Recensione su Captain Fantastic

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Un’ambigua utopia / 24 luglio 2017 in Captain Fantastic

È un’ambigua utopia quella che Ben Cash ha creato per i propri figli. Se i ragazzi eccellono in tutte le discipline dello spirito e del corpo, d’altro lato conoscono della vita soltanto «quello che è scritto sui libri»; manifestano qualche sprazzo ideologico non propriamente libertario (il maoismo!); non rifuggono da un comportamento parassitario come il furto, sia pure solo quando sono costretti a uscire dal loro eden forestale.
Ma nel bilancio finale le qualità sembrano superare i problemi, come quando la strana famiglia agisce come cartina di tornasole che mostra per contrasto tutte le magagne della società esterna: i brutali cuginetti ignoranti e schiavi dei videogiochi; il credito cieco accordato alla religione (nell’episodio del poliziotto che sale a bordo del pullman); l’ipocrisia della cerimonia funebre. Va comunque detto che il film evita una divisione manichea tra buoni e cattivi: non solo i Cash mostrano tutti i loro problemi, ma per contro la società esterna, e in particolare i genitori della moglie/madre defunta, non difetta di aperture generose.
Peccato che alla vicenda sia stato aggiunto un lieto fine che sembra quasi appiccicato come un ripensamento e che flette la più naturale traiettoria del racconto. Ben impara alla fine l’arte del compromesso ragionevole, ma lo preferivo quando faceva sortire dei doni inaspettati dalla sua audace follia.
Bravissimi Mortensen e tutti i giovani attori. Limare una decina di minuti di durata non avrebbe probabilmente nociuto al film.

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