Recensione su Truman Capote - A sangue freddo

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24 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Bisogna dire che P.S. Hoffman ha sì la faccia da maiale, però da maiale simpatico e i film in cui recita se li sceglie proprio proprio bene (I love radio rock l’avete visto? -.- Pisciazze, e che aspettate?). Tra l’altro credo che tutti a scuola conoscessero almeno uno con la faccia da maiale, no? È nell’ordine naturale delle cose. Qui, come solo i più astuti di voi potrebbero aver immaginato, è lo scrittore Truman Capote (che tra l’altro si pronuncia, non voglio saper perché, Capoti), l’autore tanto per cominciare di Colazione da Tiffany. Che è supergay, per cui P.S. passa tutto il tempo a recitare da supergay. E bisogna dire che lo fa davvero bene, con una vocetta che vien quasi da avercela coi gay. La storia è quella del suo secondo romanzo importante, A sangue freddo, ovvero blabla un omicidio multiplo nel Kansas sperduto blabla lui che va lì per fare un articolo di giornale e poi prendono i killer e lui si appassiona blabla e magari a uno dei due killer glielo butterebbe pure bla e allora li conosce e ci sta dietro per quattro interi anni blabla, dopo la condanna facendo pure posticipare con ogni mezzo legale l’impiccagione per avere la loro versione dei fatti e infine attendendola per avere una degna conclusione al suo libro. Bla. Quindi l’etica non veramente etica dello scrittore che studia e sfrutta la sua materia in funzione di quel che deve scrivere, e si accorge solo alla fine che forse forse del mix di carne umana e feeeeeeeeeelings che di quelle vicende è stata protagonista non se ne è curato più di tanto → dopo che sente la loro versione li abbandona, salvo poi andare a ripresentarsi al carcere il giorno dell’esecuzione, in lacrime. Perché, come detto, era supergay. Quindi (o anche senza quindi) supersensibile.
Un maiale molto leccato e laccato, intrattenitore di folle intellettu

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