10 Recensioni su

Quarto potere

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Capolavoro, ma non mi è piaciuto / 27 Giugno 2016 in Quarto potere

L’idea che mi ero fatto di Kane, prima di vedere il film, era che fosse un personaggio affascinante e titanico.
Invece, non è affascinante, e lo definirei più patetico che titanico.
Ciò non toglie che sia a suo modo un personaggio interessante, un uomo che cerca di avere principi nobili e amare ed essere “grande”, ma che è vuoto.
Narrativamente perfetto, regia, sceneggiatura, scenografia, attori, tutto perfetto, è oggettivamente un capolavoro ed è un film che va visto.
Ma mentirei se dicessi che mi è piaciuto.

AGGIORNAMENTO 04/01/2019
A distanza di quasi 3 anni, mi ritrovo a dover alzare il voto, ed a cambiare il mio commento.
Pur senza averlo rivisto.
Perché, semplicemente, è un film che mi torna spesso in mente, varie scene le ricordo in maniera nitida. Se un film ti entra così dentro, seppur a scoppio ritardato, un motivo ci sarà.

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bello / 15 Luglio 2014 in Quarto potere

capolavoro

23 Aprile 2014 in Quarto potere

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Welles confeziona una storia, seppur frammentaria, di un uomo ( Kane ) votato alla grandezza e al potere, riflesso condizionato di un’infanzia depauperata del libero arbitrio, nonché di un’innocenza pagata troppo presto. Benché affamato di ideali e principi nobili, Kane inconsapevolmente cela dietro l’abito di questi intenti, egoismo e vanità; ma all’occhio indagatore di chi lo scruta non vi è certezza, e quindi non si può né definirlo, né incatenarlo in una sorta di personaggio triste, che malgrado le sue immense ricchezze non riesce a possedere nulla, se non la folle convinzione di amare e di essere amato soltanto alle sue condizioni. Non vi è certezza dunque, se non nello stesso alone di mistero che circonda la sua arcana figura, ed è proprio questa ad arricchirlo e a renderlo forse il personaggio più interessante creato ad arte in una pellicola, sebbene Welles si sia ispirato alla vita dell’editore, imprenditore e politico statunitense William Randolph Hearst.
Kane in un certo senso è letteratura d’altri tempi, quella romantica ed egoista, che cerca nella sua infinita eleganza un piacere che non esiste, ma che anela a conquistare. Orson Welles, a soli venticinque anni carpisce l’effimera direzione di quel vento, di quella brezza che spira in gioventù, e poi si affievolisce cercando di ripercorrere quel sentiero che l’ha portata così lontano. E la dirige, la veicola, ma in modo casuale, così da non avere chiara in noi la direzione. E quello che rimane è un piccolo silenzio, una flebile voce di un ragazzino che forse alla sua smisurata eredità avrebbe preferito ancora un giro sulla sua vecchia slittina, sulla sua adorata Rosabella.

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Scontato definirlo “capolavoro” / 29 Marzo 2014 in Quarto potere

Definito da molti come “Il miglior film della storia del cinema”, forse un’affermazione un po esagerata, non credo che un’opera possa essere oggettivamente definita come la “migliore in assoluto”, il termine più corretto sarebbe “Uno dei migliori film della storia del cinema”.
Orson Welles rivoluziona le tecniche narrative con la storia di Charles Foster Kane, iniziando con la sua morte per poi procedere con dei flashback della sua vita dall’infanzia fino all’età adulta, dalla sua salita al potere alla solitudine che lo accompagnerà fino alla more. Tecnicamente rivoluzionario per aver introdotto la profondità di campo che permise a Welles di mostrare al pubblico ogni importante dettaglio facendo uso di una sola inquadratura.
Non c’è molto da dire su questa pellicola che non sia gia stato detto, va visto almeno una volta nella vita.

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12 Luglio 2013 in Quarto potere

Il senso della teatralità e del gusto per la composizione pittorica di Welles, posti al servizio delle tecniche espressive e narrative cinematografiche ed alle ardite sperimentazioni formali e lessicali, costituiscono l’asse portante della sua filmografia: la precisione maniacale che permea l’architettura visiva di Quarto potere impressiona lo spettatore, turbandolo, emozionandolo, letteralmente.
Uno dei film più gotici e parimenti eclettici che abbia mai visto.

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No trespassing / 11 Settembre 2012 in Quarto potere

Ieri sera ho visto, per la prima volta nella mia vita (con colpevole ritardo, dunque), quello che un po’ ovunque viene definito come il più gran film di tutti i tempi.
Non so se questa dichiarazione sia vera, ciò che conta è che ho visto un Grande Film. Grande non perché i critici lo hanno definito così, ma Grande perché mi ha entusiasmato.
Cosa si può fare con il bianco e nero! Illusi noi modernisti a pensare che solo una vasta gamma di colori può creare magia; guardatevi il nero carico delle prime sequenze di Welles, guardate come si affina e tende a un grigio quasi seppia nel cuore del film, guardate l’ombra nei visi mentre il corpo è in luce, guardate come si illumina un grigio con la luce naturale che filtra da un abbaino, come brillano le gocce di pioggia nella notte buia. Pazzesco, arte pura.
Già dalle prime sequenze, le inquadrature sono di una bellezza gotica e struggente. Il palazzo di Xanadu spicca in tutta la sua austera maestosità, protetto da un cartello: “No trespassing”.
Lo stesso cartello apparirà alla fine; “Vietato l’accesso”. Sì, perchè nel mezzo c’è la folgorante parabola di Charles Foster Kane, un uomo talmente pubblico, talmente sfacciatamente pubblico che non gli si vorrebbe riconoscere la dignità di un aspetto nascosto, di un segreto mai svelato. Un segreto di nome Rosebud, protetto dal significato più intimo quel cartello…
Non spendo nemmeno una parola sull’eleganza scenica di Orson Welles; guardatevelo.
Personaggi che non abbandoneranno la mia mente; Leland, il tutore, un moralista fallito, un grillo parlante alcolizzato. E Bernstein, il direttore del giornale, un profilo da grande teatro, da cabaret di classe. Ma sono solo due perle in un baule tutto da scoprire, ve l’assicuro.
Gustatevi ogni sequenza come i quadri di una ricchissima pinacoteca. Prendetelo oggi, non ve ne pentirete.

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Su una nota di Welles / 11 Giugno 2012 in Quarto potere

“Citizen Kane è la storia di una ricerca, condotta da un uomo chiamato Thompson, curatore di un cinegiornale, sul significato di una parola pronunciata da Kane morente. Egli spera che questa possa dargli la soluzione dell’enigma. Ritiene che le parole di un uomo che sta per morire possano chiarire la sua vita. Forse lo possono. Egli non saprà mai cosa voleva dire Kane, gli spettatori sì. Le sue ricerche lo condurranno a cinque persone che conoscevano bene Kane, che avevano simpatia per lui, che lo amavano o lo odiavano per il suo potere.
Esse raccontano cinque storie diverse, ciascuna vissuta in modo soggettivo, cosicchè la verità su Kane, come la verità su ogni uomo, può scaturire solo dalla somma di tutto ciò che viene detto su di lui.” (Orson Welles 1941)
Ho riguardato questo film dopo tanti anni e mi ha coinvolto nel racconto proprio come la prima volta, ho sentito anche il profondo significato del termine ‘potere’ su se stessi; anche il potere della ricchezza non risolve la vita di Kane e non sana una ferita molto antica che risale alla sua infanzia. Il racconto delle persone più vicine dimostra questo vuoto interiore che gli fa usare gli altri, e ognuno di loro ha una visione diversa di lui.
Le parole di Welles mi hanno fatto riflettere sul potere che hanno su di noi e che gli permettiamo di avere, apparecchi di comunicazione sempre più sofisticati, quindi: la verità su di noi è davvero la somma di tutto ciò che viene detto attraverso questi mezzi? O è qualcos’altro in ‘divenire’, di più inafferrabile e infinito…

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Rosebud / 7 Giugno 2012 in Quarto potere

Quarto potere è il primo lungometraggio diretto da Orson Welles del 1941, liberamente ispirato alla biografia del magnate dell’industria e del giornalismo William Randolph Hearst. E’ lo stesso Welles ad interpretare la parte del protagonista.

ANTEFATTO:
Il film si apre e si chiude con la stessa inquadratura: un cartello appeso a una recinzione (che poi capiamo essere quella del castello di Kane) su cui c’è scritto “Vietato l’ingresso” (No trespassing).
La pellicola inizia con la morte di un uomo, che poi si scopre essere il magnate Charles Foster Kane: la cinepresa mostra nella sua mano una palla di vetro con una casetta nella neve e poi, in un primissimo piano, una bocca maschile che pronuncia: “Rosabella” (“Rosebud”, bocciolo di rosa, nella versione originale). Nella stanza allora arriva una neve metaforica, come quella della palla di vetro: la mano che la teneva la lascia cadere e la palla rotola a terra infrangendosi. È la morte del protagonista. Subito entra un’infermiera, inquadrata in maniera distorta all’inverosimile attraverso la palla di vetro che si trova a terra, in primissimo piano. La donna ricompone il braccio dell’uomo morto, con un’illuminazione espressiva che lascia in ombra i volti. La cinepresa quindi si allontana e torna a inquadrare la finestra mentre i titoli mostrano il nome del regista.

Da subito le immagini del film si rivelano misteriose: il film inizia con l’immagine di un cartello con scritto No Trapassing attaccato al cancello di un castello. Vediamo una serie di immagini molto varie in successione delle scimmie, delle gondole, un ponte levatoio, tutte immagini però legate tra di loro da raccordi, attraverso un elemento di continuità che è il castello che vediamo sempre presente in alto a destra. Welles è una mente creativa che non si pone limiti. Tutto il film giocherà sulle aspettative dello spettatore sconvolgendole.

Si passa alla seconda sequenza del film dove, dopo la morte di un personaggio misterioso, ci svela la sua identità attraverso un cinegiornale, e veniamo a scoprire che l’uomo in questione è Kane. Proprietario di molti castelli, addirittura di una tenuta, di un Zoo (ecco spiegate le immagini delle scimmie); il cinegiornale ci narra la sua vita. Di colpo da non avere nessuna informazione ne abbiamo troppe.

La terza sequenza del film è molto importante, siamo in una saletta cinematografica della RKO la luce è molto buia, lo spettatore non è sicuro di quello che vede, ambiente che viene realizzato quasi secondo una logica espressionista. Ed è da qui che prende avvio l’indagine di Thompson sul nume “Rosbud” pronunciato in punto di morte dal Sig. Kane.

Dalla sala buia della RKO passiamo attraverso una abile movimento di macchina in un locale, dove Thompson va per intervistare la seconda moglie di Kane. Per entrare nel locale la macchina da presa compie due movimenti, uno verticale e uno orizzontale: Supera due ostacoli: quello dell’insegna che era divisibile in due in modo tale da riuscire a far passare la macchina da presa su una gru, e poi deve sorpassare il lucernario per entrare nel locale, e attraverso l’abile utilizzo di un lampo causato dal temporale, la macchina da presa che in questo caso è una dolly entra nel locale e ci mostra una scena molto significativa. La scena in questione è quella della telefonata, realizzata con l’utilizzo di una profondità di campo riuscitissima dove entrambi i personaggi, in questo caso 3, rimangono tutti ben in vista in modo tale che lo spettatore non si distolga dalle azioni di entrambi.
Lo spettatore deve spostarsi su tre piani abilmente realizzati dal regista:
– primo piano abbiamo Thompson che parla al telefono in ombra, ma la cosa importante è che ci giunga la sua voce;
– secondo piano abbiamo il secondo uomo, che in questo caso risulta inquadrato da un “quadro nel quadro” dalla cabina del telefono;
– terzo piano abbiamo la donna seduta al tavolo, illuminata da una luce molto forte.
Lo spettatore non deve perdersi sulla di quello che sta succedendo, e si trova davanti ad una complessità della rappresentazione sia visiva che sonora.

Da questo punto in poi il film prende un’altra piega: Thompson per indagare sul nome “Rosebud” inizia a ricostruire la vita di Kane attraverso il ricordo dei suoi amici, i quali ripercorrono i fatti che a noi ci vengono mostrati attraverso una serie di flashback abilmente costruiti da Welles.

Welles in questo film rifonda le tecniche di ripresa cinematografica rifacendosi e migliorando lo stile dei maestri come Griffith, fondendo elementi di teatro e di cinema. Due caratteristiche più importanti del suo linguaggio sono l’uso del piano sequenza, e della profondità di campo.

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Rosabella / 10 Maggio 2012 in Quarto potere

Uno dei più bei film della storia del cinema.
La fotografia in bianco e nero esalta e conferisce potenza allo stile di Welles. La regia è solida, aggraziata ed elegante, la storia è ben scritta (Oscar alla sceneggiatura) e l’interpretazione di Welles è superlativa.
Le scenografie sono molto accurate e osservando la maestosa residenza di Kane non ho potuto non pensare ai canoni architettonici di Gaudì, alle sue cesellature artistiche ed al senso di grandezza e magnificenza, per esempio, della Sagrada Famiglia, che se vogliamo rimanda alla splendida villa di Kandalu di Welles (entrambe ancora incompiute). Ma non ho potuto evitare di pensare neppure ai quadri di Escher, che secondo me, sono stati d’ispirazione per Welles nella descrizione degli interni della villa.
E questo senso di grandezza esteriore ed infinito avvitamento interiore rispecchia perfettamente la figura parossistica di Kane, che non è comunista nè fascista ma è TUTTO. E’ la massima esaltazione del potere di un uomo e nel contempo ne descrive i vuoti ed i limiti interiori.
Ed è un pò anche Welles, nella sua magniloquente presentazione di un uomo dalle mille sfaccettature.
Se è uno dei film più amati della storia del cinema un motivo c’è e sebbene abbia più di 70 anni questo film è un archetipo sia dal punto di vista estetico che dei contenuti.

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Se non l’hai visto, non ami il cinema / 13 Luglio 2011 in Quarto potere

La quintessenza del Cinema con la “c” maiuscola.
Impossibile aggiungere altro, è stato detto tutto di questa meravigliosa pellicola, a mio avviso insuperabile.

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