Corpo celeste

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Corpo celeste

Marta a tredici anni torna nel suo paese d'origine insieme alla madre e alla sorella maggiore, Reggio Calabria, dopo aver vissuto fino ad allora in Svizzera. La giovane inizierà ad andare alle lezioni di catechismo in vista dell'imminente Cresima.
Andrea ha scritto questa trama

Titolo Originale: Corpo Celeste
Attori principali: Yle VianelloPasqualina ScunciaSalvatore CantalupoAnita CaprioliRenato CarpentieriMaria Trunfio, Gianni Federico, Maria Luisa De Crescenzo, Mario Canino, Monia Alfieri, Licia Amodeo, Carmelo Giordano, Natale Carriago, Federica Colonnetti, Ahlam Harmouch, Silvia Licciardo, Gennaro Mallamaci, Giuliano Marra, Sara Morabito
Regia: Alice Rohrwacher
Sceneggiatura/Autore: Alice Rohrwacher
Produttore: Carlo Cresto-Dina
Produzione: Italia
Genere:
Durata: 100 minuti

21 Luglio 2014 in Corpo celeste

Marta dopo esser cresciuta in Svizzera torna nella terra natia, in un paese della Calabria, ma deve scontarsi con un mondo che non le appartiene.
La religione in quel paese muove la maggior parte della popolazione. E qui si vedono le assurdità, le incoerenze, le tradizioni senza senso, la volontà di non chiedersi il perché e purtroppo lei non riesce a comprendere e capire.
E questo è lo specchio della nostra vita. Non bisogna vivere nel paesello ma basta guardarsi intorno per vedere la falsità della gente.
Molte persone che predicano e sono molto religiose e poi praticano solo i propri interessi, i loro giochetti solo per il loro interesse.
Ho un elenco di tali persone chiamate “finte buone” che hanno la faccia di buoni e poi dietro di massacrano.
Ma è il mondo e Marta questo non lo accetta.
Grande Marta: sei tutti noi!!!
Ad maiora!

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20 Dicembre 2012 in Corpo celeste

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Marta è una ragazzina di 12 anni che torna dalla Svizzera nella natia Reggio Calabria. Ha una sorella più grande che la odia e una mamma che la ama, e deve prepararsi alla cresima, seguendo il corso di catechismo della parrocchia locale. E’ questa la storia attraverso cui la regista, esordiente dal cognome impronunciabile, racconta per immagini il degrado di una città fatiscente, ai cui limiti si distendono campi di rifiuti e i cui palazzi in cemento ad alveare sembrano più un cimitero che abitazioni vivibili. Il degrado materiale è specchio che riflette quello morale, di poco meno che tutti gli adulti del racconto, in particolar modo gli esponenti della (vostra) madre chiesa. Si va dal prete interessato solo alla raccolta di voti per le elezioni, e a farsi spostare in una parrocchio più importante, alla stupidissima e ignorante insegnante di catechismo (la canzone “Sintonizzati col Signore” è una chicca), al sagrestano che trova dei micini e li infila in un sacchetto e li ammazza sbattendoli ripetutamente su di un marciapiede e poi li getta. Con l’avvicinarsi del giorno della festa, atteso da tutti, gli occhi azzurri di Marta sono i testimoni, più o meno casuali, di fatti del genere, finendo per porsi sempre più domande sul senso e sulla necessità di tutto ciò.
Non si capisce bene perché la sua vita preveda solo casa/catechismo, e niente altro, ma per il resto è un ritratto duro e riuscito di una realtà vicina e lontana da noi. Succede tutto adesso. E qua si ritorna alla domanda di prima, che poi è una frase che a me piace tanto ripetere. Per che cosa combattiamo? Marta, la quale armi per combattere ancora non ne ha, scappa attraverso un tunnel con l’acqua alla vita, col suo bel vestito da festa. Lei la cresima non la fa, tiè.

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Do the right thing / 26 Ottobre 2011 in Corpo celeste

Marta, la protagonista assoluta del film, è una ragazzina introversa, timida, molto curiosa che, come tanti adolescenti, ha un approccio verso la realtà basato sull’intuizione piuttosto che sulla ragione.
Catapultata, suo malgrado, in una città sconosciuta (e abbastanza repellente), costretta a prepararsi alla cresima, osserva quel microcosmo fasullo, ipocrita, da grottesco reality show, che è la grande, apostolica, romana chiesa. E alla fine farà la cosa giusta.

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25 Giugno 2011 in Corpo celeste

L’idea al centro del film è molto forte, la bambina nel pieno del suo sviluppo viene catapultata in un altro mondo che non le da’ nessuna risposta chiara, ma solo un continuo sfilare di dubbi incombenti. Se la ragazzina guarda in conitnuazione cosa le accade intorno, con quel misto di egoismo e egocentrismo tipico dei bambini, tutto si muove in modo caotico senza un senso chiaro. Il fatto portante è la preparazione alla cresima, quindi la vita in parrocchia, il confronto con gli altri ragazzi, quindi anche le domande sul perchè del rito e della figura di Cristo.
Il film non è male, ma lo strovo comunque poco sviluppato, uno sforzo in più dal lato sceneggiatura avrebbe giovato per svolgere alcuni nodi soprattutto lì dove la protagonista si confronta con quello che accade in chiesa soprattutto per dare respiro al titolo.
Curiosa la scelta dei costumi, alcuni sono davvero demodè, altri sono di un pacchiano straodinario che fanno tanto periferia del mondo. La figura più bella comunque mi sembra quella della quasi perpetua che è avulsa ad un mondo schiacciato sullo stereotipo televisivo, ma che poi mostra sfumature commoventi attraverso una prova dell’attrice davvero maiuscola

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“Mi sintonizzo con Dio ” / 5 Giugno 2011 in Corpo celeste

Dopo alcune sequenze i miei ricordi mi hanno riportato indietro alla mia prima comunione.
Nel corso catechistico di preparazione anziché trasmettermi una gioiosa aspettativa per il primo incontro con Dio mi avevano talmente infarcito d’ansia che quando il fatidico giorno venne ero quasi terrorizzato all’idea che avrei potuto toccare con i denti l’ostia consacrata e compiere così un grave peccato….
“Amarcord” personali a parte (però in tema ) diciamo subito che si tratta di un bel film , molto ben realizzato , garbato e preciso quanto sconfortante e critico , che mette in scena con estrema efficacia il turbamento dell’adolescenza , la scoperta del proprio corpo , ma soprattutto la crisi profonda di un insegnamento religioso inutile se non addirittura dannoso, pedantemente beghino , vuoto , basata sull’esteriorità e propinata da persone indifferenti , spesso totalmente inadatte , in un contesto sociale di ampio degrado.
Se si considera che si tratta dell’opera prima dell’esordiente Alice Rohrwacher ci sarebbe da gridare al miracolo : se il buon giorno si vede dal mattino c’è di che nutrire qualche speranza anche per il nostro cinema .
Bravi gli attori ma un accenno particolare non può mancare per la giovanissima Yle Vianello nella parte di Marta , nonché per la sconosciuta (almeno per me) Pasqualina Scuncia che ha reso molto bene la figura della catechista . Molto apprezzato anche il bel cameo di Renato Carpentieri che mi piacerebbe vedere qualche volta in un ruolo da protagonista.
Da non perdere .

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