Recensione su Codice Genesi

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22 Gennaio 2014

Devo ammettere che mi sono decisa a vedere questo film, che giaceva da tempo nella mia lista dei titoli da vedere, non senza qualche pregiudizio e preconcetto, cosa che di solito cerco di evitare, ma è stato più forte di me.
Pensavo infatti che mi sarei trovata di fronte all’ennesimo film fracassone con contenuti para, semi, quasi religiosi (vedasi i due orridi, a parere mio, “Legion” e “Priest” – anche se sono successivi, ma io li ho visti già da parecchio). Ma il film che mi sono trovata davanti è qualcosa di più e di diverso.
L’incipit ci mostra un pianeta Terra devastato da una non meglio precisata guerra risalente a diversi anni prima. Un futuro post – apocalittico, bene, niente di nuovo.
La maggior parte degli esseri umani sono morti nel conflitto che ha condotto alla distruzione della terra, ma alcuni sono sopravvissuti, continuando ad abitare l’ormai inospitale pianeta e ricominciando, lentamente, a riprodursi.
I pochi superstiti, ad ogni modo, vivono in condizioni che oscillano tra agglomerati urbani degni dei migliori film western (con tanto di simil saloon) e lande desolate con annesse bande di degenerati cannibali – razziatori, che assalgono i malcapitati viaggiatori per derubarli e fare anche molto di peggio…
In tutto questo contesto decisamente poco edulcorato, c’è quest’uomo, interpretato dal per me carissimo Denzel Washington, che viaggia, solo, verso una non definita meta situata ad ovest, leggendo ossessivamente un libro che porta con se e con una determinazione che fa intendere che stia portando avanti la più alta delle missioni.
Troverà, sulla sua strada, diversi ostacoli, che metteranno alla prova la sua volontà.
Ora, pensavo che il film fosse infarcito di combattimenti allucinanti al rallenty matrix – style e di citazioni religiose messe a caso o di poteri mistici inquietanti…ma niente, non c’è niente di tutto questo.
I combattimenti ci sono, non fraintendetemi, ma sono pochi e non eccessivamente spettacolarizzati. I riferimenti religiosi anche ci sono, ma del resto il film parla proprio di questo, della religione.
Ma attenzione, non è un film pro / contro religione, non si schiera e non è questo il suo intento.
Il film, semmai, ci mette di fronte al “potere” della religione e delle parole con cui ci è stata “raccontata”, a come possa essere un’incredibile scintilla di speranza, di redenzione, di cambiamento e di rinascita, e, al contempo, uno strumento di controllo.
Siamo noi, con la purezza dei nostri intenti o con la devianza del nostro cuore, che determiniamo dette conseguenze. Il film, dunque, non condanna chi non crede e non beatifica chi crede, bensì evidenzia la pochezza e la miserabilità di chi vuole usare la fede per fini personali e bassi e la forza di chi, invece, vuole donare agli altri ciò che gli dà speranza.
Nel film, poi, si parla anche della nostra società, di come ci siamo abituati all’agio e alle comodità più sfrenate, iniziando a ritenerle necessarie e perdendo il contatto con ciò che è realmente essenziale, vero, pulito. E’ un tema trito e ritrito (anche se non credo se ne parlerà mai abbastanza) ma il film riesce a parlarne in modo, a parere mio, efficace e non banale.
Insomma, un film che mi ha sorpresa malgrado i miei, colpevoli, pregiudizi iniziali e che mi ha saputa intrattenere e far riflettere, senza perdere mai la mia attenzione, neanche per cinque minuti.
Il finale è perfetto, non poteva essere che quello.
Un buon film, che sicuramente merita una possibilità.

2 commenti

  1. val09 / 22 Gennaio 2014

    mi hai incuriosito…lo guarderò!

  2. manu86 / 22 Gennaio 2014

    felice di averti incuriosito!

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