Recensione su Quarto potere

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Rosebud / 7 Giugno 2012 in Quarto potere

Quarto potere è il primo lungometraggio diretto da Orson Welles del 1941, liberamente ispirato alla biografia del magnate dell’industria e del giornalismo William Randolph Hearst. E’ lo stesso Welles ad interpretare la parte del protagonista.

ANTEFATTO:
Il film si apre e si chiude con la stessa inquadratura: un cartello appeso a una recinzione (che poi capiamo essere quella del castello di Kane) su cui c’è scritto “Vietato l’ingresso” (No trespassing).
La pellicola inizia con la morte di un uomo, che poi si scopre essere il magnate Charles Foster Kane: la cinepresa mostra nella sua mano una palla di vetro con una casetta nella neve e poi, in un primissimo piano, una bocca maschile che pronuncia: “Rosabella” (“Rosebud”, bocciolo di rosa, nella versione originale). Nella stanza allora arriva una neve metaforica, come quella della palla di vetro: la mano che la teneva la lascia cadere e la palla rotola a terra infrangendosi. È la morte del protagonista. Subito entra un’infermiera, inquadrata in maniera distorta all’inverosimile attraverso la palla di vetro che si trova a terra, in primissimo piano. La donna ricompone il braccio dell’uomo morto, con un’illuminazione espressiva che lascia in ombra i volti. La cinepresa quindi si allontana e torna a inquadrare la finestra mentre i titoli mostrano il nome del regista.

Da subito le immagini del film si rivelano misteriose: il film inizia con l’immagine di un cartello con scritto No Trapassing attaccato al cancello di un castello. Vediamo una serie di immagini molto varie in successione delle scimmie, delle gondole, un ponte levatoio, tutte immagini però legate tra di loro da raccordi, attraverso un elemento di continuità che è il castello che vediamo sempre presente in alto a destra. Welles è una mente creativa che non si pone limiti. Tutto il film giocherà sulle aspettative dello spettatore sconvolgendole.

Si passa alla seconda sequenza del film dove, dopo la morte di un personaggio misterioso, ci svela la sua identità attraverso un cinegiornale, e veniamo a scoprire che l’uomo in questione è Kane. Proprietario di molti castelli, addirittura di una tenuta, di un Zoo (ecco spiegate le immagini delle scimmie); il cinegiornale ci narra la sua vita. Di colpo da non avere nessuna informazione ne abbiamo troppe.

La terza sequenza del film è molto importante, siamo in una saletta cinematografica della RKO la luce è molto buia, lo spettatore non è sicuro di quello che vede, ambiente che viene realizzato quasi secondo una logica espressionista. Ed è da qui che prende avvio l’indagine di Thompson sul nume “Rosbud” pronunciato in punto di morte dal Sig. Kane.

Dalla sala buia della RKO passiamo attraverso una abile movimento di macchina in un locale, dove Thompson va per intervistare la seconda moglie di Kane. Per entrare nel locale la macchina da presa compie due movimenti, uno verticale e uno orizzontale: Supera due ostacoli: quello dell’insegna che era divisibile in due in modo tale da riuscire a far passare la macchina da presa su una gru, e poi deve sorpassare il lucernario per entrare nel locale, e attraverso l’abile utilizzo di un lampo causato dal temporale, la macchina da presa che in questo caso è una dolly entra nel locale e ci mostra una scena molto significativa. La scena in questione è quella della telefonata, realizzata con l’utilizzo di una profondità di campo riuscitissima dove entrambi i personaggi, in questo caso 3, rimangono tutti ben in vista in modo tale che lo spettatore non si distolga dalle azioni di entrambi.
Lo spettatore deve spostarsi su tre piani abilmente realizzati dal regista:
– primo piano abbiamo Thompson che parla al telefono in ombra, ma la cosa importante è che ci giunga la sua voce;
– secondo piano abbiamo il secondo uomo, che in questo caso risulta inquadrato da un “quadro nel quadro” dalla cabina del telefono;
– terzo piano abbiamo la donna seduta al tavolo, illuminata da una luce molto forte.
Lo spettatore non deve perdersi sulla di quello che sta succedendo, e si trova davanti ad una complessità della rappresentazione sia visiva che sonora.

Da questo punto in poi il film prende un’altra piega: Thompson per indagare sul nome “Rosebud” inizia a ricostruire la vita di Kane attraverso il ricordo dei suoi amici, i quali ripercorrono i fatti che a noi ci vengono mostrati attraverso una serie di flashback abilmente costruiti da Welles.

Welles in questo film rifonda le tecniche di ripresa cinematografica rifacendosi e migliorando lo stile dei maestri come Griffith, fondendo elementi di teatro e di cinema. Due caratteristiche più importanti del suo linguaggio sono l’uso del piano sequenza, e della profondità di campo.

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