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Recensione su Soffocare

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17 febbraio 2011

Basato sul romanzo di Chuck Palahniuk – che con un nome così non poteva scrivere altro che libri strani- il film non manca d’essere divertente e assurdo.

Victor, sessuomane e figurante in un parco a tema coloniale, finge di soffocare sistematicamente al ristorante per farsi adottare finanziariamente dall’eroe di turno (scelto con con accuratezza in base al portafogli) per poter pagare la permanenza della madre all’ospedale psichiatrico.

Palahniuk ha scelto questo scenario per dipanare la sua trama, tra sedute di terapia di gruppo, amici sessuomani, vecchie rimambite e personaggi in costume, ed il regista, l’esordiente Clark Gregg, delega totalmente alla sceneggiatura la riuscita del suo film. Certo gli attori sono bravi; anzi, Anjelica Houston è brillante nell’interpretare la madre, sia nelle scene in cui è malata in ospedale, sia nei flashback che ci raccontano i modi originali con cui cercava di educare il figlio; ma anche l’interprete di Victor, Sam Rockwell, è adatto e riesce bene. Tuttavia il film manca di qualcosa, forse proprio della regia: il romanzo di Palahniuk ha sicuramente più forza.

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