10 Recensioni su

Bronson

/ 20097.2209 voti

Brama di fama…e di pugni / 8 Aprile 2014 in Bronson

Refn in questa pellicola abbandona gli schemi classici del film biopic. Il racconto non è lineare, ma frammentario. Peterson è protagonista e narratore allo stesso tempo, ma la sua esposizione è stravagante e surreale. Il tutto è un profondo vortice di violenza, grottesco e amoralità pura. Peterson sogna quello che vogliamo un po’ tutti: diventare famoso. Ma i mezzi per farlo sono pochi e la sua persona è limitata. L’unica cosa che sa fare è dare pugni, rompere la quiete, seminare tempesta.
Le sequenze sono molto curate ed esteticamente godibili, grazie anche ad una colonna sonora che spazia da compositori del calibro di Wagner e Verdi. Tom Hardy, nel ruolo del criminale più sopra le righe d’Inghilterra, si trasforma. Fisicamente, (mette su muscoli e si rasa a zero) ma soprattutto mentalmente, rivestendo il ruolo di una figura terribilmente “carica” di antieroismo. Ed il risultato è notevole.

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3 Maggio 2013 in Bronson

Bronson.

Avete presente Charles Bronson, il duro de “Il Giustiziere della notte” ? Uno dei miei attori preferiti tra l’altro. Bé negli anni ’70 nel timido e contestatore Regno Unito un certo Michael Gordon Peterson riprende il nome dell’attore per dedicarsi a qualcosa che con il Cinema ci azzecca ma in maniera trasversale. Al Cinema infatti rapine e scontri fanno sempre andare di matto lo spettatore medio. Michael Gordon Peterson capisce che è proprio questa la sua via, diventare famoso spaccando, facendo a botte, distruggendo tutto quello che tocca, dove passa lui non cresce più erba o meglio non crescono più denti. Un moderno Attila insomma. Se non l’avete capito, stiamo parlando de “Bronson”, film del 2008 che ripercorre la vita di questo pazzo, un prigioniero che passa di prigione in prigione neanche fossimo in albergo. Diciamocelo, Charles è cresciuto in una famiglia che gli da attenzioni, lo coccola e lo vizia. Per una volta quindi la colpa non è della “Società”, siamo onesti, è proprio lui ad essere marcio. Ora qualche benpensante del ca**o verrà qui a dire: “Ehi bello, è l’Inghilterra che ha represso i suo stimoli, la sua inclinazione violenta uscita fuori proprio per questo blablabla”. Se notate, già nei primi anni capiamo che Peterson/uomo libero è incline alla violenza. Tutti noi lo siamo, ma Peterson è una specie di Terminator con i baffi.
Probabilmente la pena, i sette anni di galera per aver rapinato l’ufficio postale erano troppi.. visto l’esito. Cesare Beccaria in Dei Delitti e delle pene scrisse: “La punizione deve esser rapportata al crimine”. Il punto è che Peterson appena giunto in prigione non vuole cambiare, si sente ad Hollywood. Una Hollywood dove è possibile sbranare, picchiare, mordere, scalciare, scrutare, sputare, pisciare, indistintamente poliziotti e prigionieri. Reputato pazzo, viene spedito in manicomio e qui ammazza un pedofilo. La pellicola diretta da Nicolas Winding Refn risulta piacevole non solo perché il protagonista è abilmente interpretata da Tom Hardy (il quale ingrassa e mette su massa, grasso e muscolo come il miglior camionista cafone) ma anche perché per la durata di un’ora e mezza circa veniamo a contatto con un personaggio che è si cattivo fino al midollo ma almeno ha il senso dell’umorismo, è divertente e mette in scena una serie di teatrini difficilmente dimenticabile (una delle scene/gag che mi hanno più colpito è quella dove il galeotto si trucca da donna ma solo a metà).
Ve lo consiglio però..

Note del Don
… è un modello da non imitare, children DON’t try this at home. Imitatelo solo se volete andare a Regina Coeli senza passare dal Via.
Tra l’altro una colonna sonora fantastica, il Va pensiero all’inizio è da paura. Per non parlare di alcune inquadrature che fanno sembrare il nostro un leone in gabbia.

DonMax

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L’affermazione di Refn / 30 Aprile 2013 in Bronson

Collocato dopo la trilogia Pusher e prima di Drive, Bronson è, a mio avviso, il capolavoro di Nicolas Winding Refn… Ottimo film girato in maniera ineccepibile e interpretato in modo magistrale dal giovane Tom Hardy! Chi non l’ha ancora visto rimedi il più presto possibile!

15 Gennaio 2013 in Bronson

Tom Hardy.

La violenza come spettacolo di sé, la violenza come ragione di vita. / 9 Gennaio 2013 in Bronson

Di grande impatto visivo, esteticamente ineccepibile. Però altra gente ha già narrato la violenza con esiti di tutt’altro livello. Vabbé, registi come Scorsese e Kubrick appartengono ad una categoria superiore e il primo a saperlo è proprio Nicolas Winding Refn. Citazioni e riferimenti ad “Arancia Meccanica” si sprecano: inevitabili e, vorrei aggiungere, dovuti. Ma lo stile del regista c’è e si vede.
Ora, cercare di tessere un discorso sulla violenza che prescinda dal personaggio in questione è compito arduo e non so fino a che punto nelle intenzioni dell’autore. La violenza messa in scena in “Bronson” non segue alcuna logica, per lo spettatore comune risulta incomprensibile ma di sicuro per Charley ha un senso. La violenza non ha un significato o uno scopo universali, il punto non sta nel tentare di capirla. La violenza è connaturata nell’uomo, fa parte della sua essenza più profonda. La società può soffocarla, nasconderla, isolarla, reprimerla, tentare di prevenirla, ma essa continua a sbocciare sempre e ovunque come un frutto avvelenato. L’unico senso che ha e che conta è quello soggettivo, quello attribuito da chi la esercita.
Buona l’interpretazione di Hardy, colonna sonora elettro-classica azzeccatissima. Insomma, un prodotto ben confezionato e un piacere per gli occhi, che non guasta mai.
Passando a Michael Gordon Peterson, in arte Charles Bronson. A me sta molto, molto simpatico e non me la sento di condannarlo senza appello, per quanto debba ammettere che non vorrei mai incrociarlo per strada. Mi pare comprensibile che un soggetto del genere stia in galera (d’altronde ci si trova bene) e mi sento rassicurato da questo. Per di più i suoi quadri meritano attenzione, non sono niente male. Eviterei però di farlo passare per genio, la tentazione dopo aver visto film del tipo è grossa. Per come la vedo io, se non riesci a tenere un attimo ferme le mani e scrivi libri di fitness, proprio un genio non puoi essere. Semplicemente una testa pelata con baffi spessi , muscoli taurini e tanto fegato sprecato. Un ariete che si scaglia contro un muro di cemento per fracassarsi la testa, con l’unico, infantile desiderio di vedere schizzarne fuori il sangue, aspettando che qualcuno corra a spalancare la bocca dallo stupore e a puntargli contro l’indice. Questo è Charley Bronson, secondo me. Nessuna protesta sociale. Solo uno che adora menare e farsi menare, più masochista che sadico, uno che in carcere ha scoperto di saper disegnare.

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16 Dicembre 2012 in Bronson

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Pellicola che riprende e rielabora alcuni degli episodi della vita di Charles Bronson. No, non l’attore, bensì il carcerato più violento d’Inghilterra, il cui vero nome è Micheal Petersen, e che ha passato e passa tutt’ora, una vita in carcere, quasi sempre in isolamento. Entrato per un furtarello, il suo comportamento violento gli fa prendere fino a 14 anni, durante i quali picchia gli altri detenuti, i secondini, con una violenza dissennata ed esibizionista. Quando esce, riesce a stare libero addirittura per 69 giorni, prima di tornare dentro e non uscire mai più. É stato spostato in tutti i peggiori carceri inglesi (e i peggiori bar di Caracas, vien da dire): sequestri di secondini come se piovesse, ricatti, comportamenti nonsense, con anche un certo compiacimento nel suo essere speciale. Bronson usa la violenza per essere famoso, ma non senza motivo, infatti non ha mai ucciso nessuno. Sullo schermo gli da corpo un Tom Hardy camaleontico e forzuto, con due baffi da uomo, che si divide tra la narrazione degli episodi dal palco di un teatro davanti a un folto pubblico, per sottolineare l’istrionismo esibizionista del personaggi, e gli episodi veri e propri. Nessuno vorrebbe essere questo personaggio, ma c’è da qualche parte un senso in tutti i suoi comportamenti incomprensibili, che il film ha il merito di cercare di inquadrare.

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11 Ottobre 2011 in Bronson

Si tratta di un epico esercizio di stile: bella fotografia, scenografie fascinose (domesticità inglese, barocco e decadenza: non so spiegare chiaramente perché, ma alcune di esse, quelle del manicomio criminale, per esempio, mi hanno ricordato alcuni lavori di Matthew Barney), un interprete (Hardy) ultra-fisico ed impressionante, colonna sonora intrigante (ma non trascendentale).

Kubrick e Arancia meccanica vengono omaggiati a più riprese, dall’apologia della violenza trascesa in ironia nera all’uso della musica classica ed operistica. Ma la scena più significativa, in tal senso, è quella del primo arresto del protagonista: non fosse per la diversa carta da parati, parrebbe di rivedere tali e quali le visite del capo delle guardie a casa di Alex.
Refn si dimostra all’altezza del maestro, pur mantenendo un’identità ed un’impronta stilistica personalissima.
Decisamente interessanti, benché un po’ acerbi, gli inserti narrativi in chiave vaudeville e circense.

Nonostante ciò, la pellicola non mi ha convinta completamente: pur essendo un personaggio “accattivante”, quello di Bronson non mi ha conquistata. Ho trovato la sua follia troppo fine a sé stessa, troppo stupida ed edonistica, perché potesse muovermi a simpatia.

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10 Ottobre 2011 in Bronson

testa pelata,testa di cazzo,faccia da schiaffi,quanti pugni ho dato e quanti ne ho presi,teorema :la mia vita per voi,teatro dell’assurdo,rappresenatzione grottesca di un essere violento,bello e ripugnante,eroe e mascalzane,cane arrabbiato,drogato di vita,interessi zero,visione distorta della realtà,la prigione come oasi perfetta,camera d’albergo a cinque stelle,io vi blandisco e vi ammonisco: guardatemi,sono quello che sono e non ho rimorsi ne rimpianti,rabbia incontrollata che sfocia in delirio di onnipotenza,arte grezza,da forgiare,anni di magra,qualcuno da incolpare ? sicuramente il sottoscritto,ma non si ci piange addosso,si va avanti indefesso,senza paura alcuna,sempre al limite,nervi tesi,muscoli guizzanti,idee del ca**o sempre pronte, arte grezza, eppur bellissima che sembra lasciar presagire un’altra vita riflessa in uno specchio deformato,e poi un futuro da scrivere,ancora qui,davanti al mio pubblico,ecco, adesso riesco a sentire il vostro meritato applauso,ma l’ultimo spettacolo deve ancora esser messo in scena,io ci sarò,e voi ?

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26 Luglio 2011 in Bronson

Mi aspettavo qualcosa di più dal regista dello splendido “Valhalla Rising” e, invece, la parte più bella di questo “Bronson” è la magistrale interpretazione di Tom Hardy (presto sarà il nuovo avversario del Batman di Nolan, dopo essere già stato uno dei protagonisti di “Inception”) che sembra un curioso cocktail tra il solito giuggiolone tutto muscoli e poco cervello e l’acuto ed istrionico capobanda di “arancia meccanica”.
Sdoppiato e folle, il suo Charlie Bronson violento e irrefrenabile è destinato a lasciare il segno.

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18 Giugno 2011 in Bronson

Mi è piaciuto, bella messa in scena, gran gusto della composizione e un ottimo impasto musicale. Mezzi espressivi molto ben limati, forse anche autocompiaciuti, ma che sono belli e comunicativi (tutto il primo quadro e la parte dentro il manicomio è pura citazione da Arancia meccanica). Storia complessa e sfuggente quella di un istrione (simpaticissimo d’altronde)in evidente anticipo di 30 anni, perchè cosa non sarebbe un tipo così oggi giorno con i media ultrapotenziati! Michael ha un unico codice linguistico che è la violenza, i suoi pugni frementi invadono le inquadrature, e nessuna scusa sociologica, picchia tutti cercando un’arena, ma soprattutto un palcoscenico, per esprimersi ad armi pari. E il luogo migliore è il carcere dove il senso dello scontro è accettato con una filosofia equamine, Michael infatti ci sta benissimo. Altra cosa è il manicomio che bara, perchè agisce subdolamente con i farmaci, ed altra cosa è la vita esterna, anch’essa bara al di fuori del ring. L’arte di Charlie, il suo mezzo di espressione, ormai compiutamente risolto nel suo alter ego, è la violenza cruda, pura perchè totalmente senza fini differenti da se stessa.
Ottimo il narrato musicale, davvero ben scelto.

01. Walker brother – The elettrician
02. Verdi – Va pensiero (nabucco)
03. Wagner – siegfred funeral march – act 3 gotterdamerung
04. Eva Abraham an the Nat Franklin trio – santa please
05. Pet shop boys – it’s a sin
06. Ray Martin – meet Mr.Callaghan
07. New Order – Your silent face
08. Verdi – chi dona luce al cor? – act 2 – attila
09. Glass Candy – Digital versicolor
10. Verdi – la vergine degli angeli – la forza del destino
11. Wagner – Entry of the Gods into valhalla – das rheingold
12. Strauss – I – Night – Alphine Symphony
13. Sym N.4 – I Bewegt, noght zu snell
14. Delibes – Flower duet – Lakme
15. Puccini – Humming corus – Madama Butterfly

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