Recensione su Come Dio comanda

/ 20086.5134 voti

17 febbraio 2011

Ai piedi delle alpi friulane una famiglia sui generis vive di rabbia ed emarginazione: sono Rino Zena (Filippo Timi), giovane padre attaccabrighe e nazista, e suo figlio, Cristiano (Alvaro Caleca), un adolescente allevato all’insegna del disprezzo verso il mondo esterno, legato al padre da un amore esclusivo e passionale; ai due si affianca un terzo componente, Quattroformaggi (Elio Germano), ex collega di Rino diventato matto dopo un incidente sul lavoro. Sono personaggi malvagi ed innocenti insieme, indotti al male da povertà, disoccupazione, ignoranza.

La precaria situazione precipita in una notte di freddo, pioggia e fango, quasi a compiere il destino dei tre: tutto avviene come da manuale, in modo fin troppo prevedibile ed esasperato, e l’angoscia monta di fronte all’inevitabile tragedia, nella speranza che capiti qualcosa che la scongiuri.

L’interpretazione del cast è eccezionale, anche se Germano a mio parere è stato più convincente in altri film. Filippo Timi e l’esordiente Caleca sono davvero bravi. Una nota di merito va anche a Fabio De Luigi per la prima volta in un ruolo non comico, nei panni dell’assistente sociale. Ottima regia, indubitabile, e fotografia intensa, che riesce a dare al paesaggio quella dimensione astratta, tra cave di pietra, legnaie, lande desolate, anonime villette e generici centri commerciali.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext