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Recensione su Cop Land

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BENVENUTI A SBIRROLANDIA / 14 settembre 2015 in Cop Land

Scritto e diretto da James Mangold, Copland è senza dubbio un film da riscoprire. Girato negli anni ’90 con un cast stellare, il film è ricordato per la presenza di un cast stellare e soprattutto di un Sylvester Stallone atipico: ingrassato, inebetito e, almeno per una prima parte della pellicola, incapace di dare una smossa alla sua vita o al suo lavoro.

Copland è uno di quei film realizzati come la tradizione poliziesca vuole, abbiamo una serie di personaggi ben caratterizzati, una serie di “delitti”, la trama che va di pari passo con le indagini svolte dal poliziotto protagonista, dei personaggi che tentano di proteggersi gli uni con gli altri ma che alla fine scoppiano. Il film è ambientato nell’immaginaria cittadina di Garrison, New Jersey, oltre il ponte sull’Hudson. Garrison è definita Cop Land perché i suoi 1.280 abitanti sono quasi tutti poliziotti che vi si stabilirono negli anni Settanta per tenere al riparo le proprie famiglie dal clima di violenza e brutalità di New York City. Posticino a modo Garrison, tranquillo, in mezzo al verde, spaccio di droga al minimo, di crimini e criminali neanche l’ombra e soprattutto mamme e bambini che circolano senza paure. Ordine e disciplina come se piovessero. C’è solo un piccolo problema, Garrison è una città marcia. Un gruppo di poliziotti, capeggiati dal validissimo Harvey Keitel, controlla la piccola località e il potere del gruppo si basa sulla corruzione e sugli omicidi. La città è nata grazie ai contatti con la mafia italo-americana ed il capo della polizia Ray Dolan (Keitel). Lo sceriffo Freddy (S. Stallone) si trova nel mezzo della lotta fra legale ed illegale, giusto e sbagliato. Lo spettatore Freddy lo trova al bar, mentre mezzo ubriaco gioca al flipper di Arma Letale. È confuso, Freddy, non sa esattamente chi è e perché fa quello che fa.

Esattamente non è un poliziotto, è uno sceriffo. È uno sceriffo ma ha una divisa e la rispetta. Rispetta la legge e la giustizia in generale ed è proprio quando entra in scena il Tenente della disciplinare Tiden (Robert De Niro) che finalmente apre gli occhi e capisce chi sono i suoi vicini di casa: dei corrotti pronti a tutto pur di mantenere alto il loro stile di vita, dal traffico di droga all’omicidio. Freddy è distrutto, quelli che considerava dei modelli da seguire in realtà non lo erano affatto e Garrison si trasforma in una cittadina del Far West. La città corrotta che nel western era, spesso, lontana dalla modernità in Copland è alle porte della metropoli per eccellenza ed incarna tutti i mali della stessa. E Stallone? Stallone diventa giudice, boia, giuria. Si trasforma in Dredd senza casco, in un giustiziere solitario che ripulisce Garrison da tutti i suoi mali.

Alla fine del film Garrison avrà sei abitanti di meno.

Il film ha due personaggi interessanti: il primo è senza dubbio quello dello sceriffo che viene trattato come un handicappato, in passato per salvare una ragazza ha perso l’udito ad un orecchio e come uno scemo, è innamorato della ragazza che ha salvato ma lei si è sposata con un poliziotto del luogo. Freddy è una figura pesante, goffa ma anche molto coraggiosa. L’altra figura degna di nota è quella interpretata da Ray Liotta, un border-liner che vive in bilico fra legale ed illegale. I due sono degli antieroi di tutto rispetto. Validissimi Harvey Keitel e Bob De Niro, ottimi i personaggi di contorno. Copland non è un film adatto per chi vuole solo sparatorie ma è un film che non si fa mancare nulla.

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