Recensione su Humandroid

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11 aprile 2015

Neill Blomkamp abbassa l’asticella e finalmente ritrova lo smalto. Abbandonate le denunce sociali e le allegorie di District 9, dimenticata la presunzione di Elysium, ritroviamo i bassifondi di Johannesburg e troviamo un esercito di robot a farvi la guardia. A produrli è una grossa società diretta da Sigourney Weaver, mentre a averli creati è Deon, un brillante ingegnere interpretato da Dev Patel. Deon però ha un piano più ambizioso: realizzare l’intelligenza artificiale perfetta, completamente indipendente dal controllo umano. A un robot di scarto Deon insuffla l’anima del suo prodigio coltivato di nascosto, ma una banda di simpatici delinquenti glielo ruba e gli affibbia il nome della discordia: CHAPPIE. Chappie è l’AI perfetta, ma ha bisogno di crescere e imparare, come un bambino. E come gli esseri umani dovrà capire la differenza fra il bene e il male, la giustizia e l’interesse personale.
Tranquilli, la questione morale è solo un pretesto per una sequela delirante di gag, perché quando Chappie entra in scena da personalità matura il film si rivela come una fantastica commedia fatta di contrasti e della caratterizzazione dell’interprete di Chappie, Sharlto Copley (in italiano doppiato perfettamente da Edoardo Stoppacciaro).

Il finale del film è apertissimo, quindi io adesso voglio una sit-com su Chappie.

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