2016

Captain Fantastic

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Captain Fantastic
Captain Fantastic

Ben vive da una decina d'anni lontano dalle città, tra i boschi dell'America Nord-Occidentale. Una tragedia famigliare costringe lui e i suoi sei figli, cresciuti in mezzo alla natura incontaminata, a fare ritorno alla civiltà: Ben si rende conto che, benché i ragazzi abbiano trovato un equilibrio tra le foreste, non sono assolutamente preparati ad affrontare il mondo.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Captain Fantastic
Attori principali: Viggo MortensenGeorge MacKaySamantha IslerAnnalise BassoNicholas HamiltonShree Crooks, Charlie Shotwell, Trin Miller, Kathryn Hahn, Steve Zahn, Elijah Stevenson, Teddy Van Ee, Erin Moriarty, Missi Pyle, Frank Langella, Ann Dowd, Galen Osier, Hannah Horton, Rex Young, Thomas Brophy, Mike Miller, Greg Crooks, Louis Hobson, Paul Alan Amend, Hafid Abdelmoula, Richard Beal, Elena Stecca, Alan Humphrey
Regia: Matt Ross
Sceneggiatura/Autore: Matt Ross
Fotografia: Stéphane Fontaine
Costumi: Courtney Hoffman, Anastasia Magoutas
Produttore: Lynette Howell Taylor, Monica Levinson, Jamie Patricof, Shivani Rawat
Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Durata: 119 minuti

Il voto sarebbe un 7.5 / 3 Gennaio 2018 in Captain Fantastic

Ottimo film con Viggo Mortensen, padre di famiglia un po’ fuori dagli schemi.
Infatti interpreta Ben Cash che vive con i suoi 6 figli in isolamento lontano dalla civiltà e dalla consumistica società moderna. Ben si occupa sia dell’allenamento fisico dei figli sia della loro cultura facendo loro da insegnante privato.
Quando la moglie Leslie, già ricoverata in ospedale da qualche tempo, muore, Ben dovrà affrontare il mondo moderno e dovrà decidere il destino dei figli.
Bel film su una famiglia fuori dalle convinzioni; la scelta di Ben potrà far storcere il naso a qualcuno, ma con il passare del film si impara a rispettare la sua decisione.
Il dibattito tra il padre di Leslie, Jack (Frank Langella) e Ben verte proprio su questo punto e per il comportamento di Jack non si potrà non simpatizzare e “tifare” per Ben. Si sorride ogni tanto ma il film fa anche riflettere.
Nel resto del cast da citare Steve Zahn e Kathryn Han nei panni di Dave e Harper (cognato e sorella di Dave).

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Davvero particolare ed emozionante / 11 Settembre 2017 in Captain Fantastic

Una famiglia campa in una foresta lontana dalla civiltà: il padre infatti, così come la madre, assente in quanto seriamente malata, rigettano lo stile di vita consumistico ed hanno da anni deciso di vivere nel cuore della natura, addestrando i loro sei figli a cacciare, a coltivare, ad allenare fisico in modo anche duro e mente, con letture non esattamente sempre adatte all’età, anzi. Ma così funziona, e i bambini adorano il padre (un grande Viggo Mortensen). Ma un giorno arriva la notizia che la madre, appunto ricoverata, si è suicidata. Con quello che è praticamente l’unico mezzo “tecnologico” (meglio dire meccanico) a disposizione, un vecchio pullman chiamato “Steve”, padre e figli si dirigono verso il luogo del funerale della moglie, nonostante per il loro stile di vita, siano osteggiati praticamente da tutti, in particolar modo dal suocero, che accusa direttamente l’uomo della morte della figlia. Sarà un particolare road movie di fatto, che porterà i ragazzi ma anche l’uomo stesso a fare i conti con ciò che avevano sempre rifiutato (e, spesso e volentieri, nemmeno conosciuto). Senza parlare troppo di finali, si può proprio dire che alla fine la scelta fatta dal bravo regista Ross sia molto buona. Un film comunque molto particolare, con un tema sicuramente originale ed inusuale, che sa mescolare davvero bene il dramma con l’umorismo (talvolta anche bello nero, che non fa mai male), ma che riesce soprattutto a colpirti ed emozionarti. Grandissima prova di Mortensen, che dimostra ancora una volta di essere un grande attore, molto bene anche i bambini, tutti ben caratterizzati ed anche loro bravi nella recitazione. Bella anche la fotografia tra l’altro. Un film che raccomando davvero a tutti, al di là della trama magari un po’ singolare (ma non per questo sbagliata, tutt’altro) è da vedere senza dubbi.

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Un’ambigua utopia / 24 Luglio 2017 in Captain Fantastic

È un’ambigua utopia quella che Ben Cash ha creato per i propri figli. Se i ragazzi eccellono in tutte le discipline dello spirito e del corpo, d’altro lato conoscono della vita soltanto «quello che è scritto sui libri»; manifestano qualche sprazzo ideologico non propriamente libertario (il maoismo!); non rifuggono da un comportamento parassitario come il furto, sia pure solo quando sono costretti a uscire dal loro eden forestale.
Ma nel bilancio finale le qualità sembrano superare i problemi, come quando la strana famiglia agisce come cartina di tornasole che mostra per contrasto tutte le magagne della società esterna: i brutali cuginetti ignoranti e schiavi dei videogiochi; il credito cieco accordato alla religione (nell’episodio del poliziotto che sale a bordo del pullman); l’ipocrisia della cerimonia funebre. Va comunque detto che il film evita una divisione manichea tra buoni e cattivi: non solo i Cash mostrano tutti i loro problemi, ma per contro la società esterna, e in particolare i genitori della moglie/madre defunta, non difetta di aperture generose.
Peccato che alla vicenda sia stato aggiunto un lieto fine che sembra quasi appiccicato come un ripensamento e che flette la più naturale traiettoria del racconto. Ben impara alla fine l’arte del compromesso ragionevole, ma lo preferivo quando faceva sortire dei doni inaspettati dalla sua audace follia.
Bravissimi Mortensen e tutti i giovani attori. Limare una decina di minuti di durata non avrebbe probabilmente nociuto al film.

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Quale scelta ? / 16 Febbraio 2017 in Captain Fantastic

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Possiamo scegliere davvero come passare la nostra esistenza ? E se si, ogni individuo può vivere la propria vita in un mondo libero ? Oppure, per quanto ribelli, siamo costretti ad adattarci, a prendere quello che il “sistema” ci offre, per modo di dire, in tutte le forme che può assumere ?
Ancora, è giusto scegliere per gli altri quando questi non possono ? E, se si, fino a che punto ?

Il film mi ha riproposto, personalmente, questa riflessione agrodolce, che mi lascia sempre addosso una strana sensazione, a metà tra il velo di malinconia e la compiacenza che si ha per se stessi quando una scelta appare giusta. Il compromesso, in fondo, è una manifestazione della saggezza.

Viggo Mortensen vive insieme ad i suoi figli nella foresta, ai margini della società. La moglie non c’è.
L’equilibrio della famiglia è fondato su ritmi e dinamiche che il padre stesso ha imposto a tutti e che i figli accettano ben volentieri: tanta natura, sopravvivenza, duro e costante addestramento fisico e mentale -su questo ultimo passaggio l’orologio si ferma un attimo perché i ragazzi studiano, con risultati encomiabili, materie come la storia, la filosofia, la medicina, la matematica e la fisica. Insomma, sono dei piccoli Einstein atleticamente pronti per le olimpiadi-.
Poi succede qualcosa, che spezza la routine. Scelgono di lasciare tutto e partire.
Al completo, salgono sull’autobus di famiglia -tra il “Magic Bus” di Into the Wild e il “Magical Mistery Tour bus” dei Beatles- e fanno il loro ingresso nell’America consumista dei centri commerciali, del petrolio, del cibo spazzatura e dei benpensanti.
C’è l’impatto traumatico, la forte e anche condivisibile critica sociale, l’ovvio disorientamento iniziale e la scoperta di essere a tratti affini a quell’ingranaggio tanto criticato e detestato, ma del quale non si può fare del tutto a meno.

Il film si sviluppa in maniera ordinata, piacevole. La trama mantiene bene, anche senza stupire, ma quel tanto che basta per lasciare qualcosa. Non è la storia la cosa più importante di questo film. Forse sono le domande che ognuno di noi può porsi dopo averlo visto, come spesso accade dopo aver ascoltato un racconto qualsiasi e come a me è successo. Lo sguardo di Viggo Mortensen, rivolto fuori dalla finestra, potrebbe essere la sintesi perfetta della risposta tanto cercata, ma lascio a voi ogni giudizio.

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7 e mezzo / 10 Gennaio 2017 in Captain Fantastic

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L’idea del film è veramente affascinante, una sorta di utopia pedagogica, come molte ci sono state, di come creare attraverso l’educazione l’uomo perfetto. E’ possibile, in una società capitalistica, creare un’isola felice fuori dal mondo, fuori dal “sistema”? Secondo Ben, e la moglie, sì: decidono di vivere con la loro numerosa prole in una non ben precisata foresta americana, in mezzo alla natura. Oltre alla preparazione fisica, il programma di Ben prevede che i figli studino da mane a sera tutto lo scibile umano – dalla fisica teorica alla narrativa, alla giurisprudenza. L’interazione col mondo esterno si rivela più difficile del previsto.

Come ho scritto inizialmente, l’idea del film è affascinante, e offre spunto di riflessione. L’educazione impartita secondo Ben dovrebbe permettere ai figli una piena libertà da qualunque condizionamento, e condurre i bambini ad una perfezione critica e morale. E’ citata la Repubblica di Platone non a caso, nella lettera che la moglie di Ben ha inviato alla madre: il progetto del filosofo era di creare una società perfetta, guidata dai filosofi-sovrani, educati assieme tramite una rigida pedagogia, fatta di cultura e attività fisica, che li avrebbe guidati fino alla perfezione morale – e quindi fino al Bene da cui avrebbero attinto per guidare la Città. In questa utopia rappresentata nel film, i bimbi sono educati a riassumere in sé le tre funzioni della città ipotizzata da Platone, ossia il sovrano-filosofo, il guardiano, e l’agricoltore/cacciatore/commerciante. Questa utopia, in realtà aristocratica, è declinata nel mondo “di sinistra”, che prevede dunque Noam Chomsky come idolo, e un ritorno alla natura distante dalla civiltà alla Rousseau.
Detto tutto ciò, le tesi dell’Autore credo siano due, una più palese e una più sottile. La prima è ovviamente che allo scontro dei fatti i filosofi-sovrani si rivelano fragili e inadatti: le scene del figlio maggiore con le ragazze parlano da sole, il ragazzo sa, con sue parole, “tutto ciò che c’è scritto nei libri”, e basta. Più sottile è la seconda tesi, ossia che la rigida educazione imposta dal padre non porta tanto i figli allo spirito critico, quanto all’accettazione del reale dato, all’accettazione dei diktat paterni. Evidente nella scena in cui Ben pretende il confronto fra i suoi figli e i nipoti: i due insopportabili mocciosi, suoi nipoti, non sanno rispondere alla domanda di Ben, cosa che riesce a fare il figlio minore; eppure, il piccolo sembra più un automa, una scimmia ammaestrata che un essere umano. Non a caso, atti di “ribellione” (purché puerili, come voler continuare a giocare piuttosto che fare ciò che è richiesto dalla madre) li assistiamo più da parte dei due fratelli che dalla masnada di figli che si ritrova Ben, sempre ligi al dovere. Gli unici atti di ribellione – uno dei figli che decide di vivere dai nonni, fuggendo da quella vita; la decisione del figlio maggiore di iscriversi ad una Università – sono presto sopiti e abbandonati dai protagonisti. Il film termina con una via di mezzo tra la società pensata dal padre e la società consumistica, ma questa via di mezzo è stata ancora una volta una scelta del padre, per il bene dei figli.
Insomma, sembra suggerirci l’Autore, la scelta critica e libera non è tanto tolta da impedimenti esterni, come il capitalismo consumistico e “il sistema”, quanto dal proprio interno, dal “parricidio”, psicoanaliticamente parlando. E ciò, probabilmente, è possibile se è lasciata lavorare la fantasia, l’immaginazione, poco spiccata nei figli di Ben, ai quali è tolto ogni divertimento e “gioco”. In effetti ciò che appare mancante nell’educazione impartita nel cuore della natura è proprio il gioco, caratteristica fondamentale per la crescita. Non so se è un caso che i due cugini siano mostrati quasi sempre mentre giocano fra loro, o con i videogiochi, a differenza dei figli di Ben.
PS: Come risulta evidente, l’unico nome che mi ricordo è “Ben”. Per tutto il resto c’è …

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