Recensione su Venere in visone

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12 Gennaio 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Polpettone d’altri tempi che valse (finalmente) l’Oscar a Liz (davvero molto intensa e tormentata. E che vitino da vespa, in mezzo a quelle forme giunoniche!).

I dialoghi e le situazioni sono datatissimi e la fruizione del film ne risente sicuramente: spesso, i dialoghi suonano così “ingenui” (Io sono una di quelle!: ormai neanche all’oratorio…) da suscitare sorrisi condiscendenti, facendo scemare un po’ il pathos.

Sono rimasta molto colpita dal senso di solidarietà femminile che muove tutte le donne in scena, compresa la fidanzata dell’amico del cuore della protagonista. Perfino tra amante e moglie sembra sussistere una certa empatia, una specie di tacito patto femminino, per cui gli atti dell’una sono giustificati dall’altra.
Gli uomini, qui, sembrano solo pallidi e un po’ viscidi comprimari, benché muovano il sottobosco della vicenda.

Il drammone legato all’infanzia di Gloria è l’immancabile ciliegina sul visone, prevedibile, ma attesa e in grado di chiudere degnamente il cerchio delle disgrazie.

Nota personale: il finale e alcuni aspetti del racconto mi sono parsi assai simili alla storia raccontata in un video di Justin Timberlake, praticamente un cortometraggio, risalente a qualche anno fa. Qui, la protagonista è un’altra ragazza perduta, interpretata da Scarlett Johansson. Vedere per credere 😉

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