Recensione su Carol

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Desperate Housewife / 3 Febbraio 2020 in Carol

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In generale, finora, ho sempre apprezzato molto i lavori di Todd Haynes e la sua capacità di rappresentare con notevole sicurezza formale lo spirito del tempo in cui è ambientata la storia che ha scelto di raccontare. Uno dei punti di forza dei suoi film (e delle sue serie tv, vedi Mildred Pierce con Kate Winslet) è la ricostruzione d’ambiente, che non è mai semplice esercizio di stile, ma è puntualmente un elemento fondamentale per esplicare un disagio individuale espanso su scala sociale.
Carol è una nuova variazione sul tema che, però, a mio parere, nulla di particolare aggiunge alla filmografia di Haynes, che si era già cimentato nella riproposizione cinematografica del melodramma hollywoodiano con Lontano dal paradiso (2002). Piuttosto, ho trovato il film piuttosto convenzionale e noioso, a fronte di molta raffinatezza estetica, ottime scelte di fotografia e un interessante escamotage tecnico sul finale.

Non credo di aver compreso bene l’atteggiamento divistico del personaggio-Carol (un’algida, elegantissima e, nonostante tutto, fuori parte Cate Blanchett): c’è un momento, quando scende dall’auto a comprare un albero di Natale, che si ravviva i capelli e aggiusta continuamente la pelliccia, neanche fosse Gloria Swanson nel finale di Viale del tramonto. E dire che è solo una casalinga frustrata. Quali sono le virtù di questa donna? Quali le sue competenze? Da dove arriva tutta questa sicumera? Vada per la posizione sociale, ma la sua affettazione è abbastanza immotivata e non la rende particolarmente misteriosa né simpatica.
Therese (Rooney Mara, fisicamente perfetta per il ruolo di contraltare della Blanchett) è una fotocopia di Audrey Hepburn fatta di carta moschicida, attrattiva per chiunque entri in connessione visiva con lei.
Insomma, non avendo letto il romanzo della Highsmith da cui è tratto il film, il lavoro di Haynes (sceneggiato da Phyllis Nagy) mi è sembrato poco “attento” alla cura dei personaggi e, paradossalmente, visto il plot, il loro approfondimento psicologico mi è parso il punto più debole della messinscena.

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