Cella 211

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Cella 211

Il giovane Juan Olivier è in attesa di prendere servizio nel carcere di Zamora come secondino. Per fare una buona impressione alle autorità decide di presentarsi con un giorno di anticipo, così da visitare con calma l'intera struttura, sotto la guida di colleghi più esperti. Ma a un certo punto un frammento di intonaco cade dal soffitto... e la situazione precipita. Film vincitore di 8 premi Goya (2010) tra cui miglior film e migliore sceneggiatura non originale. Ispirato al romanzo omonimo di Francisco Pérez Gandul.
wigelinda ha scritto questa trama

Titolo Originale: Celda 211
Attori principali: Luis TosarLuis TosarAlberto AmmannAlberto AmmannAntonio ResinesAntonio ResinesCarlos BardemCarlos BardemFélix CuberoFélix CuberoMarta Etura, Luis Zahera, Vicente Romero, Patxi Bisquert, Manolo Solo, Josean Bengoetxea, Anartz Zuazua, Manuel Morón, Fernando Soto, David Selvas, Ricardo de Barreiro, Antonio 'Morris' Durán, Jesús Carroza, Ramiro Alonso, Xavier Estévez, Jorge Gómez, Antonio Mora, Xosé Manuel Olveira , Roberto Sanchez , José Ignacio Álvarez, Mostra tutti

Regia: maschioDaniel Monzón
Sceneggiatura/Autore: Jorge Guerricaechevarría, Daniel Monzón
Colonna sonora: Roque Baños, Ginés Carrión
Produttore: Álvaro Augustín, Elena Manrique, Juan Gordon, Franck Ribière, Vérane Frédiani, Pilar Benito, Javier Ugarte, Emma Lustres, Borja Pena
Produzione: Spagna, Francia
Genere: Azione, Thriller
Durata: 110 minuti

Dove vedere in streaming Cella 211

5 Novembre 2013 in Cella 211

Cella 211
by Daniel Monzón,

Un film violento, potente, un thriller carcerario che fa il suo sporco lavoro:
intrattenimento spettacolare.

Tutto inizia in una prigione di massima sicurezza, nella cella 211 esattamente. E’ una strana, brutta, storia quella della Cella 211.La cella è occupata da un uomo che si suicida, ha un tumore.

Juan Oliver è il nostro eroe, egli ha una splendida moglie, la quale gli partorirà un bambino a breve, è nel pieno della vita. Ci tiene così tanto a questo lavoro che si presenta addirittura un giorno prima.
Juan Oliver ha fatto il concorso per entrare a lavorare al carcere come secondino ma nel visitarlo è vittima di un incidente. Viene ferito alla testa da un pezzo di intonaco caduto dal soffitto, i (futuri) colleghi lo soccorrono ma quando si rendono conto di essere nel bel mezzo di una sommossa decidono di lasciarlo per terra, sul pavimento. La discesa agli Inferi ha inizio, il nostro viene catapultato in una giungla di cemento e sbarre d’acciaio. Nel risveglio il secondino si rende conto di esser solo. La sommossa guidata da Malamadre (Luis Tosar), un osso fin troppo duro da mordere, un grezzo temprato da anni di galera con lo scopo di ridurre gli effetti del carcere duro.
L’unica possibilità di salvezza è spacciarsi per un criminale, un omicida calmo e calcolatore, nella speranza che nessuno si renda conto dell’inganno.
Recita, si finge ciò che non è, passa dall’essere un poliziotto all’essere un criminale. Badata, i ruoli in questo film non sono delineati sull’asse “buono-cattivo”, molto spesso nella vita proprio come in un film si è di fronte alla “right chioice for the wrong decisions”.

Forse un po’ troppo gonfiata la parte collegata ai flashback del nostro ma sommariamente una pellicola distinta.

DonMax

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Gran film / 1 Settembre 2013 in Cella 211

Film crudo, con scene violente e forti ma che rendono l’idea del periodo e della situazione. L’ho trovato ben fatto, ben recitato ma soprattutto emozionante ed originale. E’ un film che lascia il segno…d’altra parte l’ho visto da un pò di tempo eppure ancora ho ben chiare in mente alcune delle sue scene di impatto e di grande forza espressiva.

Se lo dovessi definire con tre parole direi: CRUDO, FORTE e TRISTE. Queste sono le parole chiave della sua bellezza.

Consigliato per tutti gli amanti del genere 😉

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17 Settembre 2012 in Cella 211

Carceri spagnole. Una rivolta. I diritti civili per i carcerati. In tutto questo Juan si ritrova quasi per caso nel mezzo di questa guerra e non può tirarsi indietro. La sua preoccupazione sta nella moglie che aspetta il suo primo figlio.
Drammatico ma intenso come storia oltre che per il tema trattato. Gli interpreti sono veramente eccezionali. Malamadre è incredibilmente coinvolgente. Molto bello, poco conosciuto ma molto premiato. Incredibile!
“Ma io non voglio più cose, io voglio te…” Belle parole… a volte sono solo parole…

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L’insostenibile intreccio della vita / 3 Maggio 2012 in Cella 211

A pochissimi giorni da Hunger (di Steve McQueen), in modo del tutto casuale [miracoli squisitamente televisivi ;-)], mi trovo catapultata in un altro universo carcerario, spagnolo questa volta, in cui, tra le molte differenze, emergono alcuni interessanti parallelismi. Sarà forse per questo, o sarà perché il genere “carcerario” mi attira sempre, ma rimane il fatto che questo film mi ha colpito.

Diciamo subito che, a mio parere, non è certo un capolavoro; i commenti letti mi sembrano in genere un po’ troppo sopravvalutanti. La regia è certamente buona e con qualche soluzione valida, ma per quanto Cella 211 sia interessante, non c’è paragone possibile – certamente, dal punto di vista filmico, ma anche in generale – con Hunger, tuttavia, bisogna riconoscergli quella potenza di trama che proprio in Hunger avevamo percepito un po’ manchevole. E per trama intendo proprio lo svolgimento narrativo, l’intreccio.

Ancora una volta, non è tanto questione di contenuti trattati, ma proprio di struttura narrativa: accurata, coerente, con picchi progressivi di tensione, con diversi risvolti originali – diciamo, sufficientemente inaspettati – con valide incursioni nella psicologia e nell’emotività dei personaggi – Juan/Alberto Ammann è meravigliosamente convincente in questo ruolo via via sempre più borderline – senza concessioni al sentimentalismo (tanto meno quello da botteghino o da facili consensi), in cui il ricorso alle scene di “genere” è contenuto e, con, infine, quel pizzico di “tout-se-tient” che mi piace da morire, perché comunica inevitabilmente una riflessione simbolica sugli eventi, e non una mera giustapposizione di fatti possibili, o una sequenza di stralci “rubati” alla realtà e conditi di (improbabile) fiction.

Anche solo per questo, Cella 211 vale i suoi 112 minuti di visione.

Ah, già, il tema. Bello e coinvolgente in sé – per chi si pone domande sull’esistenza, soprattutto – oltre che trattato bene, terribilmente “reale” per ciascuno di noi, anche quando scegliamo di ignorarlo, e incredibilmente presente in ogni singolo istante della nostra vita: l’indecibile dualità tra caso e necessità, l’impossibile determinazione tra fato e coincidenza, tra ineluttabile e accidentale, tra inevitabile e fortuito, tra libero arbitrio, inclinazione naturale e condizionamento ambientale… insomma, tanto vale dirla con le parole di Malamadre: “A volte, la vita ti fotte senza che te ne accorgi”.

Non rimane che una notazione: ecco qui il rovescio della medaglia della questione centrale di Hunger: la differenza – necessaria, giusta, infondata? – tra “prigionieri politici” e ”prigionieri comuni”.

P.s.
Ho scoperto un minuto troppo tardi che dietro la sceneggiatura c’è un libro: Cella 211 di Francisco Pérez Gandul. Senza nulla togliere alla trasposizione cinematografica che, come insegnano moltissimi casi (vedi tra tutti Espiazione di Joe Wright tratto dal romanzo di Ian McEwan), non è affatto da dare per scontata, certamente una ragionevole spiegazione della buona coerenza narrativa, dell’intreccio ben sviluppato, del risvolto psico-emotivo dei personaggi, risiede lì.

E per una volta lasciatemi dire qualcosa di positivo sulla versione italiana 🙂 Un “Bravo!” a Francesco Pannofino, che doppia Luis Tosar (Malamadre): un bell’esempio di quando, come si dice in gergo, una voce si “appiccica alla faccia”.

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31 Gennaio 2012 in Cella 211

Tosto,tosto,tosto.Chi se lo sarebbe aspettato che questo film spagnolo poco conosciuto (ma ultracelebrato ai premi Goya 2010) avrebbe risollevato un genere apparentemente saturo come quello carcerario?
“Cella 211”, diretto dall’esordiente Daniel Monzón, ci riesce spingendosi oltre il semplice e classico tema di molti prison-movie, ovvero quello della rivolta carceraria e tutto ciò che essa comprende(denuncia politica,sociale e istituzionale). Mònzon parte con questi temi per poi arrivare molto più in alto, mette a nudo i suoi personaggi e crea le situazioni giuste, con un ottimo intreccio da vero thriller adrenalinico, per giungere infine ad un’indagine che riguarda la vera natura umana. La metamorfosi psicologica del protagonista è infatti quanto di più umano ci possa essere di fronte a temi come la libertà, l’amore e la morte. è praticamente impossibile non essere risucchiati(emotivamente) dal vortice di avvenimenti a cui si assiste, e se all’inizio c’erano i buoni ed i cattivi, alla fine questi non riescono più a distinguersi,sono semplicemente persone. E quando l’ingranaggio spietato scatta l’induviduo, scorporato da ogni valore e convenzione, è costretto a mettersi in gioco, mostrando la sua vera natura. Ritmo tesissimo, sceneggiatura incazzata il giusto e regia lucida( e furba), qualche caduta di stile forse nelle poche spettacolarizzazioni concesse, ma rimane comunque un solido dramma carcerario dal quale si può uscire sicuramente un po’ frastornati e amareggiati. Davvero tosto. 7,5

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