Recensione su Clerks II

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24 aprile 2014

Sarà che siamo cresciuti, o che dobbiamo crescere per forza di cose. Sarà che il tempo passa e gli anni si fanno sentire. Sarà che è passato un decennio da quando avevamo lasciato Dante e Randal straparlare sulle loro crisi esistenziali da adolescenti in proroga e ora ce li ritroviamo più vecchi, grassi e meno credibili a lottare con la stessa vita di sempre. O sarà che tra un Clerks e l’altro, Kevin Smith ha fatto i soldi, perdendo inventiva. Bo.

Sarà tutta questa serie di cose messe insieme che han fatto scemare la lirica effervescente e geniale, vera anima di Clerks I -capolavoro del cinema indipendente- riducendo questo film ad un brodo riscaldato in technicolor. Una sorta di remember nostalgico sui tempi andati, con gli stessi protagonisti e le stesse situazioni, solo che molta meno intenzione di far divertire il pubblico pagante. La battuta c’è sempre, ma i toni si sono abbassati scadendo troppo nella banalità e nella retorica.

I dialoghi memorabili che sembrano ormai un lontano ricordo e la trama insignificante, distaccano anni luce Clerks II dal capostipite della saga, che invece brilla e brillerà per sempre nella top dei film cult. Da vedere almeno una volta.

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