Recensione su Cockfighter

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18 luglio 2014

COCKFIGHTER, rara bellezza targata Monte Hellman.

Cockfighter di Monte Hellman è uno di quei film pregni di violenza e nostalgia, una pellicola nella quale viene esaminata la vita di una piccola comunità di bifolchi. Come Sam Peckinpah nel suo “Junior Bonner” ovvero “L’ultimo Buscadero” anche Monte Hellman catturò il particolarismo tipico della provincia Statunitense, la quotidiana nella e della “altra America”.
L’ambiente aspro, duro, povero, sporco.
Non c’è posto per le ville, per i soldi facili e per le belle donne. Ci sono solo roulotte e arene da combattimento. Sangue, sudore, sporcizia, sono queste le colonne portanti del film. Bon è rimasto nulla dell’American dream. L’opera è delicata, il regista riprende il romanzo “Cockfighter” scritto da Charles Willeford (sceneggiatore del film) e realizza un lavoro da brivido. I combattimenti fra galli sono il superbo contorno di quello che è un affresco sulla triste vita del protagonista. Frank Mansfield è semplicemente crepuscolare, è un uomo segnato dagli eventi sul tramonto della vita. Interpretato dal virilissimo Warren Oates, Frank Mansfield è un uomo al capolinea. Tace, Frank, sembra muto. Eppure è dotato di parola. Il suo è un silenzio quasi religioso, è il silenzio di un uomo che sopravvive facendo partecipare il proprio gallo a dei combattimenti. Attenzione, non è che gli sia rimasto solo ed unicamente questo… Frank Mansfield avrebbe pure una famiglia, una ragazza, una casa. Decide di seguire il suo sogno: raggiungere la fama con i combattimenti fra galli. Li allena, i galli, li accudisce, conosce le tecniche per farli vincere eppure fallisce quella che doveva essere la sua unica possibilità di vero successo.
Aveva il difetto di parlare troppo ed è per questo che ora tace.
A Frank però verrò data una seconda possibilità, dopo aver venduto la fattoria di famiglia ed aver abbandonato la sua amante prima e la sua fidanzata poi, rinveste i quattrini racimolati per mettersi in affari con Omar Baradinsky, un pittoresco individuo amante dei combattimenti fra galli proprio come lui. Il regista segue, passo dopo passo, il cambiamento di un uomo, sottolineando in una parte della pellicola come in realtà i combattimenti fra galli siano un elemento della tradizione del Sud degli States, una abitudine che coinvolge anche e soprattutto ricchi annoiati. Da notare come stilisticamente nei combattimenti si cerchi il dettaglio: il regista si focalizza sulle inquadrature ai ganci legati zampe, ai becchi limati, al sangue, alla rabbia, ai volti in cerca di spettacolarità.
L’uso del “ralenti” ne sottolinea la ferocia in uno spettacolo più unico che raro. Un’opera vera, reale, che non arrivò mai nelle sale italiane. Ancora il perbenismo, le scene legate ai combattimenti fra galli, nella loro spettacolarità, vennero aspramente criticate.

DonMax

Full Eng/southern dialect limortaccivostripe’capivve.
https://www.youtube.com/watch?v=mG8cqYAjgaM

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