosto preferisco guardare una qualsivoglia trashata! D’altronde, se fosse stato un argomento a me caro, penso avrei già letto il libro in questione e probabilmente saprei recitare a memoria ogni singola scena della filmografia del regista!

  11. henricho / 5 Giugno 2012

    Non intendevo dire che per capire questo film fosse necessario leggere il libro e vedere tutti i film precedenti di Cronenberg però ribadisco che si tratta di un regista un pò fuori dagli schemi, un regista che penso o ami o odi. Non ha molte vie di mezzo e questo film lo dimostra. E’ un pò come Lynch, anche se rimane molto più legato allo sviluppo narrativo rispetto a Lynch 😉
    A History of violence è sicuramente diverso ma questo ha molti tratti simili ad alcuni suoi film “estremi”.

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