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Recensione su Bubba Ho-tep - Il re è qui

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25 agosto 2014

Bubba Ho-Tep.
Don Coscarelli alla macchina da presa e Bruce Campbell nei panni di Elvis Presley, che volete di più ?

Prendete “Il Corridoio della paura” di Samuel Fuller, metteteci Bruce fucking Cambell nella parte di un attempatissimo Elvis Presley. Infine, date la regia a Don Coscarelli. Il prodotto che ne uscirà fuori sarà sicuramente una avvincente pellicola a basso costo che, senza mezzi termini, dà in c**o a moltissimi film dal budget elevato (i Mercenari III ad esempio, e no ancora non l’ho digerito). Un film d’intrattenimento profondamente comico. Eppure nel suo essere fondamentalmente comico, l’opera è tragica, crepuscolare, triste.

Perché nel profondo, scavando neanche troppo, Bubba Ho-Tep è proprio questo: Elvis Presley crepuscolare, nel suo tramonto della vita. Invecchiato, stanco di vivere, annoiato. Fa i conti con il suo passato: si ricorda degli amici che lo hanno spremuto fino al midollo, degli amori andati o, peggio, dei suoi film. E a proposito dei film di Elvis, io ne ho visti un paio, erano me**a.

Una delle cose più belle, ed allo stesso tempo più reali del film è che il regista usa Elvis per dire come e perché quei ruoli furono accettati dal Re del Rock. Doveva racimolare soldi e i periodi di magra capitano a tutti. Fa i conti con sé stesso e con gli altri, è invecchiato e passa le sue giornate in un ospizio nel Texas orientale. Non è sotto copertura, semplicemente nessuno crede che in realtà sia davvero Elvis. Tutti lo credono Sebastian Haff, un impersonificatore della star. Nessuno sa la verità ovvero che Bruce/Elvis si era stancato dell’ipocrisia derivata dal successo. Nessuno sa che, a suo tempo, patteggiò con Haff in persona la sua fama per la di lui tranquillità. Nessuno sa che a morire, a Memphis, quel maledetto16 agosto 1977 fu Haff. Nessuno sa, nessuno tranne John Fitzgerald Kennedy (Ossie Davis). Si avete capito bene, all’ospizio oltre a Elvis c’è il Presidente Kennedy che fornisce una sua visione particolare di quello che è successo dopo l’attentato. Il Presidente all’inizio crede di stare antipatico al nostro (è convinto che fosse coinvolto nel suo omicidio, oltre ad aver appoggiato Nixon).

Ah, l’ho detto che è nero ? Per renderlo irriconoscibile la CIA ha reso la sua pelle di un colore più scuro. Il film, demenziale a tratti, si tinge d’orrore. La casa di riposo ogni notte viene assalita da uno scarafaggio ruba anime, l’animale è legato ad una maledizione e ad una mummia. E quindi la sintesi di tutto è questa, Bubba Ho-tep ci mostra un duo di anziani che vuole vivere, il cui unico appiglio alla vita consiste in un’ultima avventura contro una mummia Egizia vestita da John Wayne. Contro chi li dava per già morti, contro chi li reputava senza speranze. Se vogliamo, la possiamo interpretare come una favola moderna con uno pseudo happy ending, tecnicamente non c’è un vero e proprio happy ending (il messaggio finale è un rassicurante “va tutto bene” fra le stelle, che, stilisticamente è l’unica cosa evitabile all’interno del film). Bubba Ho-Tep è un film che vi consiglio caldamente per un motivo. Molto spesso sento dire: “Il Cinema Americano (Statunitense) è morto, non riesce ad intrattenere più come faceva un tempo “. Molto spesso vedo pellicole realizzate negli Stati Uniti di ottimo intrattenimento che, in particolare se a basso costo, hanno anche una morale piuttosto forte. Questo non vi farà urlare di gioia ” il Cinema Statunitense è vivo e vegeto” ma di sicuro la dice lunga sul fatto che gli yankee ancora hanno due o tre assi nelle maniche.

DonMax

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