Recensione su Buffalo '66

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12 Ottobre 2013

“She brings the sunshine to a rainy afternoon…
She puts the sweetness in and stirs it with a spoon,
She watches for my moods and never brings me down..
She puts the sweetness in all around…
She knows just what to say to make me feel so good inside
and when I’m all alone I feel I don’t want to hide…”

Come vi sarete resi conto sono un inguaribile romantico e tendo ad amare le storie d’amore impossibili, assurde, al limite del surreale, tra personaggi “border-line” che però riescono a conquistarti ed emozionarti grazie alla loro leggerezza. In più prediligo i film con una trama esile, intimisti… così come amo i film dalla regia non convenzionale, acerba, a tratti completamente “sbagliata” e soprattutto amo i film d’autore sinceri, dove emerge con tutti i suoi difetti, il pensiero del regista, il suo modo di intendere il cinema e la vita.
Ecco, “Buffalo ’66”, lungometraggio di esordio di quel pazzo di Vincent Gallo, è tutto questo. Un film che parla di solitudine ed amore, sincero, originale, magari fatto più per se stesso che per il pubblico…si, autoreferenziale, ma in questo caso non me la sento di considerarlo un difetto. Gallo, attore, regista, sceneggiatore, musicista, pittore, ha deciso con questo film di mettersi a nudo, dare libero sfogo alla propria creatività ed ha creato un’opera così personale che non può non suscitare emozione. Il film che ne è uscito fuori è una pellicola profondamente malinconica, a tratti angosciante, eppure così dolce…

E’ la storia di Billy Brown, un tipo fuori dagli schemi, un perdente, uno sconfitto dalla vita… che ha perso più di 10000 dollari, scommettendo sulla vittoria al superbowl della squadra di Buffalo, la città dove è cresciuto. Ed a causa di questa scommessa persa, è stato costretto per ripagare il debito, a confessare un crimine che non aveva commesso ed a passare quindi 5 anni della sua vita in carcere. Uscito di galera, così, ha un solo obiettivo: uccidere il giocatore responsabile dell’errore che aveva determinato la sconfitta di Buffalo. Prima di far questo, però, decide di rapire una giovane ballerina (Cristina Ricci) ed obbligarla a fingere di essere sua moglie di fronte ai suoi familiari. Segue quindi la lunga sequenza della cena in famiglia, in cui conosciamo i genitori di Billy, anch’essi due perdenti, una mamma tifosa sfegatata dei Buffalo Bills e un padre ex cantante nei night-club, che sembrano non avere un minimo interesse per il figlio….

La telecamera si sofferma sullo sguardo assente di Billy, sulla profonda tristezza che si legge nei suoi occhi. Capiamo che per lui, la prigionia non è mai finita, la vita stessa è il suo carcere. Si comporta in maniera violenta, urla, prova a fare il duro… ma noi spettatori non caschiamo nell’inganno, riusciamo a capire il suo mondo interiore, aiutati dai continui flashback che ci vengono mostrati in split-screen… E’ un tipo che vorrebbe amare, ma ha paura del contatto fisico, di lasciarsi andare, per via della profonda mancanza di fiducia nei confronti dell’umanità che lo circonda.
E poi, soprattutto… c’è il bellissimo rapporto che si sviluppa tra lui e la giovane ragazza, che non esita ad amarlo senza chiedere niente in cambio. E’ lei che “She puts the sweetness in all around”..
Ed è veramente un personaggio fantastico questo qua interpretato da una favolosa Cristina Ricci. Goffa, lunatica, introversa, ma allo stesso tempo così tenera e sincera…
Talvolta la telecamera si sposta, le luci si abbassano ed un proiettore illumina i volti dei protagonisti. Ci sono balletti, canzoni, abbracci dolcissimi nei letti del motel.

Sin dal primo lungo piano-sequenza su Billy che esce di prigione e si trova completamente solo in mezzo alla desolazione del paesaggio innevato, fino ad arrivare all’eccezionale doppio finale, il film non smette mai di emozionarti. Ti fa sorridere, talvolta ridere, a volte arrabbiare, altre volte ancora commuovere… uno di quei film che ti va venire voglia di mandare in c**o tutto il modo, ed allo stesso amarlo. Un film che ti fa sperare in mezzo alla me**a del quotidiano e ti lascia con un bel sorriso stampato in faccia.

Il registro è variabile, si passa dalla commedia nera al noir, al comico, dal surrealismo al realismo…dal grottesco al sentimentale. Ritmo frenetico in alcuni frangenti, lentissimo in altri…La fotografia fredda e irreale, le immagini sporche, le musiche tristi, lo rendono quasi perfetto nella sua imperfezione. Un film che si ama o si odia, ma senza dubbio un piccolo gioiello del cinema indipendente, che merita sicuramente di essere recuperato. Una perla che nessun amante del cinema dovrebbe farsi sfuggire.

http://frammenticinemavittoriomorelli.blogspot.it/2013/10/buffalo-66-di-vincent-gallo-1998.html

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