Recensione su Come Dio comanda

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4 marzo 2011

Deludente. Esile nella trama, quasi impalpabile, tanto da non riuscire a capire il centro, il perchè del film, quale natura abbiano i protagonisti, cosa li muova veramente.
In più l’uso delle musiche è direi fra il banale e il molesto, accelera il ritmo e aumenta l’audio quando le scene si fanno concitate. Il montaggio è stanco, incapace di porre parallelismi e legare le due vicende che inevitabilmente si annodano.
Certo la mano di Salvatores in altri ambiti è solida, belle molte scene in cui domina un buio e un umido sporco, quasi vischioso, ma per me non basta.

Il film gira attorno a tre persone completamente avulse dal contesto sociale.
La disapprovazione non la si sente, la si presuppone negli spettatori, ma il razzismo di Timi è addirittura il collante della nostra nazione che si riconosce largamente in quelle posizioni (le due paroline sul posto di lavoro sono nulla rispetto a cosa si sente sugli autobus e sulle nostre strade), la violenza è gratuita, ma tutta diretta a salvare i deboli (infatti Timi inorridisce di fronte all’omicidio dell’amico), e il tutto senza nessuna argomentazione.

Il danno del film è questa sua incapacità di essere profondo, di indagare le complessità che potrebbero sorgere da questo uomo chiuso dentro una ideologia dello scontro, dell’odio, della difesa contro tutti. E trovo che tutto sia appena accennato, come se in fondo il film non sapesse come affrontare oltre il discorso
Non sono dalla parte del mostrare tutto, per carità, ma la diversità dal codice sociale è davvero presunta, per lo meno per il razzismo e il fascismo di Timi, il primo condiviso dai più, il secondo che rientra nell’ambito della libertà di espressione e di pensiero degli individui (l’assistente sociale non contesta mai la svastica sul muro, ma guarda alla solidità economica del padre) . Io mi spingo a dire che la vera diversità è quella economica e lo è sempre, si smette di essere diversi quando si comincia ad essere ricchi, benestanti, il vero solco sociale, non solo nel film, è quello, il denaro.E il rapporto padre figlio è anch’esso poco indagato, la violenza verso l’esterno non è antitetico alla dolcezza nel privato, perchè dovrebbe?, ma la convivenza in questo individuo di due aspetti così diversi cosa produce in soldoni, nulla nel film, è un dato di fatto che io accetto e che però mi porta a dire all’interno del film “Embè?”

Non mi ha convinto in nulla, anche nel personaggio di quattro formaggi, che si fagocita mezzo film senza una reale connessione con il resto se non appunto il meccanismo di innesco del salvataggio del padre da parte del figlio, un gesto che io ritengo assolutamente scontato, l’amore travalica ogni cosa ovviamente.

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