7 Recensioni su

Carol

/ 20157.0265 voti

Desperate Housewife / 3 Febbraio 2020 in Carol

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In generale, finora, ho sempre apprezzato molto i lavori di Todd Haynes e la sua capacità di rappresentare con notevole sicurezza formale lo spirito del tempo in cui è ambientata la storia che ha scelto di raccontare. Uno dei punti di forza dei suoi film (e delle sue serie tv, vedi Mildred Pierce con Kate Winslet) è la ricostruzione d’ambiente, che non è mai semplice esercizio di stile, ma è puntualmente un elemento fondamentale per esplicare un disagio individuale espanso su scala sociale.
Carol è una nuova variazione sul tema che, però, a mio parere, nulla di particolare aggiunge alla filmografia di Haynes, che si era già cimentato nella riproposizione cinematografica del melodramma hollywoodiano con Lontano dal paradiso (2002). Piuttosto, ho trovato il film piuttosto convenzionale e noioso, a fronte di molta raffinatezza estetica, ottime scelte di fotografia e un interessante escamotage tecnico sul finale.

Non credo di aver compreso bene l’atteggiamento divistico del personaggio-Carol (un’algida, elegantissima e, nonostante tutto, fuori parte Cate Blanchett): c’è un momento, quando scende dall’auto a comprare un albero di Natale, che si ravviva i capelli e aggiusta continuamente la pelliccia, neanche fosse Gloria Swanson nel finale di Viale del tramonto. E dire che è solo una casalinga frustrata. Quali sono le virtù di questa donna? Quali le sue competenze? Da dove arriva tutta questa sicumera? Vada per la posizione sociale, ma la sua affettazione è abbastanza immotivata e non la rende particolarmente misteriosa né simpatica.
Therese (Rooney Mara, fisicamente perfetta per il ruolo di contraltare della Blanchett) è una fotocopia di Audrey Hepburn fatta di carta moschicida, attrattiva per chiunque entri in connessione visiva con lei.
Insomma, non avendo letto il romanzo della Highsmith da cui è tratto il film, il lavoro di Haynes (sceneggiato da Phyllis Nagy) mi è sembrato poco “attento” alla cura dei personaggi e, paradossalmente, visto il plot, il loro approfondimento psicologico mi è parso il punto più debole della messinscena.

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. / 18 Settembre 2016 in Carol

Mah… Quindi? Storia abbastanza inutile che non aggiunge nulla…

Una grossa delusione / 14 Agosto 2016 in Carol

Una grossa delusione, per quanto lodevole nell’intenzione. Trama esilissima dilatata oltre misura; una storia d’amore che non è banale solo per il sesso delle protagoniste, e che non regala vere emozioni; una Cate Blanchett che interpreta assurdamente il proprio personaggio come una femme fatale, totalmente incongrua nel contesto, confermando una pericolosa tendenza a recitare sopra le righe (vedi Truth).
Si salvano solo Rooney Mara, in parte e discretamente brava, e la bella confezione delle scene. Incomprensibile il successo di critica.

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Molto bello / 11 Aprile 2016 in Carol

Sono rimasta colpita da quest film, e immaginavo che si meritasse un voto alto. Sono felice per come è finito.

Servi della gleba a guanto alto / 21 Febbraio 2016 in Carol

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Non dargliela! Quella ti vuol solo scopare! Therese è una giovanotta che ricorda per nulla velatamente Audrey, lavora in un grande magazzino, reparto giocattoli, dove tutti i commessi devono mettere il berretto da Babbo Natale. Incontra Carol, signora impellicciatinsopportabile, che cerca un regalo per la figlia. Si conoscono. Sempre di più. Sempre di più. Carol è più vecchia (brava eh, per carità, cosa Blanchett. Figa 30 anni fa ma brava), se la porta a casa, sta divorziando. Therese è insicura, e poi sai, ha questo problema che tutte le persone con cui parla glielo vogliono appoggiare. Carol a suo modo compresa, in effetti. Vita difficile. Stanche-stufe, degli orizzonti sociali patinati e artificiali in cui si ritrovano confinate (ah, on est dans les années ‘50), la prigione alto-borghese e il berretto di Babbo Natale + sorriso, partono per un viaggio. Dove andiamo? Boh, vai di là. Di motel in motel, sole, ravvicinate, scopano e bam, un tizio le spiava per usare il lesbismo come prova in tribunale per toglierle la figlia. Eh io te l’avevo detto eh, di non darla a sta vecchia. Porta solo guai. Tutto è elegante e raffinato e vintage qui, non cosa ma le immagini stesse che rappresentano; fatto sta che Carol mi è subito stata profondamente sul ca**o, annoiata viziata fancazzista, poi a un certo punto si offende col mondo perché si accorge di vivere in una società che proprio sucks. Fino a che se la girava in macchine belle con vestiti belli non mi pare si facesse questi problemi. Buttata giù dal suo altare, finalmente si ripiglia, e non voleva nemmeno solo scoparla, tttenera <3; meanwhile, Therese decolla da sprovvedura ragazza di provincia in cerca di fortuna nella grande città e atterra come la solita hipster, di cui è pieno il mondo e son pure gnocche ma non significa che siano distinguibili, che gira col basco storto da artista e lei fa la fotografa perché c’ha stile, armata delle solite tette a punta anni ‘50. Insomma, empatia zero, impeccabile confezione, mi pare di capire che nel 52 a New York di simpatico non ci fosse nessuno. Perché poi la cosa bella è che tutti gli altri personaggi intorno sono o stupidi o bigotti. No, t’ho detto, un postaccio.

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. / 11 Gennaio 2016 in Carol

C’è una scena, non dirò quando, che nella sua semplicità e perizia tecnica, svetta tra le moltissime perle che Carol regala. In quel frangente Todd Haynes, tanto bravo e puntiglioso quanto raffinato, passa alla camera a spalla, e la scelta è tra le più efficaci dell’intero film. Cambia il mood, cambia lo scenario, gli sguardi delle attrici sono sottolineati meglio e la musica contorna il momento in maniera eccellente. Ecco, questo è solo un assaggio di quello che offre Carol: perizia, grazia, eleganza sopraffina, lusso e un calore intimo e discreto, mascherato dagli algidi paesaggi invernali e dal way of style degli anni 50, ma ben presente negli sguardi di una Rooney Mara bravissima, uno scricciolo tenero prima e una donna forte dopo e di una Blanchett sopraffina, mai così bella e regale. Da vedere assolutamente al cinema per non sminuire il comparto tecnico celestiale: costumi iperchic, fotografia calda, regia, come già detto, di alta classe. La OST è un’altra gemma, e come ogni altro elemento, sprizza eleganza, risaltando con la giusta carica emotiva i momenti importanti del film. La sceneggiatura prende un argomento oggi più comune, ma sempre delicato, lo inserisce in un contesto storico-culturale disagevole assestandosi su una posizione, per come l’ho interpretata io, piuttosto coraggiosa, disfacendo l’accoppiata consolidata donna-madre e regalando apparentemente la felicità a chi la cercava. Ed in questo è un melodramma atipico, che sorprende piacevolmente, lasciando con una sensazione piacevole addosso. Un gran film.

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. / 6 Gennaio 2016 in Carol

Un capolavoro di sguardi, gesti e silenzi. Il finale poi è la sintesi ultima e perfetta di tutto il film. Da brividi. Consigliatissimo

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