11 Recensioni su

Brooklyn

/ 20157.0184 voti

Melodramma old school / 25 Ottobre 2019 in Brooklyn

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Gradevole melodramma vecchia scuola che, però, tolta la bella prova di Saoirse Ronan, costumi, fotografia e scenografie, sa di molto poco, perché è estremamente esile sul piano narrativo, ha personaggi poco caratterizzati e, soprattutto su di essi, lavora per cliché.
In particolare, nello sviluppo della trama, non mi è piaciuta la pressoché totale assenza di conflitti (l’unico inciampo evidente è dato dalla tipa del negozio irlandese gratuitamente maligna, ma è solo uno dei tanti stereotipi portati all’eccesso in questo film). La protagonista è amata pun-tual-men-te da tutti, senza eccezioni e senza sfumature (in questo senso, mi ha ricordato i personaggi elaborati da Amy Sherman Palladino per le sue serie tv).
Dulcis in fundo, ho trovato abbastanza ignobile il suo comportamento nei confronti del personaggio di Domnhall Gleeson: se la storia fosse stata scritta e girata dal punto di vista di Jim, forse il film sarebbe stato più interessante ed Ellis non avrebbe l’inappropriato ruolo di eroina romantica e coraggiosa (è un po’ il gioco fatto da Bianca Pitzorno nel romanzo La bambinaia francese e da Jean Rhys ne Il grande Mar dei Sargassi, quando ribaltano il punto di vista del romanzo Jane Eyre di Charlotte Brontë, mostrandolo con gli occhi di altri personaggi).

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Bellissima sorpresa / 18 Gennaio 2017 in Brooklyn

Onestamente ho guardato questo film solo perché aveva ricevuto alcune nominations agli scorsi premi Oscar e per la presenza del Generale Hux (ok, siamo seri, Domhnall Gleeson). Ma devo dire di trovarmi di fronte ad un film che merita ampiamente il 9, magari non tanto per la storia in sé ma per recitazione, ambientazione e fotografia. Comunque, per quanto riguarda la trama, si racconta la storia di Eilis (Saoirse Ronan), giovane ragazza irlandese che aiutata da un prete connazionale (Jim Broadbent) che vive in America, decide proprio di trasferirsi negli States, per cercare di dare una svolta alla sua vita, come tante persone fecero nei primi anni ’50 (e non solo ovviamente). Lui le ha trovato un lavoro in un grande magazzino e casa in un convitto femminile. Come è facile immaginarsi, i primi momenti sono duri: la lontananza da casa si fa sentire tanto, è quella che i brasiliani chiamano “saudade” quasi: lei è triste, lavora svogliatamente, è presa in giro dalle altre ragazze. Ma al tempo stesso il prete e la proprietaria del convitto sono persone che credono in lei, nelle sue capacità. Si iscrive ad un corso serale di contabilità e ad una festa della chiesa conosce un giovane italiano (Emory Cohen), con il quale segretamente si sposa. Sembra che la sua vita americana sia diventata finalmente buona, ma una notizia la costringerà a tornare in patria, e proprio lì si troverà di fronte ad una scelta complicata, con il personaggio interpretato appunto da Gleeson decisamente di rilievo. Insomma, una gran bella sorpresa in positivo, visto che ero partito prevenuto visto il genere, a me poco confacente per usare un eufemismo. Ma, come detto prima, l’ottima interpretazione degli attori, su tutti la protagonista, la storia comunque interessante e mai noiosa come temevo valgono davvero tanto, e devo dire che la nomination a miglior film non era esagerata. Poi vabbè, c’erano altri film migliori (e infatti ha vinto Il Caso Spotlight) ma ci stava tutta.

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Una vicenda troppo semplice / 1 Novembre 2016 in Brooklyn

Rispetto al romanzo di Colm Toibin da cui è tratto, il film soffre indubbiamente della impossibilità di rendere adeguatamente i pensieri della protagonista. Resta la vicenda, che però fino al ritorno in Irlanda risulta un po’ troppo semplice, al limite del banale; la durata eccessiva di questa parte rispetto al resto (un po’ più vivace), una regia eccessivamente accademica e l’estrema passività del personaggio di Eilis finiscono per rendere il film quasi tedioso.

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Non ti lascia niente / 11 Ottobre 2016 in Brooklyn

Un film che ti fa innervosire. E’ sessista e non contiene un messaggio profondo. La storia ha come protagonista un personaggio soffocato, poco libero di muoversi, non ha spessore nè una personalità particolare. Saoirse Ronan mi piace tantissimo, ma qui si sforza a dare carattere a un personaggio che non ne ha.

Piccolo gioiello… 7,5 / 29 Luglio 2016 in Brooklyn

Accantoniamo per un attimo l’idea che io sono innamorato di New York e di Brooklyn.
Questo film mi ha lasciato davvero senza parole… e non lo dico tanto perchè è ambientato lì, ma la storia di Eilis, che vive tra due mondi (Irlanda e America), tra dolore e amore, tra solitudine e voglia di un futuro… beh è tutto un altro paio di maniche.
Già dall’inizio, la sua partenza, si sente la pesantezza, la sofferenza di staccarsi dalla sua famiglia… L’amicizia che stringe con la sua compagna di viaggio, l’accoglienza del convitto di ragazze, ambientarsi nel lavoro, la sua solitudine in mondo che le è tutto nuovo e strano, nostalgia e sofferenza a ripetizione….
Finchè arriva Tony: una ventata di fresco, la luce in fondo al tunnel di quel periodo grigio che stava finendo.
E qui la storia ti prende ancora di più: e vedi il film e valuti le scelte di Eilis, percepisci i suoi stati d’animo, cerchi di immedesimarti nei suoi pensieri.
L’attrice di “Amabili Resti” e “The Host” è davvero brava, e l’ingenuo Tony è una spalla perfetta per questa coppia che sogna un futuro, anche se le disgrazie sono dietro l’angolo.
Non voglio aggiungere nient’altro, ma anche se sembra un banale film che racconta l’immigrazione, merita una visione, perchè parla d’altro.
Peccato che delle 3 nomination non abbia avuto neanche una statuetta.
Bello bello. Delle scene davvero struggenti, ottimi colori e ambientazioni.
7.5

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Keep calm and go to Brooklyn / 17 Maggio 2016 in Brooklyn

Una storia piuttosto classica e romantica di immigrazione tra l’ Irlanda e New York nel secondo dopoguerra, pregna di colori vividi e pervasa da una invariabile compostezza di tono. Tutto è calmo, controllato, predeterminato; nonostante questo singolare abbandono delle emozioni, il film di John Crowley regala alcune sequenze davvero belle, costumi e scenografie a pennello, nonchè una prova intensa di Saoirse Ronan, giovane migrante dolce e riservata ma risoluta e libera.

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Niente di speciale / 4 Aprile 2016 in Brooklyn

Una bellissima fotografia e degli eccezionali costumi tentano di salvare un storia troppo superficiale con dei dialoghi totalmente banali (Nick Hornby poteva fare di meglio!). Ancora non mi capacito di come possa esser stato candidato agli Oscar.

BROOKLYN….CUORE A META’ (di Stefano Cavigiola) / 21 Marzo 2016 in Brooklyn

Uno dei rischi che si posso correre nell’affrontare questo tipo di argomento, a mio avviso, può essere quello di scivolare nella retorica e nel luogo comune che spesso accompagnano il tema dell’immigrazione.
Brooklyn, secondo me, non scivola in questa insidia. Affronta in modo non banale le dinamiche del distacco dalle proprie radici e della ricerca di un nuovo orizzonte; il cuore che si divide tra attaccamento e sogno. Purtroppo, la ricerca della felicità, rimane ancora un poco centrata sulla relazione (di coppia) piuttosto che sull’individuo (aspetto “perdonabile” visto il contesto narrativo anni ’50 e l’idea di riscatto dell’epoca; per la verità neanche troppo diversa da quella attuale…). Ma, a mio parere, in modo ancor più rilevante, il film affronta finalmente il tema dei risvolti famigliari legati al distacco e del senso di colpa. L’importante e complessa lotta di ogni individuo tra la ricerca della propria strada e le aspettative e pretese (e talvolta ricatti psicologici) della famiglia d’origine.
Per arrivare al cuore John Crowley (del quale, personalmente, non ho mai visto altri lavori) sceglie di puntare sulle immagini, sulle musiche, su momenti intensi, piuttosto che su stucchevoli dialoghi che, comunque, non cadono nei consueti eccessi o banalità. Gli attori rispondono in pieno a questa esigenza, in particolare la giovane e meravigliosa protagonista Saoirse Una Ronann che, in quanto ad espressività, non avrebbe davvero bisogno di dire nemmeno una parola; praticamente, lavora in primo piano per l’intera pellicola! Davvero adorabile! Non mi viene in mente nessuna interprete che potesse, meglio di lei, rendere l’immagine di una donna mite e determinata, romantica e sensuale, ironica e nostalgica, fragile e coraggiosa. Che meraviglia!
Belle le ricostruzioni dell’epoca, così come la caratterizzazione dei personaggi. Se avessi saputo prima che c’era lo zampino di Nick Hornby, mi sarei tolto subito l’indecisione iniziale se andare o meno a vedere il film…
Buona visione!

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Cosa c’è oltre lo specchio? / 18 Marzo 2016 in Brooklyn

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

I punti centrali per un’analisi su Brooklyn di John Crowley si trovano nelle tre candidature ricevute in occasione dell’88° edizione dei premi Oscar: per la miglior attrice protagonista, Saoirse Roran, per la sceneggiatura non originale di Nick Hornby, tratta dall’omonimo romanzo di Colm Tóibín e, ovviamente, per il miglior film. Non ha portato a casa nemmeno uno dei tre premi, andati a concorrenti sicuramente più validi ed attrezzati. Però questo riassume cos’è questo Brooklyn, un film da Oscar, pensato e poi costruito in tale senso, e quindi pur restando un drama (a tratti melò a tratti meno) di struttura solida e poco incline a banalità o facilonerie, non riesce ad espiare questo peccato originale, e si confeziona lucidamente per apparire bello davanti allo specchio, senza volerci dire, fino in fondo, cosa ci sia oltre quello specchio.

Fa da sfondo alla vicenda della giovane Eilis Lacey l’emigrazione massiccia di molti europei a cavallo della metà del secolo, nello specifico irlandesi come la protagonista, verso l’America e New York, alla ricerca di un lavoro e una sistemazione che la terra natia, in crisi economica, non riusciva a dare e permettersi. Questo è il primo punto costitutivo su cui si fonda la sceneggiatura misurata e mai eccedente di Hornby; l’altro sarà la storia d’amore con l’idraulico italiano Tony (Emory Cohen), il vero centro di un ipotetico quadro film. Lo sfondo resta sommariamente trattato, quasi con un acquarello spento, poco incisivo: compare il tema dell’emigrazione, l’America degli anni ’50, terra feconda d’avanguardia, che si evolveva prepotentemente elargendo possibilità e sogni, come madre generosa, la Brooklyn irlandese, che diventava una comunità sempre più grande, che guardava i grattacieli da lontano perché di là del fiume. Ma nella logica compositiva del film è volutamente lasciato così: il centro è Eilis, è occupato dalle sue azioni, dai suoi drammi, dai suoi pensieri, dai suoi primi piani, i suoi vestiti e modi di essere e di fare.

Interpretata da una sempre più convincente e in questo caso ben delineata nelle forme Saoirse Roran, Eilis è la ragazza tutta d’un pezzo, educata e gentile, equilibrata. La sua partenza sancisce in modo netto il passaggio dall’adolescenza all’età adulta: e se questo passaggio nella norma risulti un qualcosa di sfumato, dai contorni poco chiari e poco riconducibili a momenti precisi – tant’è che spesso anche da adulti non si riesce a capire quanto si sia rimasti adolescenti -, per la protagonista di Brooklyn si costituisce come una scelta. Lei sceglie di partire, di rompere con il passato, con il suo mondo, di lacerarsi il cuore per abbandonare una sorella che ama e da cui è amata, e una mamma premurosa e sofferente, per accedere in un altro mondo, nuovo, sconosciuto, troppo grande. Di fatto sceglie di diventare adulta, non è cosa da tutti. Il viaggio travagliato in nave è il preludio scontato alle enormi difficoltà di adattamento nel primo periodo: la nostalgia di casa le attanaglierà il cuore, non la farà dormire la notte, e righerà il suo volto di lacrime anche nel nuovo posto di lavoro. Lo strappo può ricucirsi riuscendo a mettere radici, radici profonde, che riescono a scavare quando sono mosse dalla forza dell’amore: e ad arrivare tanto in profondità quanto è più autentico e vero questo amore. L’incontro con Tony sarà quindi la svolta per Eilis e la sua vita: in lui, che poi deciderà anche di sposare, troverà il perno di riferimento, a cui restare aggrappata, nonostante la sua nave spesso vacilli nel mare dell’emozioni e delle paranoie. Paranoie che aumentano quando la prematura ed inaspettata scomparsa della sorella costringerà la ragazza a tornare in Irlanda dalla madre, e a scontrarsi nuovamente con il suo mondo, apparentemente diverso, che le offre prospettive di lavoro, di marito, il giovane Jim Farrel (Domhnall Gleeson), quindi di stabilità, di futuro.

Il quadro è completo, ed appare chiaramente come il più tipico dei melodrammi, caratterizzato anche da un humour sottile e piacevole, che fa da collante negli scarti tra situazioni felici e tristi. Ma non si discosta per originalità, né di contesti, né di taglio stilistico: la storia di Eilis si fa guardare e piacere, ma non appassiona, perché manca di punte di pathos ed empatia; racconta il necessario, mai scade nel superfluo ed è un pregio, ma non il di più: ci aggrappiamo a Tony, anche noi, nel finale, consapevoli che sia stata la scelta giusta, coerente con quella fondamentale di scegliere di diventare adulta, ma non si va oltre quell’abbraccio, alla ricerca di un messaggio più profondo, quasi frustrati dalla ovvietà della situazione. La regia di Crowley è classica, e mai sbagliata, ma se vorrebbe essere impeccabile, non lo è: è da ammiccamento all’Academy, se si può oggi coniare questa definizione per identificare uno stile ed un approccio precisi. Insomma, riguardare Carol di Todd Haynes, mettere vicini i due quadri, e trovare le differenze. Ci sorprenderemo. O nemmeno più di tanto.

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. / 27 Febbraio 2016 in Brooklyn

Bel melodramma, mai urlato ed eccessivo e tanto delicato nel narrare le vicende tutto sommato prevedibili ma non per questo meno coinvolgenti di una giovane immigrata irlandese in America. Lei è Saoirse Ronan,,brava e misurata in una interpretazione che è affine al tono del film: è graziosa e credibile. Le vicende narrate, aldilà del versante sentimentale più esplicito, sono anche relative al rapporto con casa e le proprie radici e senza patemi esagerati e sviolinate si racconta molto bene e con una fotografia e costumi stupendi la storia di quei tanti che come la protagonista hanno lasciato casa per trovare di meglio. Finale luminoso e brioso coerente con la levità del film.

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Compiutezza formale / 26 Febbraio 2016 in Brooklyn

Siamo negli anni ’50. L’Irlanda vive una forte crisi economica. E Ellis non è altro che una delle innumerevoli persone che emigrarono in America alla ricerca di lavoro e di futuro. E se da una parte l’America si presenta come si la terra delle mille e opportunità, dall’altra è pur sempre al di là dell’oceano. Mentre l’Irlanda si presenta come una casa sicura per Ellis, che si vedrà quasi costretta a intraprendere un viaggio verso quello che si presenta come il suo futuro. Brooklyn è una storia semplice, ma profonda. Così come Ellis, interpretata da una Saorise Ronan sempre efficace, in grado di interpretare un personaggio profondo, ricco di spessore, inserito nella società del suo tempo, quasi sempre rassegnato. Eppure capace di sopravvive a una casa che prima si presenta come un dolce luogo per cui provare nostalgia, e poi come un luogo da dover abbandonare a tutti costi.
Brooklyn è semplice, ma completo formalmente. Un piccolo capolavoro dolce e affascinante.

PS. non guardate il trailer perché vi racconta praticamente tutto il film

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