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Recensione su Charlot - Chaplin

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1 gennaio 2013

Prima di riuscire a vederlo per intero, tentai almeno altre due volte, abbandonando intorno alla metà per sfinimento. Stavolta, ho resistito perché volevo dargli una vera chance, ma mi rendo conto di aver sprecato il mio tempo.

Il filo narrativo si spezza ripetutamente, il racconto è episodico e didascalico ed il continuo affastellarsi di volti/nomi più o meno noti è completamente sterile. Si tratta di una biografia, ma si comprende a fatica perfino il numero dei figli generato.
I guizzi di genio di Chaplin si riducono al lumicino: nella rappresentazione della creazione dei suoi lavori, non vi è mai consequenzialità tra idea e realizzazione.

Robert Downey Jr. ha raggiunto una mimesi fisica quasi perfetta con il suo personaggio, ma la maschera di trucco che lo sommerge da un certo punto in poi lo rende pressoché ridicolo.
Doppiaggio da dimenticare.

Unica nota positiva, il mediocre lavoro di Attenborough pone l’accento sul fatto (se ancora ciò fosse necessario) che chi intende far (sor)ridere il pubblico è solitamente tormentato ed affatto incline alla vera gioia. In questo senso, visto il genere cinematografico battuto da entrambi, il logorìo interiore di Chaplin mi ha ricordato quello di Peter Sellers raccontato in Tu chiamami Peter
https://www.nientepopcorn.it/film/the-life-and-death-of-peter-sellers/

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