Recensione su Captain Fantastic

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Quale scelta ? / 16 Febbraio 2017 in Captain Fantastic

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Possiamo scegliere davvero come passare la nostra esistenza ? E se si, ogni individuo può vivere la propria vita in un mondo libero ? Oppure, per quanto ribelli, siamo costretti ad adattarci, a prendere quello che il “sistema” ci offre, per modo di dire, in tutte le forme che può assumere ?
Ancora, è giusto scegliere per gli altri quando questi non possono ? E, se si, fino a che punto ?

Il film mi ha riproposto, personalmente, questa riflessione agrodolce, che mi lascia sempre addosso una strana sensazione, a metà tra il velo di malinconia e la compiacenza che si ha per se stessi quando una scelta appare giusta. Il compromesso, in fondo, è una manifestazione della saggezza.

Viggo Mortensen vive insieme ad i suoi figli nella foresta, ai margini della società. La moglie non c’è.
L’equilibrio della famiglia è fondato su ritmi e dinamiche che il padre stesso ha imposto a tutti e che i figli accettano ben volentieri: tanta natura, sopravvivenza, duro e costante addestramento fisico e mentale -su questo ultimo passaggio l’orologio si ferma un attimo perché i ragazzi studiano, con risultati encomiabili, materie come la storia, la filosofia, la medicina, la matematica e la fisica. Insomma, sono dei piccoli Einstein atleticamente pronti per le olimpiadi-.
Poi succede qualcosa, che spezza la routine. Scelgono di lasciare tutto e partire.
Al completo, salgono sull’autobus di famiglia -tra il “Magic Bus” di Into the Wild e il “Magical Mistery Tour bus” dei Beatles- e fanno il loro ingresso nell’America consumista dei centri commerciali, del petrolio, del cibo spazzatura e dei benpensanti.
C’è l’impatto traumatico, la forte e anche condivisibile critica sociale, l’ovvio disorientamento iniziale e la scoperta di essere a tratti affini a quell’ingranaggio tanto criticato e detestato, ma del quale non si può fare del tutto a meno.

Il film si sviluppa in maniera ordinata, piacevole. La trama mantiene bene, anche senza stupire, ma quel tanto che basta per lasciare qualcosa. Non è la storia la cosa più importante di questo film. Forse sono le domande che ognuno di noi può porsi dopo averlo visto, come spesso accade dopo aver ascoltato un racconto qualsiasi e come a me è successo. Lo sguardo di Viggo Mortensen, rivolto fuori dalla finestra, potrebbe essere la sintesi perfetta della risposta tanto cercata, ma lascio a voi ogni giudizio.

6 commenti

  1. Stefania / 17 Febbraio 2017

    Anch’io sono rimasta colpita dalla scena finale, quella in cui Viggo volge lo sguardo alla finestra.
    Personalmente, vi ho colto una profonda amarezza: pur consapevole di avere fatto la “scelta (moderatamente) giusta” per i figli, il personaggio di Viggo rimpiange la sua utopia, la vita nei boschi, la quasi totale indipendenza economica e di mezzi, perfino il senso di potere che gli derivava dal controllo del piccolo nucleo sociale che aveva creato.
    Invece, a te cosa ha suggerito? 🙂

  2. Harlan Draka / 18 Febbraio 2017

    ATTENZIONE su indicazione dell’autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

    Ciao Stefania,
    sinceramente all’inizio sono uscito dalla sala pensando che tutto si fosse risolto per il verso giusto. Tutta la famiglia in equilibrio, adagiata su un giusto e solido compromesso.
    Il giorno dopo, invece, riflettendoci sopra, mi è invece sembrato che quello non fosse un lieto fine, ma una specie di sconfitta, esattamente come da te descritto. Tutti seduti in cucina a fare colazione, in silenzio, i cereali versati nella tazza e il padre che li accetta di buon grado. Il suo sguardo rivolto fuori dalla finestra allora mi è sembrato più malinconico che sereno.
    Tuttavia, probabilmente, una parte di quello che diciamo possa essere ricondotto all’interno del concetto di saggezza. Una caratteristica, questa, intrinseca alla figura paterna interpretata da Viggo Mortensen. Insomma, una sua prerogativa. Io credo che lui abbia maturato o recuperato quella saggezza abbandonando, con la giusta dose di rimpianto e di amarezza, quell’egoismo che l’aveva reso forse sì libero, ma che lo aveva in parte obnubilato e rinchiuso nella sua utopia sortendo anche effetti tutt’altro che positivi nella sua vita ed in quella dei suoi cari (v. la moglie). Forse una spiegazione può essere questa.
    C’è anche da dire che, quando le scelte non ricadono solamente su se stessi, l’individuo è chiamato ad un bilanciamento dei pro e dei contro, metodo che spesso sacrifica qualche libertà e soffoca alcuni desideri personali.
    Certamente il finale può essere visto in due modi opposti, a seconda delle proprie sensibilità.
    Io, dopo tutto questo giro, voglio tenermi stretta quella banalissima sensazione di serenità che avevo avvertito all’uscita dalla sala. Cerco ci essere ottimista !

  3. Harlan Draka / 18 Febbraio 2017

    ATTENZIONE su indicazione dell’autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

    Ciao Stefania,
    sinceramente all’inizio sono uscito dalla sala pensando che tutto si fosse risolto per il verso giusto. Tutta la famiglia in equilibrio, adagiata su un giusto e solido compromesso.
    Il giorno dopo, invece, riflettendoci sopra, mi è sembrato che quello non fosse un lieto fine, ma una specie di sconfitta, esattamente come da te descritto. Tutti seduti in cucina a fare colazione, in silenzio, i cereali versati nella tazza e il padre che li accetta di buon grado. Il suo sguardo rivolto fuori dalla finestra allora mi è sembrato più malinconico che sereno.
    Tuttavia, probabilmente, una parte di quello che diciamo può essere ricondotta all’interno del concetto di saggezza. Una caratteristica, questa, intrinseca alla figura paterna interpretata da Viggo Mortensen. Insomma, una sua prerogativa. Io credo che lui abbia maturato o recuperato quella saggezza necessaria abbandonando, con la giusta dose di rimpianto e di amarezza, l’egoismo che l’aveva reso forse sì libero, ma che lo aveva in parte obnubilato e rinchiuso nella sua utopia sortendo anche effetti tutt’altro che positivi nella sua vita ed in quella dei suoi cari (v. la moglie). Forse una spiegazione può essere questa.
    C’è anche da dire che, quando le scelte non ricadono solamente su se stessi, l’individuo è chiamato ad un bilanciamento dei pro e dei contro, metodo che spesso sacrifica qualche libertà e soffoca alcuni desideri personali.
    Certamente il finale può essere visto in due modi opposti, a seconda delle proprie sensibilità.
    Io, dopo tutto questo giro, voglio tenermi stretta quella banalissima sensazione di serenità che avevo avvertito all’uscita dalla sala. Cerco di essere ottimista !

  4. Stefania / 19 Febbraio 2017

    Ti confesso che questo film non mi ha lasciato addosso alcun senso di serenità 🙁
    Anzi, a fronte della sua ruffianeria (e, forse, è questo il grande merito che gli riconosco), non ha fatto che sottolineare (se mai ve ne fosse bisogno) quanto sia difficile smarcarsi da un sistema sociale codificato e di quanto, nel tentativo di affrancarsene, sia facile crearne di nuovi altrettanto vincolanti. Insomma, si tratta di un loop potenzialmente infinito che sottolinea quanto la cosiddetta “libertà” sia davvero difficile da perseguire all’interno di un contesto condiviso con altri esseri umani. Depresssscion 😀

  5. inchiostro nero / 20 Febbraio 2017

    Credo che nello sguardo del personaggio interpretato da Mortensen vi sia soprattutto amarezza, e disillusione, per aver perso il controllo. Quella sorta di potere che gli conferiva un’aura da guerriero emancipato. Quel capitano fantastico che guidava la sua prole oltre gli intenti consumistici del mondo. Un Don Chisciotte sconfitto quindi, che ammette infine la sua pazzia ( spero di non aver spoilerato il finale del libro ) .Forse, il suo, è proprio il primo sguardo da ”genitore”, che scruta oltre i suoi ideali i bisogni dei propri figli. Uno sguardo afflitto, ma meno individualista.

  6. Harlan Draka / 27 Maggio 2017

    Ma a distanza di qualche mese, anche nella vostra mente è ancora impresso quello sguardo ? A me ritorna spesso…

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