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Recensione su Cheung fo

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23 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Perché guardi così poco spesso dei film di Johnnie To? Parliamone (a parte che dovrebbe bastare già il cognome)…
Sottotitolato in francese, Hong Kong e pistole. Gangsta-movie, con occhi a mandorla e potere e soldi e pallottole e abiti eleganti, sempre. Solito problema che essendo tutti uguali all’inizio non si capisce quali siano i protagonisti e quali le comparse. Come faccio a farvi sentire il tema della musichetta? Ora lo cerco, ero già convinto dopo 3 minuti di film. Eureka!
Un boss assolda cinque tipi di fiducia per difenderlo da chi lo vuol far fuori. Si tratta di: un ex-sicario che si è messo a fare il parrucchiere, un capetto di quartiere e il suo vice, un magnaccia (onore! ah, no) e un ciccio con la faccia rotonda e che mangia in continuazione arachidi lasciando dietro di sè la scia dei rimasugli. Con questa squadra il boss scampa a molteplici attentati, debellati a suon di sparatorie sulle scale mobili e dovunque un po’, fino a trovare e uccidere chi lo voleva eliminare. Ma non è finita, perché la “missione” ha unito le cinque guardie del corpo, che alla fine dovranno trovare il sistema per uscire da una di quelle situazioni bellissime in cui ognuno punta la pistola sulla faccia di un altro e gli dice “non sparare”. Oh, wow. Ti prego, passamene un’altra dose.

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