Recensione su C'era una volta in America

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Un’esperienza immersiva nel mondo del Cinema / 9 Marzo 2016 in C'era una volta in America

Che fosse un film storico (in riferimento alla storia del Cinema, ma non solo, forse!) già lo sapevo. Che fosse un Capolavoro, l’ho scoperto solamente la sera del 21 Ottobre 2012: in una delle date del weekend in cui “C’era una volta in America” di Sergio Leone è stato riproposto nelle sale.

Ebbene sì, non avevo mai avuto l’occasione e il tempo di ammirare “C’era una volta in America” prima di quella data: un po’ me ne vergogno, ma quelle tre ore e quaranta di durata sono un ostacolo piuttosto difficile da superare, per una vita che spesso si fa frenetica e a volte troppo piena (anche di pigrizia). In quella serata magica, però, le ore sono state addirittura quattro, perché la versione restaurata è stata impreziosita di quelle scene tagliate da quella originale. E l’occasione che mi si prestava non era da poco: poterlo vedere al cinema, al buio della sala, sul grande schermo.

È stata un’esperienza unica, e rimarrà tale. Perché unico e raro è il film (il Film) di Sergio Leone, che canta il Cinema con innocente genuinità, in tutta la sua purezza, in tutta la sua essenza, in tutta la sua grandezza. E in tutta la sua Bellezza. È stato un viaggio più che emozionante, direi artisticamente emozionante, perché è l’Arte contenuta in quelle quattro ore che emoziona. Un viaggio onirico e spirituale, attraverso le inquadrature del grande regista italiano, che narra per immagini, che sembra una banalità se parliamo di cinema, ma che invece è abbastanza rara come attitudine, e soprattutto a questi livelli! La poetica dei primi piani, caratteristica peculiare dello stile di Leone si esprime in visi che parlano da soli, senza far uscire parole dalla bocca, che inneggiano alla bellezza e alla potenza della narrazione cinematografiche. E poi i movimenti di macchina, i piani sequenza che hanno fatto scuola; le inquadrature fisse, che sono diventati tableau della storia del Cinema, come quadri o fotografie da ammirare e apprezzare in un museo: tutto concorre alla creazione del meraviglioso. Con il prezioso e necessario contributo di una colonna sonora che è musica di altissimo valore, firmata Ennio Morricone; di un cast artistico di assoluto rispetto, su tutti il protagonista Robert de Niro, in uno dei suoi ruoli più celebri e celebrati; di scenografia e fotografia evocativa, di un montaggio di una sapienza unica, kubrickiano.

Ho ballato tra i sacchi di farina con Deborah; ho ascoltato parole d’amore che citavano il Cantico dei Cantici (e forse l’ho sussurrate anch’io tra me); ho sofferto con Noodles, ma ho anche riso con lui e i suoi amici.

Tante volte nella vita corro, vengo colpito e cado, rimanendo ferito. E allora vorrei anch’io poter dire come Dominic, a me stesso e agli altri, di essere solo inciampato. Semplicemente…”sono inciampato”.

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