Recensione su Cosa mi lasci di te

/ 20204.77 voti

Ci mancava la propaganda religiosa / 18 Aprile 2020 in Cosa mi lasci di te

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Siccome avevo voglia di sapere com’era la biografia di questo Jeremy Camp, cantante certificato con quattro album oro e candidato ad un Grammy, ho detto perché no, vediamo.
Cominciamo:
– inizio film
– Jeremy parte per andare al college;
– Jeremy arriva al college;
– gente mai vista che lo saluta come fossero amici;
– college della mulino bianco, tutto pulito, tutti gentili;
– neanche è arrivato trova un volantino di un concerto;
– si imbuca nel backstage prendendo per il c**o un buttafuori – si come no -;
– conosce il cantante del concerto – si, due volte- ;
– diventano subito amici – ahahahahaha- ;
– il cantante da la possibilità al ragazzo di accordargli la chitarra – ma che tenero aww -;
– Jeremy scorge dal palco, in mezzo a centinaia di persone Melissa, se ne innamora – come fa che è alta un metro e sessanta – ;
– ovviamente, nessun ragazzo fa uso di droghe, beve o fuma, neanche una sigaretta, – la falsità e il perbenismo a gogo -;
– si incontrano per caso al college, – ma che casualità – , si incontrano per caso a correre… All’alba. – Quale adolescente non va a correre alle sette di mattina e non incontra la ragazza che ha scorto tra decine e decine di teste ad un concerto, ok. –
– ovviamente i due ragazzi sempre belli freschi, sia di notte che di giorno. I capelli di Jeremy non si scompigliano mai. La loro cera è sempre fantastica.

Il tutto in 20 minuti di film(durata complessiva 112 minuti). Ora, io non sono un critico cinematografico ma credo che ci siano dei piccoli problemi con il montaggio, direi che mancano i pezzi. Non si capisce il tempo che passa tra un’inquadratura e un’altra. Non mi sento comunque di dare la colpa al montatore per un problema di sceneggiatura.

Andiamo avanti:
– Jeremy e Jean-Luc(il cantante, buon samaritano, del concerto) diventano amichetti per la pelle;
– Jeremy gli canta le canzoncine;
– Jean-Luc gli fa incidere un demo;
– Jean-Luc era innamorato di Melissa ma ci passa sopra perché lui è, appunto, un buon samaritano;
– primo appuntamento tra Melissa e Jeremy, – cosa vanno a guardare -, le stelle, – banalotto -;
– sequela di frasi di spessore tipo “sei speciale”/”tu sei diverso dagli altri”;
– primo litigio insensato – perché un po di tira e molla non fa mai male -;
– la ragazza si ammala, comincia la chemio ma non perde un chilo;
– il tumore è troppo avanzato per poterla guarire;
– altro dialogo telefonato dove la ragazza, amante delle stelle, afferma che le stelle più belle – io intanto già sapevo, come chiunque non abbia 13 anni, dove sarebbe andata a parare: le supernove – sono quelle che hanno vita breve e quando muoiono esplodono e si trasformano in una supernova;
– Jeremy comincia a fare concerti e chiede ai suoi ascoltatori di pregare per Melissa;
– il tempo passa e la ragazza ha sempre un bel colorito ma questa volta perde i capelli – se non altro -;
– Melissa guarisce per due settimane, giusto il tempo di sposarsi e fare la luna di miele – quindi secondo il film sono state le preghiere a salvarla momentaneamente – ;
– Melissa si riammala e muore. Bella come un fiore di loto e con una cera migliore del sottoscritto durante i giorni migliori della sua futile esistenza.
– passano due anni e Jeremy incontra una ragazza, che si definiva depressa, dopo una brutta vicenda, e vedendo e CREDENDO alla loro storia si è magicamente ripresa;
– la ragazza si chiama Adrien o qualcosa del genere – e ovviamente è bellissima, non poteva cambiare la vita a una brutta, no, la cambia a una modella -;
– Adrien o qualcosa del genere diventerà la futura moglie di Jeremy.

Il film si chiude con uno zoom sulla parola Amen, scritta sul diario personale di Melissa, che intanto ci accompagna con la sua voce, affermando che adesso ha trovato la pace nel posto in cui è – nonostante sia morta e quindi non si sa come faccia ad affermare ciò -.
La ragazza a vent’anni accetta buona buona che ha metastasi dappertutto, senza incazzarsi con il mondo intero ma, anzi, accettandolo come un vecchio di 85 anni che ha già vissuto la sua vita e facendo passare il messaggio che, il tutto, sia parte di un disegno più grande.
Solita fotografia patinata, montaggio scombinato, dialoghi banali, uguali e identici a tutti gli altri young adult. Soggetto scritto male e raccontato peggio. Recitazione tragica: K J Apa espressivo come una moka e Britt Robertson che alterna un sorriso forzato a un’espressione di stupore con gli occhi lucidi.
Il film, dicono, sia tratto dalla vera storia di questo Jeremy Camp e ovviamente mi dispiace per la morte della ragazza, ma vorrei sapere quanto è stata romanzata la realtà per avere una trasposizione cinematografica cosi indegna.

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