Recensione su Chiamami col tuo nome

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. / 22 Febbraio 2018 in Chiamami col tuo nome

Tripudio dei sensi e dell’immagine, l’ultimo film di Luca Guadagnino è un bellissimo ritratto di una storia sentimentale nata sotto il sole del nord Italia, atemporale (anni ’80 sulla carta ma conta veramente poco il contesto storico e l’accenno a Craxi è inutile), intenso e passionale come i sono i primi amori. Splendidamente fotografato, il film è un inno al senso estetico, potendo contare su montagne di scene congelabili nella loro bellezza e su uno sviluppo tutto sommato prevedibile che lascia modo all’occhio di chi guarda di scorrere ammirato sui dettagli più minuti, curati e graziosi. Non vedo nulla di rivoluzionario nella storia in sè, che può benissimo essere slegata dalle tematiche LGBT, visto come corre via liscia e “normale”, ma in definitiva un film fatto bene, narrato con eleganza e tenerezza, più interessato a rendere su schermo la sensazione che non il raziocinio dietro lo sviluppo della vicenda (se si può parlare di raziocinio dietro l’amore… Comunque il personaggio di Oliver soffre un minimo della mancanza d’approfondimento introspettivo). Molto evocativa la colonna sonora e grande occhio per le location. Verso l’epilogo, se quanto mostrato in precedenza è stato bastevole, si stringe il cuore per la fine di questa bellezza dorata, salvo tornare poi (un po’ cinicamente) coi piedi per terra grazie al finale dilatato e “meteorologicamente” freddo e più cupo (ma con la viva fiamma del caminetto a segnalare che ci saranno, perchè no, tempi d’oro lungo il corso di una vita ancora da vivere).

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