Recensione su Bushido Muzan

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2 maggio 2015

Un melodramma giapponese in costume del 1600. Tradizione vuole che alla morte del Signore locale un samurai a lui vicino lo segua nella tomba praticando il suicidio rituale. In questa storia però il prescelto diserta, e per non gettare disonore sul clan va presto trovato un sostituto. Sarà scelto Iori, un giovane sedicenne che affronterà il rituale con disciplina e onore. La moglie di suo fratello, però, che l’ha cresciuto come un figlio, riesce a ottenere per lui un giorno di libertà dai cinque giorni di reclusione preparativa nel tempio. In quel giorno la donna rivela a Iori il suo affetto, più che fraterno, più che materno.
Il Far East Film Festival ha presentato in anteprima internazione il restauro di questa pellicola della Shochiku del 1960, dove in piena “nouvelle vague” giapponese il regista Hidetaro Morikawa vi piazza un film in costume, molto popolare all’epoca.
Sapientemente allungato per assaporare ogni fotogramma e ogni movimento degli attori, accuratamente coreografato, e per immaginare e riflettere sulle ragioni e sulle dinamiche di una tradizione così spietata eppure così coraggiosamente e naturalmente accettata.

1 commento

  1. sempreassurda / 5 maggio 2015

    È interessante come sovverte tutti i canoni dei film di samurai con la svolta sentimentale… e poi vogliamo parlare dei primi piani? Lunghi e fissi come non ce ne sono più!

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