Recensione su Campane a martello

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Occasione mancata / 19 Settembre 2015 in Campane a martello

Film terribilmente facilone che, pur proponendo temi delicati e interessanti, risolve tutto a tarallucci e vino, conducendo il neorealismo nella spesso discutibile landa del sentimentaaaal.
In particolare, sono due gli argomenti mal gestiti dalla pellicola diretta da Zampa e sceneggiata da Tellini: quello delle “segnorine”, le ragazze coinvolte nel traffico di prostituzione legato alla campagna di liberazione (pur con tanti difetti, Senza pietà di Lattuada tratta in maniera molto più interessante la questione e non solo per via del taglio smaccatamente drammatico del suo racconto) e quello delle orfanelle accolte dal parroco (Eduardo De Filippo), molte delle quali sono proprio figlie di soldati degli eserciti stranieri convenuti in Italia, nella fattispecie ad Ischia, durante i primi concitati momenti della fine del regime.
In entrambi i casi, serie problematiche sociali si riducono a macchiette e stereotipi che, soprattutto nel caso delle bambine, letteralmente emarginate dalla piccola comunità in cui vivono, sconfinano nel mero bozzetto pietistico.

Benché fisicamente interessanti, così belle, tornite e desiderabili, le due attrici protagoniste non offrono una bella prova: Lollobrigida da dimenticare (Zampa l’avrebbe poi diretta in una interpretazione ben più matura e convincente ne La romana), Sanson (curiosamente bionda) ingessata (come peraltro mi è sempre parsa anche nei suoi film di maggior successo interpretati al fianco di Amedeo Nazzari).

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