Recensione su Cadillac Records

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21 agosto 2014

Come altri film biografici, questo pecca di una curiosa frammentarietà: spesso, nel tentativo di mostrare fedelmente alcuni momenti cardine delle vite raccontate, queste pellicole sembrano smarrire per strada l’uso della consequenzialità narrativa ed il senso di credibilità ad essa legata.
La volontà di inserire ad ogni costo tutti i personaggi ritenuti fondamentali ed imprescindibili ad una biografia, spesso, ingolfa la storia di volti a conti fatti superflui (vedi, la moglie di Chess che non ha alcun peso nell’economia del racconto, ma che andava inserita “d’ufficio”).
Elemento che, personalmente, ritengo utile quanto una cartina tornasole nel funzionamento di una sceneggiatura è la chiarezza con cui vengono presentati i personaggi ed i loro nomi: se fatico ad aver chiara l’associazione volto/nome, con presunzione attribuisco il demerito allo script e non a me stessa.
E, in questo film, tutti questi (ed altri) difetti che non mi piace riscontrare in un biopic li ho trovati a frotte, purtroppo.

Che, poi, Beyoncé Knowles, che ci ha messo il grano, si sia riservata tanto spazio, ri-cantando i brani di Etta James a modo suo (brava, forse, è brava, ma i suoi virtuosismi vocali, secondo me, non c’entrano molto con il calore e la rotondità della voce di Etta), mi ha urtata non poco.
Il risultato non è quello, per dire, di Joaquin Phoenix – Johnny Cash, non c’è aderenza “intima”, c’è solo (a parer mio) un desiderio di comparazione fine a sé stesso.

Alla fine, riconosco a questo film il solo merito di aver dedicato spazio ai padri contemporanei del blues e del rock and roll. Ecco perché, alla fine, il mio voto non è particolarmente inclemente.
Per il resto, bocciato.

Nota personale: il giro di chitarra “inventato” da Son House negli anni Trenta, Muddy Waters docet (anche nel film), confluito in quella Death Letter Blues amata pure da Jack White, tanto per fare un nome, è davvero radice primigenia di tutto il r’n’r.
Ascoltarlo per credere:

4 commenti

  1. Bisturi / 21 agosto 2014

    Non sono molto d’accordo cara @stefania, il film, pur nella sua abbozzatezza (forse voluta), scorre piacevolmente, ti fà amare ciò che vedi ed è un atto di totale passione e devozione verso il blues di pionieri quali Muddy Waters, Willie Dixon il grande lupo cattivo Howlin Wolf verso la madrina del soul Etta James e del re nero del rock n roll Mr Chuck Berry. Avessero potuto o voluto fare un film approfondito su queste vicende ne sarebbe venuto fuori un “Novecento” della musica, poichè è partito tutto dal blues, il vero genere che ha rivoluzionato la cultura popolare e dato inizio alla britsh invasion degli anni ’60 con Rolling Stones (che pure nel film compaiono), Beatls, The Kinks, The Clash, Jeff Beck e The Who! Per me un notevole film!

    • Stefania / 21 agosto 2014

      @rodriguez86: nei biopic, vorrei sempre tanto trovare quella vena di originalità che, secondo me, finora, è stata messa bene in scena in Great Balls of Fire. Sarà anche merito della follia di Jerry Lee Lewis, non so, ma quel film, per me, è una specie di metro di paragone sul genere (musicale).
      Al film, come scritto, riconosco il merito di aver raccontato questa parentesi di storia della musica, lode lode lode.
      Non volevo certo vedere la messinscena di tuuuuutte le vicende della Chess Records, ci mancherebbe. Ma numerosi dettagli, tra cui la voce narrante (il personaggio è fondamentale, ma quel tipo di narrazione no: cinematograficamente parlando, le voci narranti che interpretano le emozioni e i pensieri di altri personaggi mi urtano, sono idiosincratica, lo so 😀 ), mi sono sembrati banali e didascalici. E pure Adrian Brody m’ha deluso, oh!

      • Bisturi / 21 agosto 2014

        @stefania “Il Pianista” è stato “l’olocausto cinematografico” per Brody, dopo quello terra burciata, avesse azzeccato più un’interpretazione e anche qui lo considero un pò l’anello debole del tutto. Non è molto credibile nei panni di Leonard Chess. Per il resto mi citi Great Balls Of Fire, grande, grande, grande film su un genio del rock n roll! Però nonostante i difetti di Cadillac Records, non sono stati la prima cosa che ho notato, il tutto mi è sembrato un sincero omaggio ad un’epoca ed epopea musicale! 😉

        • Stefania / 21 agosto 2014

          @rodriguez86: stavolta dissento io 😀 In Detachment, per citare uno dei lavori più recenti di Brody che ho visto, l’ho trovato davvero bravo. E pure nell’excursus indiano di Wes Anderson e nel cameo alleniano in versione Dalì non mi è affatto dispiaciuto.
          Tornando al film, non posso negare la “forza” dell’omaggio e questa l’ho apprezzata davvero tanto (terminata la visione, subito in Rete a cercare notizie su alcune delle vicende raccontate, in primis quella di Chuck Berry vs. Beach Boys), ma il film in sé mi è parso abbastanza mediocre. Di molti film apprezzo l’intento, ma non la messinscena, purtroppo. Le famose sovrastrutture…

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