Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino
Regia:

Mezzo punto più del dovuto / 4 Dicembre 2020 in Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Per l’importanza e l’incisività di un’opera che ha un simile potere documentaristico, tuttavia come trama e come interpretazione di molti attori si poteva forse far di meglio, anche se questo aspetto è sicuramente da imputare al fatto che esclusa Natja Brunckhorst (Christiane) gli altri non erano attori professionisti.
La protagonista per contro è stata perfetta, si è calata magnificamente nel ruolo di adolescente un po’ chiusa, annoiata e in cerca di evasione che inizialmente si presenta ingenua e “pulita”, quasi troppo rigida nel suo rifiuto dello “sballo” a tutti i costi, celebrato dai coetanei e da tutti quelli che la circondano, come se fosse più un capriccio da ragazzina ribelle che una scelta ragionata di mantenersi sana.
Ad un certo punto però cede anche lei alle droghe e inizia precipitare, quasi per caso, nel cupo e sordido vortice della dipendenza.
Le sensazioni drammatiche e l’emarginazione dei tossicodipendenti (anche dei più giovani) sono enfatizzate e rese quasi palpabili dagli scenari grigi e sporchi di una Berlino tutta asfalto, ferrovie, cemento e sudiciume, tra palazzi di appartamenti anonimi e periferie degradate.
Ottima da questo punto di vista la fotografia e la scenografia che sposano benissimo la sceneggiatura, ma manca una convincente colonna sonora (non bastano due o tre pezzi di Bowie nella prima parte del film) e una successione un po’ più lineare dei fatti, che a tratti appaiono confusi e quasi scollegati tra loro.
Personalmente ho trovato anche un po’ disturbante l’atteggiamento della madre di Christiane, totalmente presa dal lavoro e dalla sua nuova relazione al punto da non accorgersi che la figlia appena quattordicenne ha seri problemi con la droga e che frequenta pessime compagnie. Inoltre non si è ben capito se ad un certo punto l’aveva abbandonata al gruppo di Detlef per poi recuperarla nel finale e portarla ad Amburgo.
Molto toccante la sorte di Babette o Babsi, e la scelta di Christiane di suicidarsi in seguito a quella scoperta, anche se per afferrare questo particolare ho dovuto consultare dei riassunti della storia.
Toccante, crudo, non ho trovato traccia del moralismo di cui viene tacciato da qualcuno, ma concordo sul fatto che forse è tutto permeato di un distacco a tratti eccessivo.
Comunque mi ha davvero fatto riflettere e rabbrividire, cosa che indubbiamente era lo scopo ultimo della pellicola, sottolineare quanto sia sciocco e pericoloso incamminarsi sulla strada della dipendenza con la convinzione scellerata del “tanto smetto quando voglio”.
Da vedere e far vedere anche nelle scuole, molto attuale.

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