Recensione su Buon compleanno Mr Grape

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1 Febbraio 2015

Ci sono pochi film speciali, quelli che ti toccano il cuore e le corde dell’anima, che ti fanno riflettere, che ti fanno sognare, che ti spingono a continuare a lottare, nonostante tutte le circostanze terribili che la vita ti pone davanti, che ti fanno piangere, che ti fanno desiderare una vita normale, che ti infondono gioia e voglia di vivere anche in momenti in cui senti di non avere più nulla per cui valga la pena continuare a vivere. “Buon compleanno Mr.Grape” è uno di questi film, uno spaccato di vita quotidiana di chi si trova, suo malgrado, a dover affrontare giorno per giorno un dramma familiare che lo segnerà per il resto della sua vita. Gilbert Grape è un comune ragazzo americano, commesso di una piccola drogheria di città che, senza illusioni, senza sogni, cerca di sopravvivere al suo dramma: un fratello ritardato mentale, una madre in grave crisi depressiva e il doloroso ricordo di un padre morto suicida anni prima. Le sue giornate trascorrono sempre uguali, tra casa e lavoro, senza svaghi, senza divertimento, senza un piccolo ritaglio di tempo per sé, vita che non è vita, che il ragazzo ha accettato di vivere per il bene del la sua famiglia, ma dentro di sé c’è la rabbia, c’è l’impotenza del sentirsi inutili, del sentirsi completamente soli. Quando si è in queste condizioni l’unica cosa da fare è aspettare, sognare che, prima o poi, arrivi qualcosa che ci dia la scossa, che ci aiuti a uscire da questo circolo vizioso e per Gilbert questo qualcosa ha il volto e le sembianze di Becky, una ragazza di passaggio, un incontro che diventerà per il ragazzo l’occasione di sfuggire alla sua routine, l’occasione per crescere, per maturare, per ritrovare se stesso. Un film incantevole, di una struggente dolcezza che ti colpisce fin dal primo fotogramma. Lasse Halstrom racconta il disagio e la rassegnazione di chi nella vita non ha più nulla a cui aspirare con una semplicità e una delicatezza di tatto mai viste prima. Non scade mai nel banale, mai nel sentimentalismo, mai nel melenso, mai nel melodrammatico e riesce a dare nel finale, davanti al quale non riesco mai a trattenere le lacrime, un sottile filo di speranza. Film unico e meraviglioso, intenso e toccante come pochi, che fa riflettere, che fa piangere, che fa sognare. Un discorso a parte meritano gli attori, a partire da un intenso Johnny Depp, di poche parole ma di intense emozioni, una splendida Juliette Lewis, bellissima, dolcissima e piena di gioia di vivere, interpretazioni più che convincenti le loro, ma che sono niente al confronto con il vero simbolo del film, Leonardo Di Caprio, che nella parte di Arnie, il fratello ritardato di Gilbert, da in assoluto il meglio di sé, con quel suo sguardo sperduto, quel suo bisogno di affetto, quella sua tenera innocenza(forse molti non ne sono a conoscenza, ma ai tempi dell’uscita del film la sua interpretazione impressionò così tanto i critici che addirittura ci fu chi pensò che la sua disabilità fosse reale). Bravo Hallstrom, ha dato vita a un piccolo capolavoro, che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita.

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